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Meloni non si sbilancia su Vannacci: "È lui a dire no all'alleanza, aiuta la sinistra"

(agf)

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La conferenza stampa della premier al termine del vertice del G7 a Evian. Sul rapporto con Trump: “Abbiamo un carattere abbastanza forte, entrambi difendiamo con determinazione l'interesse nazionale, non c'è bisogno che ci chiariamo quando non siamo d'accordo su qualcosa”
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Evian - Chi rompe, paga. Soprattutto in politica. È partendo da questo principio che Giorgia Meloni costruisce al termine del G7 di Evian il messaggio attorno alla possibile alleanza con Roberto Vannacci. Le chiedono del generale, a margine della conferenza stampa finale. Le domandano se chiudere all’alleanza con Futuro nazionale sia una scelta che manterrebbe anche di fronte al rischio di perdere le prossime elezioni. La premier risponde premettendo: “No, questa è una risposta che ha dato lei”. Come a dire: non ho mai detto che sarò io a negare un’intesa. Poi, però, ribadisce chi ha già scelto la rottura: "Mi pare che Futuro nazionale abbia chiuso" ad una alleanza con il centrodestra.

Ecco il punto: far passare il messaggio che è l’ex generale a strappare, lui a remare contro, lui a boicottare l’unità. Se non si può evitare un nemico a destra, che almeno diventi lui un nemico per l’elettorato di destra. Scendere a patti con lui, insiste, è “un tema che non mi sono posta: mi pare che …

Evian - Chi rompe, paga. Soprattutto in politica. È partendo da questo principio che Giorgia Meloni costruisce al termine del G7 di Evian il messaggio attorno alla possibile alleanza con Roberto Vannacci. Le chiedono del generale, a margine della conferenza stampa finale. Le domandano se chiudere all’alleanza con Futuro nazionale sia una scelta che manterrebbe anche di fronte al rischio di perdere le prossime elezioni. La premier risponde premettendo: “No, questa è una risposta che ha dato lei”. Come a dire: non ho mai detto che sarò io a negare un’intesa. Poi, però, ribadisce chi ha già scelto la rottura: "Mi pare che Futuro nazionale abbia chiuso" ad una alleanza con il centrodestra.

Ecco il punto: far passare il messaggio che è l’ex generale a strappare, lui a remare contro, lui a boicottare l’unità. Se non si può evitare un nemico a destra, che almeno diventi lui un nemico per l’elettorato di destra. Scendere a patti con lui, insiste, è “un tema che non mi sono posta: mi pare che il movimento dell'onorevole Vannacci abbia già dichiarato la sua indisponibilità ad allearsi con il centrodestra, il che mi sembra abbastanza in continuità con il lavoro che si sta facendo finora, perché quando si vota cinque volte contro la fiducia al primo governo della storia guidato da una persona del centrodestra, non si vuole dare una mano".

Lo ha già detto in Parlamento, insiste nell’indicare lo slogan per affrontare l’eventuale divisione nel campo sovranista nel 2027: "Vedo una certa funzionalità per la sinistra in questo, e lo considero abbastanza normale. Considero molto meno normale che si voglia essere funzionali a questo quando ci si dichiara di destra". Da qui, l’orizzonte dei prossimi mesi: “Il modo migliore per vincere le prossime politiche è governare bene. Il resto sono alchimie e io non me ne occupo. Una cosa che io ho imparato molti anni fa è che la politica non è mai aritmetica. Non pensate mai che in politica se sommi 30 più 4 fa 34”.

Ovviamente nel summit si discute di molto altro. Ad esempio, del riavvicinamento a Donald Trump dopo mesi di gelo e tensioni. La tecnica adoperata per ripartire, spiega la premier, è evitare di sviscerare troppo i punti su cui c’è stata rottura e concentrarsi sulla collaborazione futura. Le domandano di trovare un aggettivo per descrivere il rapporto personale, prima ancora che politico, Meloni ci pensa e risponde così: "Le direi che ho trovato il rapporto immutato. Non ci sono state recriminazioni, né abbiamo parlato di quello che è successo: abbiamo un carattere abbastanza forte, entrambi difendiamo con determinazione l'interesse nazionale, non c'è bisogno che ci chiariamo quando non siamo d'accordo su qualcosa. Poi alla fine ognuno capisce qual è il punto di vista dell'altro e quindi siamo ripartiti su quello che si può fare nei prossimi mesi”. Ci sono stati diversi momenti di confronto, aggiunge, ma non è stato soltanto risate e gag, quelle catturate da alcuni video: "In attesa che inizi qualcosa, si fa una battuta, però i temi che noi abbiamo trattato anche col presidente degli Stati Uniti sono quelli del vertice, quindi seri”.

Sul sostegno a Kiev gli alleati si sono sostanzialmente trovati d’accordo, un dato politico che la presidente del Consiglio considera positivo dopo le tensioni del passato. Si ragionerà dell’eventualità di un negoziatore continentale per l’Ucraina nel corso del Consiglio europeo che si apre domani a Bruxelles. Nel frattempo, però, Meloni chiude – neanche troppo implicitamente – all’ipotesi che sia Mario Draghi: “So dove volete andare a parare…”, sorride, alludendo evidentemente all’ex presidente del Consiglio. E poi spiega: “Se si vuole arrivare a un risultato, credo che sarebbe molto difficile proporre una persona che proviene da uno dei grandi Paesi europei. Renderebbe più difficile raggiungere un accordo. Mi rivolgerei quindi verso le medie potenze dell'Unione".

L’Italia darà intanto una mano alla missione navale per Hormuz, ribadisce, restando vaga sui tempi dell’autorizzazione parlamentare: "Ci sono sessanta giorni di tempo, quello che più o meno si è discusso è di vedere come va in questi 60 giorni e valutare in corsa se e quando partire. Intanto si farà un lavoro preparatorio di incontri prevalentemente tecnici e l'autorizzazione si richiederà quando la missione sarà qualcosa di realistico”.

Infine, il divieto di utilizzo dei social per i minori di sedici anni. È una proposta che sarà portata avanti nel Regno Unito dal premier Keir Starmer. Meloni dice che l’esecutivo non seguirà questo esempio, lasciando che sia il Parlamento a occuparsene (a dire il vero una proposta bipartisan arranca da molto tempo alle Camere, ndr): “La mossa giusta non era quella di entrare con un provvedimento dell’esecutivo e da quello che so i lavori parlamentari dovrebbero andare avanti. Non sono contraria al divieto dell'utilizzo dei social per i minori, ma non sono neanche convinta che la proposta da sola sia risolutiva del problema. Quel tipo di divieto si aggira facilmente, quindi noi rischiamo di trasferire un problema sulle famiglie". Infine: “Non dobbiamo e non possiamo prescindere dal coinvolgimento delle piattaforme, la questione va messa in capo a loro che hanno delle responsabilità. Questo ci consente anche di rendere eventualmente il divieto efficace".

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