Medici non oltre 6 ore a settimana nelle Case di Comunità, ecco l’accordo che sostituisce la riforma
di Michele BocciÈ arrivato il topolino. La montagna della riforma per decreto della medicina territoriale ha finalmente partorito e, come anticipato dalle riunioni dei giorni scorsi, l’esito è molto diverso da quello inizialmente perseguito dalle Regioni e dal ministro alla Salute Orazio Schillaci. Proprio il cambio di rotta aveva fatto infuriare, tra gli altri, l’assessore alla Salute della Lombardia Guido Bertolaso. Al posto di un atto di legge che è stato bloccato dalla maggioranza e dalla Presidenza del consiglio, intanto, c’è un accordo con i medici di famiglia, cioè i professionisti che avevano protestato per l’impostazione di presidenti e ministro perché prevedeva, in casi residuali, di assumere camici bianchi, oggi professionisti convenzionati, per riempire le Case di Comunità. Nell’accordo, invece, si prevede che i medici di famiglia lavorino “fino a un massimo di 6 ore” alla settimana nei nuovi maxi ambulatori finanziati dal Pnrr, e che garantiscano “la presenza almeno un dottore in ogni ca…
È arrivato il topolino. La montagna della riforma per decreto della medicina territoriale ha finalmente partorito e, come anticipato dalle riunioni dei giorni scorsi, l’esito è molto diverso da quello inizialmente perseguito dalle Regioni e dal ministro alla Salute Orazio Schillaci. Proprio il cambio di rotta aveva fatto infuriare, tra gli altri, l’assessore alla Salute della Lombardia Guido Bertolaso. Al posto di un atto di legge che è stato bloccato dalla maggioranza e dalla Presidenza del consiglio, intanto, c’è un accordo con i medici di famiglia, cioè i professionisti che avevano protestato per l’impostazione di presidenti e ministro perché prevedeva, in casi residuali, di assumere camici bianchi, oggi professionisti convenzionati, per riempire le Case di Comunità. Nell’accordo, invece, si prevede che i medici di famiglia lavorino “fino a un massimo di 6 ore” alla settimana nei nuovi maxi ambulatori finanziati dal Pnrr, e che garantiscano “la presenza almeno un dottore in ogni casa di comunità”.
“Senso di responsabilità”
Le nuove indicazioni arrivano dal Comitato di settore della Conferenza delle Regioni, che oggi ha approvato l’atto di indirizzo che prelude al rinnovo dell’accordo collettivo dei medici di medicina generale. Si deve correre, c'è da chiudere entro il 30 giugno, termine posto dal Pnrr. “L’iniziativa delle Regioni rappresenta una risposta risolutiva finalizzata a dare compiuta attuazione alle Case di Comunità, nei tempi previsti dal Pnrr”, dicono dal Comitato di settore. Il presidente, Marco Aplarone, parla di “senso di responsabilità verso i cittadini, che meritano di avere accesso a cure e servizi di prossimità”. L’idea è che venga rapidamente sottoscritto un accordo con le novità, per poi andare, entro il 30 settembre, a fare l’accordo sul triennio contrattuale 2025-2027
Il ruolo dei medici di famiglia
Inizialmente si era parlato di almeno sei ore alla settimana che i medici di famiglia avrebbero dovuto trascorrere nelle Case di Comunità. Le cose invece stanno in modo molto diverso. Si è infatti deciso di fare trascorrere in queste strutture “fino a un massimo di 6 ore settimanali, per 48 settimane annue”. Significa che qualcuno potrebbe anche farne una o due, ma anche zero, tutto starà agli accordi con la Asl. Del resto, si specifica che l’obiettivo è di avere almeno un medico in ogni casa di comunità hub, cioè le più grandi, circa 400 in tutta Italia. Si tratta di un professionista che di giorno vede persone con problemi non da pronto soccorso, che per qualche motivo non sono state in grado di recarsi dal loro dottore di famiglia. Poi, dalle 20 alle 8, e nei festivi, entra in servizio la guardia medica. Il Comitato di settore ha dunque deciso, con i sindacati dei medici, di richiedere il minimo indispensabile per rispettare le richieste dell’Europa. Ma continua a non essere chiaro come mai queste previsioni non erano state fatte quando si è chiusa, in ritardo, la convenzione per il triennio precedente, siglata all’inizio di quest’anno. E non si capisce nemmeno come mai Regioni e ministero si siano mossi così tardi per fare la riforma, con la scadenza del Pnrr a poche settimane.