EVIAN-LES BAINS – Le telecamere catturano la voce, non il volto. «Siete tornati amici!», si sente. È il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, mentre sposta con un braccio Giorgia Meloni verso Donald Trump. «We’ve always been friends», lo corregge la premier, «siamo sempre stati amici». Sorride, cerca lo sguardo. Al che, il presidente americano sussurra sornione un «sono stato abbandonato», un po’ come fosse un sodale risentito, comunque senza incrociare gli occhi della leader. Friedrich Merz scuote la testa verso il collega birichino. E l’italiana, ancora più gioviale: «Non è così…». Il tycoon prosegue, la situazione torna seria, Meloni stavolta annuisce, facendo anche l’occhiolino: «Ok!».
Fotogrammi rubati, dunque autentici per davvero, di un rapporto complicato. Un tentativo di riavvicinamento diplomatico iniziato la sera prima, a cena. Meloni non ha grandi alternative, deve fare i conti con Trump, ha bisogno della sua sponda, sfrutta il G7 per favorire un contatto. Lo ave…
EVIAN-LES BAINS – Le telecamere catturano la voce, non il volto. «Siete tornati amici!», si sente. È il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, mentre sposta con un braccio Giorgia Meloni verso Donald Trump. «We’ve always been friends», lo corregge la premier, «siamo sempre stati amici». Sorride, cerca lo sguardo. Al che, il presidente americano sussurra sornione un «sono stato abbandonato», un po’ come fosse un sodale risentito, comunque senza incrociare gli occhi della leader. Friedrich Merz scuote la testa verso il collega birichino. E l’italiana, ancora più gioviale: «Non è così…». Il tycoon prosegue, la situazione torna seria, Meloni stavolta annuisce, facendo anche l’occhiolino: «Ok!».
Fotogrammi rubati, dunque autentici per davvero, di un rapporto complicato. Un tentativo di riavvicinamento diplomatico iniziato la sera prima, a cena. Meloni non ha grandi alternative, deve fare i conti con Trump, ha bisogno della sua sponda, sfrutta il G7 per favorire un contatto. Lo aveva teorizzato alla vigilia, in privato: anche nei rapporti con gli europei è utile ricucire con Washington. La diplomazia italiana, ovviamente, si ingegna per gestire due spinte contrapposte, per certi versi inconciliabili. Da una parte, la voglia di veicolare questo ritrovato feeling. Dall’altra, la necessità di non mostrarsi troppo accondiscendente, sorridente, disposta a dimenticare le gravissime accuse ricevute dal presidente americano nei mesi scorsi. Per questo, il messaggio di Palazzo Chigi diventa: «C’è stato un chiarimento, nessuna battuta o risata». Poi però arriva il video, pubblicato da Reuters, che non aiuta certo a rafforzare la tesi enunciata dalle fonti italiane. Semmai, conferma che la premier continua a coltivare una relazione politica. E che anche gli strappi, quelli in nome dell’«interesse nazionale», sono serviti soprattutto a prendere le distanze in una fase critica – quella seguita alla sconfitta referendaria - dalla Casa Bianca trumpiana, invisa all’opinione pubblica europea e italiana. Una zavorra.
Nel summit si discute di Ucraina, naturalmente. La presidente del Consiglio interviene per dire sostanzialmente questo: «La fermezza dell’Occidente è decisiva per convincere Putin a impegnarsi seriamente in un negoziato di pace». Ora, aggiunge, lo sforzo del G7 deve essere quello di favorire «un confronto diretto tra Zelensky e Putin».
È un posizionamento che coincide in questa fase non solo con la linea europea, ma anche con quella di Trump, tornato a ipotizzare nuove sanzioni al petrolio russo. Per Meloni, d’altra parte, è questa la strategia per ottenere «l’unica pace possibile: quella giusta». La fotografia del campo di battaglia, che va oltre la «narrazione russa» e la «disinformazione» putiniana, restituisce un quadro congelato, senza avanzamenti di Mosca nel 2026. «Per questo Mosca non può pretendere, nei negoziati, concessioni territoriali che non è riuscita a ottenere militarmente». L’Europa deve sostenere Kiev sul fronte «energetico e militare». Anche perché pure «l’economia russa mostra crescenti segni di affaticamento», così come la «popolazione e l’élite» non «comprendono, né sostengono» il conflitto.
Il pomeriggio è dedicato al Medio Oriente. Meloni – che vede a quattr’occhi il canadese Mark Carney - ribadisce ai leader del Golfo presenti che è fondamentale rafforzare i rapporti politici e commerciali. Promette impegno dell’Italia per una missione navale volta a garantire la sicurezza di Hormuz. E insiste per non lasciare Gaza e il Libano in balia di un conflitto con Israele: «Servono soluzioni politiche durature, non semplici tregue di breve periodo».
Meloni indossa un tailleur chiaro con un cravattino in tinta: se ne accorge il Cancelliere tedesco, che lo fa notare. «Potete considerarmi una combattente», risponde la premier. Poi la discussione vira sul fumo, con la presidente del Consiglio che spiega di aver abbandonato da poco le sigarette. Attorno a Evian, intanto, i controlli di polizia sono rigidi. Le proteste hanno già trovato sfogo a quaranta chilometri dall’hotel dei leader e sono ancora visibili sui muri e le vetrine delle attività commerciali di Ginevra. Oggi l’ultimo giorno del vertice, poi gli europei ripartiranno per il Consiglio di Bruxelles. Lì si tornerà a ragionare di Kiev e del suo ingresso nell’Unione. Nodo irrisolto, al netto delle buone intenzioni pubbliche.