Lega, veleni su Piantedosi: “Carenze sulla sicurezza”. Zaia diserterà il Consiglio federale
di Lorenzo De CiccoMatteo Salvini e sullo sfondo una foto di Zaia
ROMA – Sul ritorno di Matteo Salvini al Viminale, i leghisti stavolta fanno la voce grossa. Lasciando trapelare per la prima volta critiche all’inquilino attuale, Matteo Piantedosi, che pure ha l’incarico in quota Carroccio: «C’è una carenza forte di percezione di sicurezza», diceva ieri il vicesegretario nazionale, Claudio Durigon, ospite di Start su Sky. E certo il prefetto sta facendo «un grande lavoro», ma Salvini «è un centravanti, potrebbe incidere molto di più». Pure Armando Siri, altro fedelissimo del leader, da giorni parla di «emergenza sicurezza nelle città», «la sera la gente ha paura, inutile negarlo», ragionamenti così. Giorgia Meloni, però, finora non lascia spiragli. Al Carroccio non resta che insistere, inserendo nelle discussioni riservate il via libera alla legge elettorale, che alla Lega non conviene. Il trasloco al Viminale, sul piano politico esterno, è l’unica chiave dei salviniani per tentare il rilancio prima delle politiche, vista la concorrenza arrembante di…
ROMA – Sul ritorno di Matteo Salvini al Viminale, i leghisti stavolta fanno la voce grossa. Lasciando trapelare per la prima volta critiche all’inquilino attuale, Matteo Piantedosi, che pure ha l’incarico in quota Carroccio: «C’è una carenza forte di percezione di sicurezza», diceva ieri il vicesegretario nazionale, Claudio Durigon, ospite di Start su Sky. E certo il prefetto sta facendo «un grande lavoro», ma Salvini «è un centravanti, potrebbe incidere molto di più». Pure Armando Siri, altro fedelissimo del leader, da giorni parla di «emergenza sicurezza nelle città», «la sera la gente ha paura, inutile negarlo», ragionamenti così. Giorgia Meloni, però, finora non lascia spiragli. Al Carroccio non resta che insistere, inserendo nelle discussioni riservate il via libera alla legge elettorale, che alla Lega non conviene. Il trasloco al Viminale, sul piano politico esterno, è l’unica chiave dei salviniani per tentare il rilancio prima delle politiche, vista la concorrenza arrembante di Roberto Vannacci.
Sul piano interno, le trattative tra l’ala nordista e i salviniani ortodossi sono a un punto morto. Tanto che Luca Zaia ha già fatto sapere: io al nuovo consiglio federale di mercoledì prossimo non ci sarò. «Impegni con la famiglia». Non tornerà a Roma, insomma. Si collegherà da remoto? Forse. «Solo se c’è qualcosa di serio da discutere», raccontano i fedelissimi dell’ex Doge. Il vicepremier non vuole però avallare la proposta di modifica dello statuto del partito, che farebbe nascere una «doppia Lega». Quella del Settentrione, affidata a un vicesegretario plenipotenziario su liste e soldi, cioè Zaia, e quella nazionale con la testa nel Centro-Sud. I governatori insistono, ieri è tornato alla carica il presidente della Lombardia, Attilio Fontana: quella della doppia Lega «è una proposta alla quale noi crediamo, vanno rispettati i territori. Zaia? Sarebbe ottimo». Il governatore lumbard sfotte pure, a modo suo, chi ha voluto arruolare Vannacci: «C’era incompatibilità, non bisognava essere dei fini Churchill per capirlo».
Pure il friulano Massimilano Fedriga spinge per sganciare la Lega Nord dal Meridione, anche se sottotraccia i salviniani stanno cercando di convincerlo ad accettare l’incarico di vicesegretario nazionale, al posto di Zaia, ma senza il “modello Cdu-Csu”. L’operazione riuscirà? In Veneto giurano di no: «Zaia e Fedriga si muovono insieme».
I salviniani doc respingono il progetto dello sdoppiamento del partito, che per il leader sarebbe un commissariamento. Il vicepremier pensa che la Lega può essere attrattiva al Nord anche con questo impianto: lunedì sarà a una cena di raccolta fondi tra gli imprenditori, con Giancarlo Giorgetti. A sentire Siri, «il modello Cdu non servirebbe a nulla, dobbiamo parlare di cosa abbiamo fatto e di cosa faremo». I governatori? «Quando il partito aveva bisogno, come alle Europee, non si sono candidati. I voti li abbiamo persi quando abbiamo sostenuto Draghi e quasi tutti, compresi loro, erano d’accordo a farci il governo insieme. Io votai contro». Il clima è questo. «Frizzantino», dice sempre Fontana. Simonetta Matone in radio è ugualmente netta: «La doppia Lega? Assolutamente no. A conti fatti, se uno guarda i voti, il 40% li ha portati il Nord e il 36% il Sud, è una finta contrapposizione. E tra l’altro i deputati del Sud sono bravissimi». C’è chi sostiene che possa lasciare il Carroccio, qualora andasse in porto l’operazione: «No, no, aspettiamo mercoledì, vediamo cosa esce dal federale».