Alle 8.36 di domenica mattina la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sceglie la sua battaglia. Il bersaglio è la fiera della piccola e media editoria Più libri più liberi. Poco prima, sui giornali, ha letto una notizia che le ha fatto saltare i nervi. Il fastidio diventa subito un post su X: «Per partecipare» all’evento «quest’anno le case editrici dovranno ottenere il “patentino antifascista”, sottoscrivendo un’apposita dichiarazione». Il “patentino” è una formula romanzata. È vero però che gli organizzatori della kermesse hanno deciso, in vista della prossima rassegna – e scottati dalle polemiche del 2025 sulla casa editrice di estrema destra Passaggio al bosco – di chiedere ai partecipanti di «condividere i valori antifascisti alla base della Costituzione italiana». La leader di FdI vede l’occasione perfetta per presidiare il fronte degli “anti-woke”, corteggiato strenuamente da Roberto Vannacci. E la coglie: «La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta anti…
Alle 8.36 di domenica mattina la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sceglie la sua battaglia. Il bersaglio è la fiera della piccola e media editoria Più libri più liberi. Poco prima, sui giornali, ha letto una notizia che le ha fatto saltare i nervi. Il fastidio diventa subito un post su X: «Per partecipare» all’evento «quest’anno le case editrici dovranno ottenere il “patentino antifascista”, sottoscrivendo un’apposita dichiarazione». Il “patentino” è una formula romanzata. È vero però che gli organizzatori della kermesse hanno deciso, in vista della prossima rassegna – e scottati dalle polemiche del 2025 sulla casa editrice di estrema destra Passaggio al bosco – di chiedere ai partecipanti di «condividere i valori antifascisti alla base della Costituzione italiana». La leader di FdI vede l’occasione perfetta per presidiare il fronte degli “anti-woke”, corteggiato strenuamente da Roberto Vannacci. E la coglie: «La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, – va all’affondo – si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica».
Al di là della questione di merito – la Fiera difende la scelta ma apre a un «approfondimento» – la partita politica è immediatamente evidente alle opposizioni. Anche solo per la tempistica: la premier fa esplodere la polemica nelle stesse ore in cui l’ex generale battezza il suo partito Futuro nazionale all’Auditorium della Conciliazione di Roma a suon di provocazioni. «La presidente del Consiglio ha l’ossessione per Vannacci, che cresce grazie ai suoi fallimenti e ai suoi tradimenti», sintetizza in una frase il leader del M5S Giuseppe Conte. «Non ha nulla da dire e da fare sull’inchiesta per corruzione sul ponte dello Stretto, con progetti fallimentari e 13,5 miliardi bloccati», e allora «va sull’usato sicuro: polemica domenicale surreale sulla fiera del libro e sull’antifascismo». Il suo capogruppo al Senato Luca Pirondini rincara: «Vuole passare il tempo che le resta gareggiando con Vannacci a chi sta più a destra? Sono veramente messi malissimo». E non a caso a stretto giro l’europarlamentare ex leghista benedice la crociata mattutina del capo del governo: «Ha perfettamente ragione». Anzi, ne approfitta per rilanciare: «Se io domani volessi fare l’elogio della monarchia – provoca – non vedo perché non potrei farlo visto che c’è libertà di espressione».
Il deputato dem Matteo Orfini si rifugia nell’ironia amara, ricordando la manifestazione di CasaPound a Roma di sabato: «Il giorno dopo aver visto sfilare fascisti e nazisti per la capitale d’Italia, Giorgia Meloni si sveglia e alle 8.30 fa un duro tweet di condanna. Contro l’antifascismo». Alla base della Costituzione sulla quale «ad aver giurato è anzitutto lei come presidente del Consiglio», ricorda il senatore dem Marco Meloni. Un valore nel quale la leader proprio non riesce a riconoscersi, secondo Nicola Fratoianni di Avs: «È ora che gli italiani si accorgano a chi hanno affidato il nostro Paese: ai nipotini del Ventennio». La strategia attuale del resto è chiara, gli fa eco Angelo Bonelli: «Meloni sa che alle elezioni avrà bisogno dei voti di Vannacci e dell’estrema destra. E per non perderli è disposta a tutto: a tacere su chi nega il femminicidio» e ad alzare «la voce solo contro chi chiede il rispetto della Carta».
Com’è ovvio, si schiera invece prontamente con la premier il suo governo. Quelle di Meloni sono «osservazioni centrate» su un’«anacronistica richiesta di fare professione di fede antifascista», commenta il ministro della Cultura Alessandro Giuli, che spera nell’esito dell’«attento approfondimento» preannunciato dall’Aie, l’Associazione italiana editori. Cerca di porsi nel mezzo il vicepremier Antonio Tajani: «Sono antifascista, ma non si può dire che se uno la pensa diversamente è fascista, è sbagliato». Quale che sia il finale, il giornalista di destra Francesco Giubilei, direttore scientifico della Fondazione Alleanza Nazionale, promette battaglia: «Ci saremo e ospiteremo allo stand di Giubilei Regnani Editore una maratona per la libertà con scrittori, giornalisti e lettori».