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Rai, Marano dopo la rissa: “Sergio mai più in cda”. Polemica al Tg1 su Chiocci

(ansa)

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Il presidente annuncia l’esclusione del dg. Il direttore del telegiornale: “Di destra e grato a Meloni”. La redazione si divide
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Continuano a volare stracci nel cda Rai. Dopo il brutale scontro di due settimane fa, ieri il presidente ad interim Antonio Marano ha annunciato che il dg Roberto Sergio non parteciperà più alle sedute, se non quando convocato su materie di sua competenza. Una decisione che ha sorpreso tutti, interpretata come una vendetta consumata a freddo dall’ex direttore di Rai2 per rendere pan per focaccia al suo “nemico” interno, accusato durante la precedente riunione di aver sbagliato il piano immobiliare.

Un pretesto, in realtà. Ciò che Marano non avrebbe digerito è la manovra — che qualcuno in azienda gli ha spifferato — per portare Sergio alla presidenza, così da liberare la direzione generale per Simona Agnes, che a causa dello stallo in Vigilanza non riesce a farsi dare il via libera alla guida del cda. Una mossa che lo avrebbe scalzato dal vertice per farlo tornare consigliere semplice: da qui l’ira del plenipotenziario della Lega in Rai contro Sergio. Il quale, da dirigente di lungo co…

Continuano a volare stracci nel cda Rai. Dopo il brutale scontro di due settimane fa, ieri il presidente ad interim Antonio Marano ha annunciato che il dg Roberto Sergio non parteciperà più alle sedute, se non quando convocato su materie di sua competenza. Una decisione che ha sorpreso tutti, interpretata come una vendetta consumata a freddo dall’ex direttore di Rai2 per rendere pan per focaccia al suo “nemico” interno, accusato durante la precedente riunione di aver sbagliato il piano immobiliare.

Un pretesto, in realtà. Ciò che Marano non avrebbe digerito è la manovra — che qualcuno in azienda gli ha spifferato — per portare Sergio alla presidenza, così da liberare la direzione generale per Simona Agnes, che a causa dello stallo in Vigilanza non riesce a farsi dare il via libera alla guida del cda. Una mossa che lo avrebbe scalzato dal vertice per farlo tornare consigliere semplice: da qui l’ira del plenipotenziario della Lega in Rai contro Sergio. Il quale, da dirigente di lungo corso, inizia ad averne piene le tasche e starebbe meditando l’addio: poiché FI comunque insiste per piazzare Agnes al suo posto, potrebbe andare in pensione anticipata a novembre. Se così fosse, Marano otterrebbe ciò che vuole: la presidenza piena.

Non è l’unica bufera in casa Rai. Il Tg1 è in rivolta dopo la spinosa intervista rilasciata dal direttore a Telenord, durante la quale Gian Marco Chiocci — spedito tre anni fa da Giorgia Meloni a guidare la testata ammiraglia — si è abbandonato a considerazioni non proprio lusinghiere sui giornalisti del servizio pubblico «riferimento dei partiti», rivendicando la sua «amicizia personale» con la premier che «conosco da tanto tempo, la stimo molto, sono grato a lei per essere arrivato qua», anche se poi sul notiziario «non mette becco perché si fida». Di lui, ovviamente, e della sua appartenenza, di cui non fa mistero: «Io sono profondamente di destra», rivendica in tv. Così, testuale, senza ombra di pudore.

Parole che hanno suscitato non pochi malumori in redazione. Subito trasmessi al Cdr che però, spaccato in due opposte tifoserie, ha preferito far finta di nulla. Almeno finché una delle tre rappresentanti sindacali — Caterina Proietti, l’unica sopravvissuta alle purghe di FdI — non ha detto basta. E ha inviato una vibrata lettera ai colleghi per dar voce a un disagio diffuso. «Sapere che la presidente del Consiglio non mette becco perché si fida del lavoro del direttore, apre dubbi su quelli che devono essere i rapporti di indipendenza del giornalismo dal governo di turno», scrive. «La redazione del Tg1 non può essere percepita come compromessa con il potere». Un j’accuse pieno d’orgoglio e amarezza. Apprezzato da una manciata di colleghi, che l’hanno ringraziata.

Apriti cielo. Mentre l’Usigrai si schierava a difesa dell’autonomia dei giornalisti perché «la trasparenza e l’equidistanza della testata non possono essere messe in discussione da rapporti personali con qualsiasi politico», gli animi in redazione si sono surriscaldati. Anche alla luce della durissima mail inviata dalle altre due componenti del Cdr di fede sovranista. Giancarla Rondinelli e Roberta Ferrari hanno infatti stigmatizzato il comportamento di Proietti, che avrebbe agito in solitaria senza dar loro la possibilità di ascoltare per intero l’intervista di Chiocci. Dalla quale emergerebbe invece come il direttore abbia lodato «il grande lavoro dei giornalisti del Tg1, grazie ai quali si sono raggiunti risultati molto importanti». Gli stessi concetti espressi dal centrodestra, partito subito lancia in resta contro gli «attacchi vergognosi contro un professionista di valore», scandisce per tutti Francesco Filini di FdI, insieme al forzista Gasparri. La prova del nove della sua indipendenza.

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