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Dalle autostrade alle Olimpiadi: il sistema Pellegrini, la zarina del Mit

Elisabetta Pellegrini

 

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A capo della Struttura di missione ha difeso il modello caro al Carroccio. L’esposto all’Anac di Conftrasporto
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ROMA – No

. L’affidamento diretto degli appalti è una modalità che Elisabetta Pellegrini ha usato altre volte. Così tante che al ministero delle Infrastrutture, dove coordina la Struttura tecnica di missione, è diventato un modus operandi. La regola. Legittima, al netto degli eventuali accertamenti della magistratura, perché la deroga alla gara pubblica, seppure per determinati casi e con soglie ben definite, è prevista dal Codice degli appalti. Ma l’utilizzo che è stato fatto di questo strumento per riorganizzare le autostrade del Nordest, care alla Lega, apre questioni di opportunità. Fa da leva a interessi politici. Tira in ballo le finanze dello Stato perché coinvolge ministeri e enti locali. Getta dubbi sull’interesse pubblico, il criterio che spinge a …

ROMA – No

. L’affidamento diretto degli appalti è una modalità che Elisabetta Pellegrini ha usato altre volte. Così tante che al ministero delle Infrastrutture, dove coordina la Struttura tecnica di missione, è diventato un modus operandi. La regola. Legittima, al netto degli eventuali accertamenti della magistratura, perché la deroga alla gara pubblica, seppure per determinati casi e con soglie ben definite, è prevista dal Codice degli appalti. Ma l’utilizzo che è stato fatto di questo strumento per riorganizzare le autostrade del Nordest, care alla Lega, apre questioni di opportunità. Fa da leva a interessi politici. Tira in ballo le finanze dello Stato perché coinvolge ministeri e enti locali. Getta dubbi sull’interesse pubblico, il criterio che spinge a imboccare la corsia veloce dell’affidamento diretto. Sono tutte spigolature di ragionamenti che stanno venendo a galla.

Lo spiega bene la segnalazione che Conftrasporto ha inviato lunedì all’Anac per invitarla «ad adottare ogni più opportuna decisione volta a garantire l’effettivo perseguimento dell’interesse pubblico alla selezione del concessionario mediante selezione». Il riferimento è alla mancata gara per il tratto dell’A4 Brescia-Padova. Pellegrini ha detto no. Anche se l’Autorità anticorruzione ha invitato il Mit «all’immediata indizione delle procedure», sottolineando che «il ritardo si pone in contrasto con il principio di tutela della concorrenza».

La contrarietà della super tecnica è anche più forte del rischio di pedaggi «di importo sensibilmente più elevato», come avverte Conftrasporto. Pellegrini tira dritto. Lo schema dell’affidamento diretto della tratta è funzionale al disegno della holding autostradale del Nordest, il polo da consegnare alla Concessioni autostradali venete (Cav), partecipata al 50% dalla Regione Veneto, governata dal leghista Alberto Stefani, e per l’altra metà da Autostrade dello Stato (AdS), la società in-house del Mit interamente controllata dal Mef. Tutto in un calderone: gli incassi del tratto dell’A4 andrebbero a coprire i debiti della Pedemontana, la superstrada nata sotto l’egida dell’ex governatore leghista Luca Zaia. Ma l’affidamento a Cav non è così pacifico. Autostrade dello Stato ha scritto a Mit e Mef per chiedere «di garantire un equilibrio economico sostenibile dell’iniziativa» di trasferimento dell’A4. Senza «un ritorno economico idoneo a consentire il rafforzamento dell’operatività di AdS» – si legge nella missiva – la società non ha la forza finanziaria necessaria a sostenere la gestione delle autostrade statali.

Nella lista degli affidamenti diretti c’è anche l’A22. Nel bando iniziale, Pellegrini inserì il diritto di prelazione, vietato dalle norme sulla concorrenza. Uno schema che il mercato ha letto come una corsia preferenziale per il disegno caro al presidente della Provincia autonoma di Bolzano Arno Kompatscher, alleato dei leghisti. Solo dopo due interventi della Commissione Ue e il rischio di finire in procedura d’infrazione, il Mit ha fatto marcia indietro, togliendo la prelazione. Un’eccezione alla regola dell’affidamento diretto.

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