È una domenica difficile per Una Smirnova, mamma di Pamela Genini, la modella uccisa dal compagno Gianluca Soncin a Milano il 14 ottobre 2025. «Sono passati otto mesi. Mia figlia è stata lasciata sola da tutti. E ora leggo le parole vergognose di Vannacci e penso: in un Paese dove quasi ogni giorno c’è un femminicidio, le donne rischiano di rimanere ancora più sole».
Lei ha perso una figlia per mano dell’uomo che diceva di amarla. Cosa prova dopo le frasi di Vannacci?
«Tanta amarezza. È una vergogna. Il femminicidio è il frutto di continui soprusi e violenze che alla fine portano a quell’epilogo. Bisogna pensare alla sofferenza enorme che provano le donne quando si trovano nelle mani di questi cosiddetti uomini. Che rovinano completamente una vita, a volte per anni, fino a uccidere».
Per Vannacci non c’è bisogno di proteggere nessuno.
«Una frase del genere mi fa pensare che le donne verranno lasciate ancora più sole. E lo rimarranno chissà per quanti anni, senza alcun tipo di aiuto».
…È una domenica difficile per Una Smirnova, mamma di Pamela Genini, la modella uccisa dal compagno Gianluca Soncin a Milano il 14 ottobre 2025. «Sono passati otto mesi. Mia figlia è stata lasciata sola da tutti. E ora leggo le parole vergognose di Vannacci e penso: in un Paese dove quasi ogni giorno c’è un femminicidio, le donne rischiano di rimanere ancora più sole».
Lei ha perso una figlia per mano dell’uomo che diceva di amarla. Cosa prova dopo le frasi di Vannacci?
«Tanta amarezza. È una vergogna. Il femminicidio è il frutto di continui soprusi e violenze che alla fine portano a quell’epilogo. Bisogna pensare alla sofferenza enorme che provano le donne quando si trovano nelle mani di questi cosiddetti uomini. Che rovinano completamente una vita, a volte per anni, fino a uccidere».
Per Vannacci non c’è bisogno di proteggere nessuno.
«Una frase del genere mi fa pensare che le donne verranno lasciate ancora più sole. E lo rimarranno chissà per quanti anni, senza alcun tipo di aiuto».
Per sua figlia Pamela è stato così?
«Non è stata aiutata da nessuno. È stata lasciata sola. E tante vittime non denunciano, hanno paura, vivono nel terrore».
Quelle parole sono un passo indietro?
«Una donna nella società deve avere valore. Invece oggi non ne ha, viene considerata come se la sua vita fosse inferiore a quella dell’uomo. Quindi sì, queste parole mi sembrano un passo indietro. Quando le persone parlano così, specialmente i politici, è una cosa davvero triste».
Se lo avesse davanti, Vannacci, cosa gli direbbe?
«Gli chiederei: se una tragedia così succedesse a tua figlia, cosa diresti? Che politica faresti? Diresti ancora che le donne non vanno protette? Vorrei sentire le sue risposte. Perché dopo un femminicidio anche i genitori non riescono più a vivere in pace».
Che tipo di politica serve?
«In questo Paese, quasi tutti i giorni, muoiono donne uccise dai compagni e dai mariti. Porre fine a tutto questo è possibile solo se cambiano le leggi. Se questi uomini non uscissero mai di galera, magari le cose potrebbero cambiare. Al femminicidio si arriva dopo tanta violenza e odio. Non è un omicidio qualsiasi. Gli uomini violenti devono cambiare mentalità. Non devono esistere. E se commettono reati devono pagare caro».
Alla prima udienza del processo a Soncin lei era in aula. Cos’ha provato?
«È stato pesante vedere quell’assassino. Non prova nessuna emozione, in tutti questi mesi da lui e dalla sua famiglia non è mai arrivato un segno di pentimento. Ed era lì come nulla fosse, tranquillo, calmo, ben vestito. Mentre io ho provato e sto provando ancora una cosa orrenda. Non solo: sui social io e mia figlia veniamo insultate. A lei dicono che se l’è cercata. Ma chi aveva diritto di ucciderla in quel modo? Sì, la violenza sulle donne è un grande problema del Paese. Ma si vuole ignorare».