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Lega, Mario Conte: “Fase complicata, torniamo a Nord e federalismo”

Mario Conte 

 

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Il sindaco di Treviso: “Per tornare credibili puntiamo su territori e partite iva: non ci vedono più come interlocutori. Tanti possono aiutare a guidare il partito”
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«La Lega non morirà, ma è un momento complicato, inutile negarlo. Ora però non facciamoci prendere dalla depressione», dice Mario Conte, sindaco di Treviso, roccaforte del leghismo d’antan.

Sindaco, nella sua provincia si raduneranno tutti i parlamentari e big del Carroccio, ai primi di luglio. Che si aspetta?

«Dobbiamo ridisegnare la nostra agenda politica, per intercettare i bisogni dei cittadini, tornare ad essere il sindacato di territorio, una formula che ha portato la Lega ad essere il partito più longevo del Parlamento. Insomma, si punti sugli amministratori locali, dai sindaci ai presidenti di regione, che nelle classifiche di gradimento sono tra i più apprezzati. Se da qualche parte dobbiamo ripartire per riconquistare la fiducia dei nostri elettori, si riparta da qui».

La Lega nazional-sovranista è finita?

«Guardi, io mi sono iscritto alla Lega per una parola: federalismo. Torniamo ad essere un partito federalista».

«La Lega non morirà, ma è un momento complicato, inutile negarlo. Ora però non facciamoci prendere dalla depressione», dice Mario Conte, sindaco di Treviso, roccaforte del leghismo d’antan.

Sindaco, nella sua provincia si raduneranno tutti i parlamentari e big del Carroccio, ai primi di luglio. Che si aspetta?

«Dobbiamo ridisegnare la nostra agenda politica, per intercettare i bisogni dei cittadini, tornare ad essere il sindacato di territorio, una formula che ha portato la Lega ad essere il partito più longevo del Parlamento. Insomma, si punti sugli amministratori locali, dai sindaci ai presidenti di regione, che nelle classifiche di gradimento sono tra i più apprezzati. Se da qualche parte dobbiamo ripartire per riconquistare la fiducia dei nostri elettori, si riparta da qui».

La Lega nazional-sovranista è finita?

«Guardi, io mi sono iscritto alla Lega per una parola: federalismo. Torniamo ad essere un partito federalista».

Stando ai sondaggi, in quattro mesi Vannacci ha agganciato la Lega. Teme il sorpasso?

«Più che guardare gli altri, dobbiamo decidere cosa fare noi. Senza badare ai sondaggi. Dobbiamo distinguerci, come abbiamo sempre fatto, per le proposte. Scommettiamo sull’anima dei territori, sulle partite iva. Gente che evidentemente oggi non vede più in noi un interlocutore».

Come rilanciare il partito? Si parla del modello Cdu-Csu.

«Che ci siano sensibilità diverse tra Nord e Sud, ma anche tra Est ed Ovest, mi pare evidente. La Lega nasce come fusione delle leghe regionali».

La questione settentrionale deve tornare centrale nella Lega?

«Mi sembra ovvio, da presidente di Anci Veneto ho richiamato il tema tante volte. Questo approccio non esclude la questione del Mezzogiorno. Ma in base a dove amministri, devi portare avanti gli interessi di quei territori. Serve un movimento che fa sue le esigenze delle comunità. Così possiamo tornare ad essere credibili».

Qualche leghista sta affiggendo manifesti con scritto “Zaia segretario”. Che ne pensa?

«La forza di un movimento è la pluralità. Ci sono tante personalità importanti che possono aiutare nella guida del partito. Però aggiungo: non è il momento dei processi, anche perché nei processi non ci si occupa della costruzione del futuro. Non possiamo scordarci che Salvini ha preso il partito al 3% e ci ha portato fino ad oltre il 30% e tutti si facevano le foto con lui. Certo, oggi sono cambiati i tempi».

Ecco, cosa si è spento nella sua leadership?

«Quando diventi una forza di governo può succedere di calare. Poi Salvini non ha più potuto ricoprire il ruolo di ministro degli Interni, dove aveva fatto benissimo, per colpa di un processo che si è rivelato ingiusto, è stato assolto. Se tornasse al Viminale, il suo destino cambierebbe. Diciamo la verità: la sicurezza è un tema molto più sentito delle infrastrutture».

Imbarcare Vannacci è stato un errore di Salvini?

«È stato un momento di opportunità per entrambi, ma col senno di poi è a Vannacci che ha giovato di più. Poi ha abbandonato la nave e questa è una scelta che faccio giudicare ai cittadini».

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