MILANO – Silenzi, imbarazzi e risposte evasive. Nel giorno dell’ennesima stoccata di Donald Trump contro la premier italiana, nella Lega si cerca di disinnescare il caso senza rinnegare il rapporto privilegiato costruito negli anni con il presidente americano. A Milano, prima Matteo Salvini evita accuratamente qualsiasi presa di distanza dall’inquilino della Casa Bianca, poi nel pomeriggio dopo il nuovo attacco di Trump ricalibra il tiro. Sul sostegno passato al presidente, «non mi devo pentire, mi pento e mi dolgo quando vado a confessarmi in chiesa». Poi, dopo: «Chi attacca il presidente del Consiglio attacca tutto il governo e l’Italia, da parte di Trump parole inutili e sgradevoli».
Difficoltà evidente anche quando i cronisti gli chiedono se parteciperà alla tradizionale festa dell’Independence Day organizzata dall’ambasciata americana: «La mia agenda la faccio settimana per settimana». Per il senatore Claudio Borghi serve «molta prudenza» e sarebbe un errore trasformare la festa …
MILANO – Silenzi, imbarazzi e risposte evasive. Nel giorno dell’ennesima stoccata di Donald Trump contro la premier italiana, nella Lega si cerca di disinnescare il caso senza rinnegare il rapporto privilegiato costruito negli anni con il presidente americano. A Milano, prima Matteo Salvini evita accuratamente qualsiasi presa di distanza dall’inquilino della Casa Bianca, poi nel pomeriggio dopo il nuovo attacco di Trump ricalibra il tiro. Sul sostegno passato al presidente, «non mi devo pentire, mi pento e mi dolgo quando vado a confessarmi in chiesa». Poi, dopo: «Chi attacca il presidente del Consiglio attacca tutto il governo e l’Italia, da parte di Trump parole inutili e sgradevoli».
Difficoltà evidente anche quando i cronisti gli chiedono se parteciperà alla tradizionale festa dell’Independence Day organizzata dall’ambasciata americana: «La mia agenda la faccio settimana per settimana». Per il senatore Claudio Borghi serve «molta prudenza» e sarebbe un errore trasformare la festa del 4 luglio in un caso politico. Borghi ammette che Trump «non ha il carattere che noi vorremmo», ma invita a guardare oltre le relazioni personali e a privilegiare gli interessi strategici.
Le opposizioni in prevalenza non andranno all’evento previsto in ambasciata il 2 luglio: la segretaria del Pd Elly Schlein non ha ancora affrontato la questione, ma l’anno scorso non ha partecipato. Anche nel M5S non mancano perplessità, si fa anzi largo l’idea che sia improbabile che Conte partecipi. No per i rossoverdi e +Europa. Andrà il presidente di Iv, Matteo Renzi, perché, spiegano dallo staff del partito, «l’alleanza con gli Stati Uniti è molto più importante e solida del presidente pro tempore Trump e della presidente pro tempore Meloni».
Dopodiché, «abbiamo sempre chiesto alla premier di manifestare una totale alterità rispetto a Trump, di fronte alle sue inaccettabili violazioni del diritto internazionale, agli attacchi all’Europa e al cortocircuito del nazionalismo. Non averlo fatto in tempo, aver a lungo inseguito il trumpismo, rappresenta un grave fallimento», ragiona Peppe Provenzano (Pd). Per Angelo Bonelli (Avs) il vero problema non è la partecipazione o meno alle celebrazioni americane: «Se vuole davvero mandare un messaggio a Trump, l’esecutivo riveda l’impegno sul 5 per cento del Pil per le spese militari, rompa gli accordi sul gas, difenda le norme europee su salute e ambiente e dica sì alla web tax», sostiene il co-portavoce di Europa Verde. Duro anche Giuseppe Conte, che accusa Meloni di aver costruito la propria relazione con Trump sulla base di una continua disponibilità ad assecondarne le richieste. «Risparmiateci la favoletta del governo che tutela l’Italia con la schiena dritta», scrive sui social. Secondo l’ex premier, quello che si è consumato in questi giorni è «un richiamo all’ordine verso chi ha sempre obbedito senza fiatare».