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Fn chiude la costituente, Vannacci: “Aboliremo il reato di femminicidio”

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La proposta dell’ex generale al termine della due giorni fondativa del partito. Bongiorno: “Vuole tornare al delitto d’onore?”. E il deputato Furgiuele saluta i “camerati”
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Il femminicidio non esiste, numero chiuso per gli stranieri in Italia, mutuo tricolore, libretto del lavoro a quattordici anni, una scuola «dura come la vita», spazio ai camerati e al ricordo di Giorgio Almirante. Partendo sempre dal presupposto che Futuro nazionale è «la feccia» ma, come diceva Fabrizio De Andrè, «dal letame nascono i fuori». Niente soldi a quello che la platea futurista chiama ancora Gay pride, niente cibo a chi non lavora («lo diceva San Paolo») e una lettura in russo di Fëdor Dostoevskij per concludere. Neanche fosse un messaggio cifrato destinato a chi debba intendere.

Roberto Vannacci, in parole e musica, illustra il programma di Futuro nazionale nella giornata conclusiva dell’assemblea costituente. Ricorda sempre di essere la «vera destra» e che deciderà lui se allearsi o meno con gli ex amici. Lo farà solo prima delle elezioni e questo «dipenderà dalla legge elettorale» e dal rispetto delle sue «linee rosse». Le chiama proprio così.

E tra le linee rosse c’è an…

Il femminicidio non esiste, numero chiuso per gli stranieri in Italia, mutuo tricolore, libretto del lavoro a quattordici anni, una scuola «dura come la vita», spazio ai camerati e al ricordo di Giorgio Almirante. Partendo sempre dal presupposto che Futuro nazionale è «la feccia» ma, come diceva Fabrizio De Andrè, «dal letame nascono i fuori». Niente soldi a quello che la platea futurista chiama ancora Gay pride, niente cibo a chi non lavora («lo diceva San Paolo») e una lettura in russo di Fëdor Dostoevskij per concludere. Neanche fosse un messaggio cifrato destinato a chi debba intendere.

Roberto Vannacci, in parole e musica, illustra il programma di Futuro nazionale nella giornata conclusiva dell’assemblea costituente. Ricorda sempre di essere la «vera destra» e che deciderà lui se allearsi o meno con gli ex amici. Lo farà solo prima delle elezioni e questo «dipenderà dalla legge elettorale» e dal rispetto delle sue «linee rosse». Le chiama proprio così.

E tra le linee rosse c’è anche quella illustrata alla stampa. È il colpo di cannone più forte. «Ci sono istanze di parità vere» e secondo Vannacci l’uccisione di una donna non è tra queste. Perché «uomini e donne sono uguali, non c’è bisogno di proteggere alcuno nei confronti degli altri e quindi devono essere tutti soggetti alle stesse regole». Nonostante, sia da destra sia da sinistra, si sia da subito scatenato un moto di indignazione, il leader di Fn non ritratta anzi rilancia: «Un reato non è più o meno grave in base al sesso, al colore della pelle o alla religione di chi lo commette o di chi lo subisce, questa è la vera parità. Così come c’è la violenza sulle donne c’è quella sugli anziani e non c’è un anzianicidio».

Di conseguenza non vuol sentir parlare neanche di quote rosa: «Perché non le mettiamo per i fabbri o per i muratori e invece le mettiamo per i politici o i dirigenti?». Sulla stessa linea la deputata Laura Ravetto, che mostra dal palco lo spray appretto con scritto Merito e afferma: «Diranno che vogliamo che le donne stiano a casa a stirare, invece la mia proposta è il merito. Le donne devono arrivare con il merito e non servono le quote rosa».

Le opposizioni ritengono «gravissime» le affermazioni del generale sul femminicidio, ma non solo quelle. Per la dem Michela Di Biase, «solo dalla feccia possono arrivare parole tanto gravi». Ma le critiche arrivano anche dal centrodestra. A ribattere è la responsabile giustizia della Lega, Giulia Bongiorno: «Il punto non è che la morte di una donna “pesa” più di quella di un uomo, ma la gravità della spinta che porta a uccidere una donna per odio o disprezzo, ritenendola un essere inferiore». A questo punto, si augura che non ci sia «nostalgia» per il reato previsto fino al 1981, «quando venivano concesse attenuanti a chi uccideva una donna per causa d’onore».

Una deriva che gli ex alleati iniziano a intravedere in vista delle prossime elezioni. Un’immagine fra tutte, il deputato Domenico Furgiuele che inizia il suo intervento così: «Camerati che ritornate a casa come me. Da Londra a Roma, da Milano a Belfast, la nostra storia non è finita», e cita Bobby Sands, militante dell’Ira, il braccio armato dei repubblicani irlandesi, morto in carcere. E poi ancora: «Voglio ricordare pure Sergio Ramelli», il militante del Fronte della gioventù morto in seguito all’aggressione di un gruppo di militanti di Avanguardia Operaia. Applausi e qualche braccio alzato.

Ecco Massimo Arlechino, l’uomo di Gianni Alemanno, che legge una lettera dal carcere: «Noi che veniamo dal Msi non potevano rassegnarci alle sbiadite interpretazioni della destra del governo Meloni». La platea si spella le mani. A distanza Giuseppe Conte osserva: «Vannacci è frutto dei fallimenti di Meloni».

L’obiettivo di Fn è arrivare al 4% di immigrati. «L’Italia agli italiani», è l’altro slogan mutuato dall’estrema destra che il deputato Rossano Sasso mostra in uno striscione: «Chiediamo a tutti gli studenti delle scuole di esporre questo striscione e di cantare l’inno di Mameli». Il ministro degli Esteri Tajani vede nero: «Vannacci e i suoi sono la quinta colonna della sinistra».

Il generale chiude in un crescendo. «No al fine vita, ai progetti gender, solo facendo sport non si intasano gli ospedali». Prendendosela anche con «i bambini obesi che stanno sul divano». Le casse fanno partire «Futura» di Lucio Dalla: diventerà l’inno. E poco importa se il cantautore bolognese avesse ben altre simpatie politiche. Per l’esordio è già abbastanza. Sipario.

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