Remigrazione e istigazione all’odio, Segre ai partiti: “Bisogna disarmare le parole”
di Giacomo GalantiUn codice di condotta sul linguaggio politico, da sottoscrivere all'inizio di ogni campagna elettorale, aperto a candidati, amministratori locali e organizzazioni giovanili dei partiti. Con l’obiettivo di “disarmare le parole”. È questa la formula che ha attraversato ieri i lavori della conferenza “Contrasto all'hate speech nel discorso pubblico”, che si è svolta al Senato in occasione della Giornata internazionale per il contrasto ai discorsi d'odio.
A convocare l'incontro è stato il senatore del Pd Francesco Verducci, coordinatore della “No Hate Parliamentary Alliance” dell'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa e relatore generale contro il razzismo e l'intolleranza.
"Un codice di condotta non è uno strumento coercitivo – spiega Verducci -: la sua forza risiede nella trasparenza e nella responsabilità pubblica”. E ancora: “Le istituzioni non possono chiedere ai cittadini ciò che la politica non è disposta a praticare per prima”.
Nel mirino, in particolare, il termine "remig…
Un codice di condotta sul linguaggio politico, da sottoscrivere all'inizio di ogni campagna elettorale, aperto a candidati, amministratori locali e organizzazioni giovanili dei partiti. Con l’obiettivo di “disarmare le parole”. È questa la formula che ha attraversato ieri i lavori della conferenza “Contrasto all'hate speech nel discorso pubblico”, che si è svolta al Senato in occasione della Giornata internazionale per il contrasto ai discorsi d'odio.
A convocare l'incontro è stato il senatore del Pd Francesco Verducci, coordinatore della “No Hate Parliamentary Alliance” dell'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa e relatore generale contro il razzismo e l'intolleranza.
"Un codice di condotta non è uno strumento coercitivo – spiega Verducci -: la sua forza risiede nella trasparenza e nella responsabilità pubblica”. E ancora: “Le istituzioni non possono chiedere ai cittadini ciò che la politica non è disposta a praticare per prima”.
Nel mirino, in particolare, il termine "remigrazione", sempre più presente nel dibattito pubblico europeo e in Italia rilanciato con forza da Roberto Vannacci durante l’assemblea costituente del suo partito Futuro nazionale: “Racchiude il concetto di una deportazione di massa su base razziale ed è, di per sé, istigazione all'odio”, ha detto Verducci. «Va eliminata dal linguaggio della politica: tutte le forze politiche facciano un patto per bandirla”. Il fenomeno, ha aggiunto, non si esaurisce nelle parole dei politici: “Sui social network si è affermato un nuovo squadrismo, fatto di algoritmi che generano e moltiplicano insulti, disprezzo e minacce di morte. Comportamento politico e regolazione digitale sono parte di un'unica battaglia”.
A intervenire anche Liliana Segre, senatrice a vita e presidente della Commissione straordinaria del Senato per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio. Segre ha portato nella sala il peso della sua testimonianza: “Quando ho deciso di parlare, di testimoniare, l'ho fatto affinché il monito della parola "indifferenza", quella parola che ho chiesto venisse impressa a caratteri cubitali sul muro del Binario 21 a Milano, fosse un promemoria per ognuno di noi, in ogni circostanza”. E ancora: «Il monito a mettere in salvo le bambine e i bambini, prima di tutto, io che bambina venni portata via, a morire, per la sola colpa di essere nata.»
Per Segre la radice dell'odio affonda nella guerra, prima ancora che nei social: “La guerra, più ancora del razzismo e del fondamentalismo, è strumento di istigazione all'odio, di discriminazione, di annientamento dell'identità, della libertà, della dignità umana”. Da qui l'appello ai governanti di tutto il mondo, “fermatevi, costruite politiche di pace” e quello alle nuove generazioni: “Insegnamo ai bambini l'altra strada: quella dell'umanità, non della vendetta. Mai della vendetta”.