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Castelli, ex Carroccio: “Non resta che la scissione. Giorgetti diventi guida del Nord”

Roberto Castelli 

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L’ultima vera “Lega del Nord”, quella di Bobo Maroni, stava sopra l’8 per cento: quella attuale pensa al Ponte e non ai nostri vecchi valori
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MILANO – L’ex ministro Roberto Castelli, leghista della prima ora, lancia un appello ai presidenti di Regione del Carroccio: «Hanno il dovere di prendere in mano la situazione e ridare una rappresentanza alle istanze del Nord», dice.

Come vede la situazione attuale del partito?

«Ho sempre detto che se Salvini fosse finito sotto il 6 per cento avrebbe avuto grandi difficoltà. Ora siamo alla resa dei conti».

Perché il 6?

«È una soglia psicologica che segna un po’ la differenza tra lo stare a galla e la crisi. L’ultima vera Lega Nord, quella di Bobo Maroni, stava sopra l’8 per cento».

Oggi più che altro pesa molto la concorrenza a destra, e sui temi della Lega salviniana, di Vannacci.

«La gravità della situazione è tale che oggi i governatori hanno il dovere di intervenire. Situazione figlia della stagione dei pieni poteri di Salvini, che trasforma il sindacato del Nord nel partito del centralismo. Oggi il Sud per il quarto anno di fila cresce più di noi, drogato dai soldi del Pnrr. Mi s…

MILANO – L’ex ministro Roberto Castelli, leghista della prima ora, lancia un appello ai presidenti di Regione del Carroccio: «Hanno il dovere di prendere in mano la situazione e ridare una rappresentanza alle istanze del Nord», dice.

Come vede la situazione attuale del partito?

«Ho sempre detto che se Salvini fosse finito sotto il 6 per cento avrebbe avuto grandi difficoltà. Ora siamo alla resa dei conti».

Perché il 6?

«È una soglia psicologica che segna un po’ la differenza tra lo stare a galla e la crisi. L’ultima vera Lega Nord, quella di Bobo Maroni, stava sopra l’8 per cento».

Oggi più che altro pesa molto la concorrenza a destra, e sui temi della Lega salviniana, di Vannacci.

«La gravità della situazione è tale che oggi i governatori hanno il dovere di intervenire. Situazione figlia della stagione dei pieni poteri di Salvini, che trasforma il sindacato del Nord nel partito del centralismo. Oggi il Sud per il quarto anno di fila cresce più di noi, drogato dai soldi del Pnrr. Mi sembra di essere Cassandra, che portava sfiga ma aveva ragione. Non possiamo più tollerare questa situazione, con questo residuo fiscale da miliardi di euro che regioni come Lombardia e Veneto lasciano a Roma. La Lega dovrà prenderne atto, se resta nazionale è destinata a decrescere ancora».

La cabina di regia per guidare il partito è un passaggio utile?

«Da vecchio e cinico politico, le dico qual è il punto: con queste percentuali al prossimo giro la Lega avrà la metà dei parlamentari, ma chi deciderà le prossime liste? Gli uomini del Nord vogliono i loro, mentre Salvini ha un potere che non vuole cedere. La cabina serve a questo, definire chi nomina i nominati, ma qui la partita generale è un’altra, molto più importante».

Qual è la soluzione? Un partito federale?

«La storia dei due partiti non s’è mai vista, è evidente che gli interessi dei nordisti non coincidono con quelli di eletti al sud».

Salvini non è più credibile come guida della Lega?

«Da comune cittadino vado in giro, supermercato, al benzinaio… Non sono più della Lega eppure tutti mi fermano: “Quando vi liberate di Salvini?”, è il commento che sento di più. C’è un popolo dietro a quelle istanze, per cui dico a Zaia, Fontana e Fedriga: cosa ne fate, le lasciate per andare dietro alle ambizioni fallite di Salvini?».

La Lega come uscirà da questa situazione secondo lei?

«Non vorrei essere catastrofista ma andando avanti così non resta che la scissione. Quando un territorio esprime delle istanze, qualcuno le raccoglie. Vannacci si carica quelle sulla sicurezza, e lo dico senza esprimere un giudizio. Quella del Nord? Non la Lega attuale perché Salvini pensa solo allo Stretto».

Fra i tre chi vedrebbe meglio come guida?

«L’uomo con maggior carisma è Zaia, ma avrà gli attributi? Oggi ero a pranzo con dei veneti, si parlava di lui, scioglie i dubbi, non li scioglie, non vorrei fosse come sant’Ambrogio, con i milanesi che lo vogliono, lui scappa, ma lo rincorrono e lo costringono a fare l’arcivescovo. Poi penso ad un altro grande nome, glielo lascio indovinare...».

Giorgetti?

«Lo ha detto lei. È uno dei migliori che conosca».

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