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“Basta Roma ladrona”, alla festa dei lumbard torna il vecchio slogan

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Al raduno annuale nel varesotto i militanti sognano la rinascita del partito del Nord. Romeo: “Pensiamo ai nostri valori”
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CARONNO VARESINO – Dopo tre giorni di festa a Caronno Varesino, col grande finale della premiazione dopo il torneo di calcio balilla, si smobilita: tavole, panche, bandiere, manifesti. Ma non la Lega, assicurano qui, perché anzi, «la Lega vera sta tornando». Polenta, gorgonzola, arrosticini e salamelle, classico estivo in provincia, i luoghi dove il Carroccio è nato, dove anzi tutti sono nati e cresciuti: Umberto Bossi, Bobo Maroni, Attilio Fontana, ma anche Giancarlo Giorgetti.

Il vecchio militante Elio Fagioli — figura storica della base lumbard: nel 2022 alle elezioni per la presidenza della Repubblica qualche leghista nelle prime votazioni scrisse il suo nome — durante la prima serata, venerdì, aveva intonato il Va’ pensiero, quello che voleva essere l’inno padano dell’indipendenza. Le ha viste e vissute tutte, ricorda di quando due anni fa a Pontida incrociò Roberto Vannacci, «gli feci, “dico sempre a tutti che non c’entri nulla con la Lega, ora mi raccomando non fare un partito …

CARONNO VARESINO – Dopo tre giorni di festa a Caronno Varesino, col grande finale della premiazione dopo il torneo di calcio balilla, si smobilita: tavole, panche, bandiere, manifesti. Ma non la Lega, assicurano qui, perché anzi, «la Lega vera sta tornando». Polenta, gorgonzola, arrosticini e salamelle, classico estivo in provincia, i luoghi dove il Carroccio è nato, dove anzi tutti sono nati e cresciuti: Umberto Bossi, Bobo Maroni, Attilio Fontana, ma anche Giancarlo Giorgetti.

Il vecchio militante Elio Fagioli — figura storica della base lumbard: nel 2022 alle elezioni per la presidenza della Repubblica qualche leghista nelle prime votazioni scrisse il suo nome — durante la prima serata, venerdì, aveva intonato il Va’ pensiero, quello che voleva essere l’inno padano dell’indipendenza. Le ha viste e vissute tutte, ricorda di quando due anni fa a Pontida incrociò Roberto Vannacci, «gli feci, “dico sempre a tutti che non c’entri nulla con la Lega, ora mi raccomando non fare un partito per i cavoli tuoi eh”, lui rispose: “ma lei crede per caso ai giornalisti?”». Aveva ragione Fagioli, «qui avevano già capito in parecchi come andava a finire».

E adesso? Sotto i tendoni dell’area festa hanno appiccicato le foto di Umberto Bossi sorridente col sigaro e lo slogan storico “né neri né rossi ma liberi con Bossi”: negli ultimi anni di sbornia sovranista e alleanze con estremisti di destra italiani e di mezza Europa quel grido era finito in soffitta. Ora invece ritornano gli slogan contro “Roma ladrona” (…“la Lega non perdona”), le tovaglie verdi come le camicie di un tempo, gli striscioni con il Sole delle Alpi, le vecchie bandiere dei Giovani padani, i quali adesso si chiamano Lega giovani, faranno la loro festa nazionale a Milano Marittima il prossimo weekend (tra gli ospiti di onore anche Gio Urso, influencer famoso per osannare i ricchi e l’ostentazione del lusso, tra neologismi tipo fatturage e chiavage). Il vintage è anche una scelta forzata e chissà se non fuori tempo massimo: con la concorrenza di Fn sul terreno nazionalista, serve tornare alle origini. Il segretario della Lega Lombarda Massimiliano Romeo lo va ripetendo nei suoi comizi sul territorio, lo ha fatto in provincia di Bergamo la settimana scorsa, idem qui nel varesotto. L’autonomia prima di tutto. «Dobbiamo pensare ai nostri valori, alla nostra storia», «ci sono temi comuni da Nord a Sud, ma si possono valorizzare di più certe tematiche del Nord senza offendere nessuno degli amici del Centro-Sud che stanno facendo il loro lavoro. Credo e spero che il governo si muova in questa direzione, perché la Lega è nata qui». Fontana invece, un altro che come Fagioli aveva spiegato in largo anticipo la pericolosità di investire politicamente così tanto sul generale in congedo, l’ha chiamata “la strada giusta” da “ritrovare”, e la cabina di regia voluta da Matteo Salvini può funzionare a ricalibrare la linea, perché «la questione settentrionale riguarda l’intero Paese, se il Nord non compete con il resto del mondo ci rimette l’Italia».

Un anno fa al congresso di Firenze si puntò su Elon Musk, sul rapporto con Donald Trump, con Viktor Orbán, si consegnò tessera e vicesegreteria, unico pacchetto, a Vannacci. Com’è andata a finire questa strategia è sotto gli occhi di tutti. «La nostra Lega — riflette Manuela Maffioli, la deputata subentrata a Bossi dopo la sua morte, ex vicesindaca di Busto Arsizio — sono i volontari, i militanti, ma soprattutto la voglia di stare uniti e tenere duro, anche nei momenti meno facili». Questione di sopravvivage.

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