ROMA – No
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Lo spiega bene la segnalazione che Conftrasporto ha inviato lunedì all’Anac per invitarla «ad adottare ogni più opportuna decisione volta a garantire l’effettivo perseguimento dell’interesse pubblico alla selezione del concessionario mediante selezione». Il riferimento è alla mancata gara per il tratto dell’A4 Brescia-Padova. Pellegrini ha detto no. Anche se l’Autorità anticorruzione ha invitato il Mit «all’immediata indizione delle procedure», sottolineando che «il ritardo si pone in contrasto con il principio di tutela della concorrenza».
La contrarietà della super tecnica è anche più forte del rischio di pedaggi «di importo sensibilmente più elevato», come avverte Conftrasporto. Pellegrini tira dritto. Lo schema dell’affidamento diretto della tratta è funzionale al disegno della holding autostradale del Nordest, il polo da consegnare alla Concessioni autostradali venete (Cav), partecipata al 50% dalla Regione Veneto, governata dal leghista Alberto Stefani, e per l’altra metà da Autostrade dello Stato (AdS), la società in-house del Mit interamente controllata dal Mef. Tutto in un calderone: gli incassi del tratto dell’A4 andrebbero a coprire i debiti della Pedemontana, la superstrada nata sotto l’egida dell’ex governatore leghista Luca Zaia. Ma l’affidamento a Cav non è così pacifico. Autostrade dello Stato ha scritto a Mit e Mef per chiedere «di garantire un equilibrio economico sostenibile dell’iniziativa» di trasferimento dell’A4. Senza «un ritorno economico idoneo a consentire il rafforzamento dell’operatività di AdS» – si legge nella missiva – la società non ha la forza finanziaria necessaria a sostenere la gestione delle autostrade statali.
Nella lista degli affidamenti diretti c’è anche l’A22. Nel bando iniziale, Pellegrini inserì il diritto di prelazione, vietato dalle norme sulla concorrenza. Uno schema che il mercato ha letto come una corsia preferenziale per il disegno caro al presidente della Provincia autonoma di Bolzano Arno Kompatscher, alleato dei leghisti. Solo dopo due interventi della Commissione Ue e il rischio di finire in procedura d’infrazione, il Mit ha fatto marcia indietro, togliendo la prelazione. Un’eccezione alla regola dell’affidamento diretto.