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Meloni si sfoga con Sánchez: “Senza un inviato dell’Unione si fa il gioco del Cremlino”

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Bruxelles (ansa)

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La distanza con i nordici che rilanciano l’E3 per trattare con Mosca. L’asse con lo spagnolo contro i tagli al bilancio
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BRUXELLES – «Un inviato unico dell’Ue è la mossa più efficace, per non andare in ordine sparso e fare il gioco dei russi». Dunque «non può certo essere l’E3 a trattare con Mosca». Così ragiona Giorgia Meloni, nei capannelli brussellesi, tra la cena dei leader in vista del consiglio europeo di oggi e i bilaterali con i colleghi. La partita diplomatica tra i 27, però, non va nel verso sperato dalla premier, almeno finora. Per Meloni serve un inviato dell’Unione «alla svelta», e che non sia espressione dei grandi paesi, perché ogni proposta di questo calibro finirebbe impallinata «dai veti incrociati» degli altri big. La presidente del consiglio si sfoga così pure con Pedro Sánchez, secondo fonti a conoscenza del colloquio, nel chiuso della stanza della delegazione italiana all’Europa Building. Poco prima che cominci la cena, allargata a Volodymyr Zelensky. La premier da giorni insiste: l’Unione deve inserirsi nel faticoso (e imprevedibile) negoziato con Putin con una sola voce, senza ca…

BRUXELLES – «Un inviato unico dell’Ue è la mossa più efficace, per non andare in ordine sparso e fare il gioco dei russi». Dunque «non può certo essere l’E3 a trattare con Mosca». Così ragiona Giorgia Meloni, nei capannelli brussellesi, tra la cena dei leader in vista del consiglio europeo di oggi e i bilaterali con i colleghi. La partita diplomatica tra i 27, però, non va nel verso sperato dalla premier, almeno finora. Per Meloni serve un inviato dell’Unione «alla svelta», e che non sia espressione dei grandi paesi, perché ogni proposta di questo calibro finirebbe impallinata «dai veti incrociati» degli altri big. La presidente del consiglio si sfoga così pure con Pedro Sánchez, secondo fonti a conoscenza del colloquio, nel chiuso della stanza della delegazione italiana all’Europa Building. Poco prima che cominci la cena, allargata a Volodymyr Zelensky. La premier da giorni insiste: l’Unione deve inserirsi nel faticoso (e imprevedibile) negoziato con Putin con una sola voce, senza caminetti «che non possono avere successo». Vale, a sentire la presidente del consiglio, sia «per l’E3», che comprende Germania, Francia e Gran Bretagna, sia per l’«E5», che include Italia e Polonia. Sull’inviato Ue, bisogna accelerare», aggiunge il vicepremier Antonio Tajani, al summit del Ppe.

All’Italia andrebbe bene il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa. «Come altri nomi», vedi il finlandese Alexander Stubb, purché siano espressione di «medie potenze». Sul portoghese, secondo fonti italiane, non c’è però troppo ottimismo, anche perché ieri le cancellerie di mezza Europa hanno biasimato l’apertura di un canale con il Cremlino, portata avanti all’insaputa dei leader. Anche per questo Meloni non si sbilancia. Pure l’alternativa Stubb in realtà è travagliata.

Perché mentre Meloni imbocca l’ingresso del consiglio, schivando il red carpet dove l’attendono i cronisti, i governanti di diversi paesi del Nord fanno trapelare, tramite briefing, che non è il momento di aprire ora una trattativa con Mosca, che sul campo sta avendo pesanti impacci, e che nel caso può funzionare benissimo la formula E3. Un dito nell’occhio alla strategia della premier. L’ultima a sostenere questa impostazione è la prima ministra danese Mette Frederiksen, socialista ma allineata spesso con la presidente del consiglio sulle strette anti-migranti. Stavolta, invece, l’asse non c’è. Pure lo svedese Ulf Kristersson è su questa linea. Per questo Meloni cerca altre sponde, vedi Sánchez.

Per l’Italia, con i paesi nordici c’è un altro gigantesco intoppo, discusso sempre con il capo del governo spagnolo. Il nuovo bilancio pluriennale dell’Ue, da 2mila miliardi. I rigoristi spingono per corpose sforbiciate, Meloni sta provando ad assemblare una coalizione di paesi «amici della coesione», cioè dei fondi di coesione, che non vuole tagli, che danneggerebbero pesantemente settori cruciali come agricoltura e pesca. Al vertice organizzato da Italia e Romania, partecipano in 16. Il braccio di ferro proseguirà stamattina, la via di un accordo è stretta. E per Meloni resta un altro cruccio: la revisione degli Ets, il sistema Ue anti-emissioni, ritenuto troppo oneroso per l’industria italiana, specie in tempi così tormentati.

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