Ciriani: “Possibili ricadute serie nei rapporti con Washington, ma la premier non è una signorsì”
di Lorenzo De CiccoROMA – «Potrebbero esserci conseguenze serie, sì, ma il rispetto che si deve all’Italia viene prima di tutto», sostiene Luca Ciriani, ministro dei Rapporti con il Parlamento e colonnello di FdI.
Ministro, lei andrà al ricevimento per il 4 luglio?
«Non ci vado, ci sono sempre stato, ma questa volta non c’è nulla da festeggiare».
Come spiega queste uscite e i toni di Trump contro Meloni? Può essere davvero un delirio, come dice apertamente Fazzolari?
«In effetti non riesco a dargli una spiegazione razionale. Se proprio devo trovarne una, direi che forse si aspettava una presidente del consiglio più docile, una signorsì sempre a disposizione. Invece si è scontrato con una leader che intende difendere l’Italia e l’onore del Paese non solo a parole. Ha un carattere con un filo di ferro, direi, e non si è mai piegata, né lo farà in futuro. Solo così riesco a ipotizzare questi falli di reazione senza senso. Siamo alleati degli Usa, amici leali, ma non sudditi».
Ecco. Perché il governo italia…
ROMA – «Potrebbero esserci conseguenze serie, sì, ma il rispetto che si deve all’Italia viene prima di tutto», sostiene Luca Ciriani, ministro dei Rapporti con il Parlamento e colonnello di FdI.
Ministro, lei andrà al ricevimento per il 4 luglio?
«Non ci vado, ci sono sempre stato, ma questa volta non c’è nulla da festeggiare».
Come spiega queste uscite e i toni di Trump contro Meloni? Può essere davvero un delirio, come dice apertamente Fazzolari?
«In effetti non riesco a dargli una spiegazione razionale. Se proprio devo trovarne una, direi che forse si aspettava una presidente del consiglio più docile, una signorsì sempre a disposizione. Invece si è scontrato con una leader che intende difendere l’Italia e l’onore del Paese non solo a parole. Ha un carattere con un filo di ferro, direi, e non si è mai piegata, né lo farà in futuro. Solo così riesco a ipotizzare questi falli di reazione senza senso. Siamo alleati degli Usa, amici leali, ma non sudditi».
Ecco. Perché il governo italiano ha deciso di trasferire lo strappo dal piano personale a quello politico, annullando la missione di Tajani a Miami? Altri leader europei insultati dal tycoon, per esempio Macron tirato in ballo per il “gancio” della moglie Brigitte, hanno semplicemente risposto all’ingiuria.
«Mi pare che qui ci sia un salto di qualità dell’attacco, non è comparabile. E Trump attaccando Meloni ha attaccato il Paese intero. In passato, abbiamo cercato di comprendere le posizioni di Trump. A memoria mi sembra che nessuno abbia mai risposto così al presidente Usa. Ma, ripeto, il rispetto dell’Italia viene prima di tutto. Non si poteva che dare una risposta forte ed inequivocabile».
Dopo la rottura, come la chiama l’inviato Usa Zampolli, temete ripercussioni da Washington? Nuovi dazi o meno militari Usa nelle basi italiane?
«Io spero di no, anche se ormai è difficile capire cosa possa accadere dopo un attacco così. Certo, le relazioni tra due paesi sono radicate, c’è un’amicizia consolidata da decenni e dovrebbero proseguire e fondarsi sull’unità dell’Occidente, unico baluardo del mondo libero. Spero che prevalgano queste ragioni».
Temete altri sberleffi di Trump?
«Se lo farà, la presidente ha detto che non intende replicare. Ma essendo il presidente degli Usa credo abbia cose importanti di cui occuparsi, invece di attaccare il leader di un Paese alleato».
Ora con Trump è scontro. Ma solo a gennaio Meloni apprezzava l’idea di dare il Nobel al presidente Usa. Lo direste di nuovo?
«Questa frase è stata pronunciata quando sembrava che Trump potesse arrivare a una pace tra Ucraina e Russia. E anche in Medio Oriente. Se lo avesse fatto, se lo sarebbe meritato. Poi, purtroppo, le cose sono andate molto diversamente».
Cambierà anche la postura del governo italiano rispetto all’Europa? I rapporti con Macron, Merz e Sanchez sono stati a volte tormentati.
«Non ci siamo certamente pentiti di avere provato a tenere unito il mondo libero, Usa e Ue. Se possiamo, continueremo a farlo. La postura è sempre la stessa: l’interesse dell’Italia viene prima di tutto, di Trump, di Macron o Sanchez. In Ue siamo riusciti a cambiare l’agenda politica sui migranti, con il nuovo patto dell’Unione, una vittoria targata Italia».
Parliamo della missione navale a Hormuz. I nostri cacciamine sono da tempo a Gibuti. Quando programmate il voto in Parlamento?
«È presto per capire quale sarà l’orientamento sulla missione italiana. Se e quando il governo deciderà di esserci, il Parlamento sarà pienamente coinvolto, sia la maggioranza che l’opposizione. Ma alla luce di tutto quello che sta avvenendo, nessuno sa più cosa capiterà nel mondo. Però se la missione fosse prevista, le Camere saranno informate e voteranno».
Qualche domanda di politica interna. Sulla legge elettorale, si chiuderà prima della pausa estiva, con la fiducia in Senato?
«Venerdì il testo approda in discussione generale alla Camera, la settimana dopo dovremmo approvarla. Io personalmente spero di non usare la fiducia a Montecitorio, anche se Renzi la pose. In Senato si vedrà».
Vannacci ha detto a Meloni: se vuole parlare, mi chiami. Quando partirà il dialogo con Futuro nazionale?
«Parte nel giorno in cui Fn smette di votare con la sinistra in Parlamento. Se sei di destra, non voti con la sinistra. È molto semplice».
La Lega vive un periodo molto complicato, il calo nei sondaggi è costante, ha bisogno di un nuovo leader? Si parla di Zaia.
«I sondaggi vanno presi con le molle. Io non entro nelle dinamiche di un partito alleato. Posso esprimere un desiderio: una coalizione è più forte se tutti i partiti che la compongono sono in buona salute e sanno risollevarsi, ritrovando unità e compattezza. Questa è l’unica cosa che mi preoccupa, poi non entro nel dibattito su Salvini e Zaia».