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La maggioranza: Trump delira. Il centrosinistra: basta rincorrerlo

Bandiere Usa, italiana e dell'Ue a Palazzo Chigi 

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Difesa bipartisan dopo le parole del tycoon. Fazzolari: “Così rovina i rapporti Usa-Ue”. Schlein: “Non accettiamo insulti, difendiamo le istituzioni”. Conte: “Italia mortificata”
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MILANO – La solidarietà arriva, quasi unanime. Ma insieme alle parole di sostegno una domanda attraversa tutte le opposizioni: che fine ha fatto il rapporto speciale tra Giorgia Meloni e Donald Trump, quello rivendicato per anni dalla destra italiana come un valore aggiunto della sua politica estera? Dopo l’affondo del presidente americano contro la premier («Mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena», le parole di Trump riferendosi all’incontro avuto al G7 di Evian parlando con La7) Pd, M5S e Avs scelgono una linea doppia: difendere il ruolo istituzionale della presidente del Consiglio e, allo stesso tempo, trasformare l’incidente diplomatico in un atto d’accusa contro la strategia internazionale del governo, il più filo-trumpiano d’Europa.

La segretaria del Pd Elly Schlein è a Bologna, alla festa della Fiom. «Noi non accettiamo insulti rivolti al governo del nostro Paese e continuiamo a difendere le istituzioni. Ci aspettiamo però che cominci a farlo di più la destr…

MILANO – La solidarietà arriva, quasi unanime. Ma insieme alle parole di sostegno una domanda attraversa tutte le opposizioni: che fine ha fatto il rapporto speciale tra Giorgia Meloni e Donald Trump, quello rivendicato per anni dalla destra italiana come un valore aggiunto della sua politica estera? Dopo l’affondo del presidente americano contro la premier («Mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena», le parole di Trump riferendosi all’incontro avuto al G7 di Evian parlando con La7) Pd, M5S e Avs scelgono una linea doppia: difendere il ruolo istituzionale della presidente del Consiglio e, allo stesso tempo, trasformare l’incidente diplomatico in un atto d’accusa contro la strategia internazionale del governo, il più filo-trumpiano d’Europa.

La segretaria del Pd Elly Schlein è a Bologna, alla festa della Fiom. «Noi non accettiamo insulti rivolti al governo del nostro Paese e continuiamo a difendere le istituzioni. Ci aspettiamo però che cominci a farlo di più la destra di questo Paese e capisca quanto è stato sbagliato l’atteggiamento remissivo nei confronti di Trump». Per il leader del M5S Giuseppe Conte, «l’Italia non merita di ritrovarsi così platealmente mortificata». L’ex premier parla di parole «del tutto inaccettabili» da parte di un alleato e invita a trarre una lezione politica dall’accaduto: «La firma di tutto quel che ci viene richiesto, la rincorsa a foto e prefazioni di libri non può prevalere mai sul nostro interesse nazionale». Un riferimento a quella ricerca di sintonia con il tycoon americano che, secondo il M5S, ha finito per indebolire anziché rafforzare la posizione italiana.

Conte mostra fair play, nel resto del Movimento sono più duri: «I nazionalismi vanno a braccetto quando gli interessi convergono. Non appena divergono, i nazionalisti diventano i primi nemici di altri nazionalisti», ragiona il capogruppo Riccardo Ricciardi. Anche i rossoverdi vanno giù dritto: «Tutto questo è il risultato delle sue scelte e della subalternità a Trump, come confermano gli acquisti di armi e di gas dagli Usa, che peseranno enormemente sui bilanci delle famiglie del nostro Paese», spiegano Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli (Avs).

Se le opposizioni insistono sulle responsabilità politiche della premier, la maggioranza si ricompatta immediatamente attorno a Meloni e trasforma il caso in uno scontro con il presidente americano, fino a ieri trattato con i guanti («stabilità e autorevolezza per i prossimi anni», assicuravano gli account di FdI dopo la rielezione del tycoon). Il sottosegretario alla Presidenza Giovanbattista Fazzolari parla di «deliri» e accusa Trump di stare «rovinando gli storici rapporti tra Stati Uniti ed Europa». Il ministro della Difesa Guido Crosetto sostiene di non riuscire nemmeno a immaginare Meloni mentre chiede una fotografia a qualcuno, «nemmeno sotto minaccia». La reazione più clamorosa arriva però dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che annulla il viaggio negli Stati Uniti previsto per il 21 e 22 giugno. «Le dichiarazioni del presidente degli Usa sono state molto gravi e offensive», afferma il vicepremier. Anche Matteo Salvini, costretto a togliersi il cappellino Maga, prende le distanze dal leader repubblicano. «L’Italia e il suo governo non implorano nessuno», scrive sui social. «Chi attacca Meloni, attacca tutti noi». Dai vertici delle istituzioni arrivano parole analoghe. Ignazio La Russa definisce le affermazioni del presidente americano «chiaramente false» e parla di un tentativo di vendetta nei confronti della premier. A difendere la presidente si schierano anche Carlo Calenda, Maurizio Lupi e Roberto Vannacci («l’Italia non si umilia, non si svende, non supplica nessuno. I rapporti internazionali si costruiscono con fermezza, rispetto reciproco e difesa degli interessi nazionali», sottolinea il generale in congedo, che per una volta non attacca il centrodestra). Pur da posizioni molto diverse, un punto è condiviso: l’attacco di Trump non colpisce soltanto Meloni ma l’immagine del nostro Paese.

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