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Via libera vincolato all’ok del Parlamento. Centrosinistra cauto

Il responsabile Esteri del Pd, Peppe Provenzano 
Dopo la firma di Ginevra il cdm dovrà approvare una delibera. Il Pd: “Prima una vera pace”. Dubbi di M5S e Avs. Azione: “Sì se c’è l’Ue”
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Nel governo sono tutti d’accordo: l’Italia giocherà un ruolo «da protagonista» nella riapertura di Hormuz. Pronta, ha ribadito Antonio Tajani, «a partecipare anche a una missione militare per lo sminamento e per garantire la libertà di navigazione, così come stiamo facendo nel Mar Rosso e con Atalanta contro la pirateria».

Al netto delle incognite che allo stato restano ancora tante, ammesse dallo stesso ministro degli Esteri — «Vediamo cosa accadrà dopo la firma a Ginevra» — la rotta dell’esecutivo appare tracciata. E ha già una sua roadmap. Una volta raggiunta l’intesa fra Usa e Iran, il Cdm dovrà approvare una delibera ai sensi della legge 145 del 2016, quella cioè che regola le missioni internazionali. Dopodiché, per il via libera definitivo, servirà un voto del Parlamento. Che dal lato della maggioranza sarà compatto, magari con l’aggiunta dei vannacciani per ovvie ragioni militaresche. Mentre le opposizioni sembrano più caute, vogliono prima capire come evolverà la trattativa, …

Nel governo sono tutti d’accordo: l’Italia giocherà un ruolo «da protagonista» nella riapertura di Hormuz. Pronta, ha ribadito Antonio Tajani, «a partecipare anche a una missione militare per lo sminamento e per garantire la libertà di navigazione, così come stiamo facendo nel Mar Rosso e con Atalanta contro la pirateria».

Al netto delle incognite che allo stato restano ancora tante, ammesse dallo stesso ministro degli Esteri — «Vediamo cosa accadrà dopo la firma a Ginevra» — la rotta dell’esecutivo appare tracciata. E ha già una sua roadmap. Una volta raggiunta l’intesa fra Usa e Iran, il Cdm dovrà approvare una delibera ai sensi della legge 145 del 2016, quella cioè che regola le missioni internazionali. Dopodiché, per il via libera definitivo, servirà un voto del Parlamento. Che dal lato della maggioranza sarà compatto, magari con l’aggiunta dei vannacciani per ovvie ragioni militaresche. Mentre le opposizioni sembrano più caute, vogliono prima capire come evolverà la trattativa, quale punto di caduta avrà, e poi decidere di conseguenza, agendo però di comune accordo. La decisione, quando sarà, verrà presa insieme.

È la posizione del Pd. «Per noi qualsiasi missione è subordinata a un vero accordo di pace, non una semplice tregua», spiega il responsabile Esteri Peppe Provenzano: «Tutti ci auguriamo che il memorandum lo diventi, ma è necessaria prudenza e le prossime ore saranno decisive». Il perché è evidente: la risposta dell’Iran che ritiene «inaccettabile» la presenza straniera nello Stretto e la conferma del dispositivo militare da parte degli Usa raccontano quanto ancora ci sia da negoziare. E infatti «bisognerà vedere quali saranno i dettagli dell’intesa tra le parti su Hormuz: al momento le dichiarazioni iraniane non lasciano pensare a un accordo già chiuso», avverte Provenzano. «E poi capire qual è la cornice giuridica e il mandato multilaterale in cui si inserisce la missione. Tutte questioni ancora tutt’altro che definite». Non proprio lana caprina. Lo fa intendere pure Carlo Calenda: «Azione darà l’ok solo se a guidarla sarà l’Unione europea nel quadro di un vero accordo di pace».

Per una volta in sintonia con il M5s: «La nostra posizione è di grande cautela», trapela dal quartier generale, «prima occorrerà valutare se la tregua regge, le regole di ingaggio e chi partecipa. Perché che succede se mandiamo i nostri militari in un contesto non chiaro, senza accordo raggiunto, in uno scenario di guerra?». Sulla stessa linea Avs: «Non abbiamo visto il testo dell’intesa, né se l’Iran l’ha accettata, non sappiamo di chi è il mandato: dell’Onu? Dell’Europa? Di un gruppo di volenterosi?», ragiona Nicola Fratoianni. «Non si può dare un via libera incondizionato», conclude il leader rossoverde: «Ad ora, se domani ci chiedessero di votare in Parlamento, direi no». Più aperturista ma nemmeno troppo Italia viva: «Se c’è bisogno di dare una mano, in raccordo con le altre forze progressiste, lo faremo, ma prima vediamo quale provvedimento porterà il governo in aula».

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