Benassi: “Si è sbagliato a cercare benevolenza, ora meglio tirar dritto”
di Concetto VecchioPietro Benassi
(ansa)ROMA – Pietro Benassi, ambasciatore di lungo corso, già consigliere diplomatico del premier Conte, che idea si è fatto delle accuse di Trump a Meloni?
«Credo che la vicenda Iran, che lo vede finora perdente sotto tutti i punti di vista, abbia reso Trump particolarmente irascibile. Si è trovato per di più solo rispetto a tutti gli alleati che non lo hanno voluto seguire in questo atto sconsiderato. Di qui la sua sorprendente sortita».
La ragione quindi è psicologica?
«Sì, la sua è la reazione di una persona frustrata».
Meloni poteva anche lasciare correre?
«No, non poteva che rispondergli. Vede, Trump ha riferito di una situazione alla quale non ha assistito nessuno. E’ molto diversa dalle polemiche pubbliche che lo hanno contrapposto a Macron, Starmer, Merz».
Trump dice che Meloni lo ha supplicato di farsi una foto.
«Una cosa non dimostrabile. Che richiedeva una replica».
Conta anche il fatto che Trump guardi a noi europei dall’alto in basso?
«Quando venne fuori il documento di Strate…
ROMA – Pietro Benassi, ambasciatore di lungo corso, già consigliere diplomatico del premier Conte, che idea si è fatto delle accuse di Trump a Meloni?
«Credo che la vicenda Iran, che lo vede finora perdente sotto tutti i punti di vista, abbia reso Trump particolarmente irascibile. Si è trovato per di più solo rispetto a tutti gli alleati che non lo hanno voluto seguire in questo atto sconsiderato. Di qui la sua sorprendente sortita».
La ragione quindi è psicologica?
«Sì, la sua è la reazione di una persona frustrata».
Meloni poteva anche lasciare correre?
«No, non poteva che rispondergli. Vede, Trump ha riferito di una situazione alla quale non ha assistito nessuno. E’ molto diversa dalle polemiche pubbliche che lo hanno contrapposto a Macron, Starmer, Merz».
Trump dice che Meloni lo ha supplicato di farsi una foto.
«Una cosa non dimostrabile. Che richiedeva una replica».
Conta anche il fatto che Trump guardi a noi europei dall’alto in basso?
«Quando venne fuori il documento di Strategia di sicurezza nazionale si parlava di un allineamento nel rapporto tra Stati Uniti e gli alleati. In diplomazia la parola allineamento si usa per i sudditi, non per definire gli alleati».
È quello che pensa anche di Meloni?
«È sempre stato evidente da parte sua un utilizzo strumentale dei suoi alleati: per me esistete nella misura in cui fate quello che dico io. Che è il contrario della diplomazia».
Qual è stato l’errore di Meloni nel pensare di coltivare una relazione politica speciale con lui?
«Quella di pensare che sarebbe bastato avere un rapporto personale con lui. Ma, com’è stato acutamente osservato, se due sovranisti s’incontrano sovranista grande mangia quello piccolo. Spero che ci si convinca che per un paese come il nostro si acquista sovranità condividendola a livello europeo e non cercando di ritagliarsela dalla benevolenza di un altro sovranista».
Questa è la crisi più grave di sempre con gli Usa?
«Non amo fare classifiche. È una crisi importante. Ma rispetto a Sigonella va considerato il carattere imprevedibile di Trump: la capacità con cui offende forse è pari alla capacità con la quale se ne dimentica».
Insomma, c’è uno specifico che riguarda il carattere?
«Esattamente. Una spregiudicata superficialità».
Come se ne esce?
«Le cose vanno vissute giorno per giorno. Ho trovato saggio il fatto che la presidente del consiglio abbia proposto di fermare la polemica».
Una tregua?
«Facendo finta di niente. Queste cose in diplomazia si risolvono anche tirando dritti. Nessuno se ne dimentica, ma nemmeno ci si torna su. Andò così anche nella famosa offesa di Berlusconi a Merkel».
Una lezione di vita anche per noi comuni mortali?
«Per questo insisto sul concetto di diplomazia. Sulla capacità d’ascolto. Anche se è noto che lui ne ha poca».
Il 4 luglio bisogna andare alla festa Usa in ambasciata?
«Non voglio dare consigli alla premier, deciderà lei, ma i ministri devono andare assolutamente. Il governo deve tutelare i rapporti tra Italia e Stati uniti, economici, politici, culturali: l’alleato più importante dalla fine della Seconda guerra mondiale».
Lei Trump l’ha conosciuto bene.
«Ho partecipato a diversi bilaterali o a incontri a margine come quelli di Evian».
Cosa l'ha colpita?
«Beh, l’assoluta imprevedibilità di uno che non rispetta i punti in agenda, o ne inverte l’ordine. Insomma, va un po’ inseguito. Poi ha un concetto molto particolare della privacy».
Cioè?
«Basti pensare ai messaggi di Rutte resi pubblici o il calendario dei bombardamenti nello Yemen inviati per errore al direttore dell’Atlantic da parte del suo ministro».
Come nacque la simpatia per Giuseppi?
«Tra il Conte 1 e il Conte 2 per l’apprezzamento che Trump manifestò per la linea sui migranti. C’era un’affinità. Ma poi si fecero gli accordi con la Cina sulla via della Seta ed anche su altri aspetti tecnologici tra Roma e Pechino, poi rivisti, e lì gli americani s’indispettirono. Ci fu una fase che un diplomatico definirebbe abbastanza dialettica».