ROMA – Il dito sarà puntato contro le opposizioni colpevoli di aver dilatato i tempi dell’esame della legge elettorale. Ma sullo sfondo di una eventuale richiesta di fiducia in Aula alla Camera, in realtà, ci sono gli emendamenti che Fratelli d’Italia presenterà per inserire le preferenze e che, in caso di blindatura del provvedimento, non verrebbero votati.
La maggioranza sta studiando le prossime mosse con annessi giochi d’Aula e non esclude che si possa arrivare a un’accelerazione. Si inizia oggi e la strada è tortuosa. La commissione Affari costituzionali tornerà a riunirsi per concludere l’esame della legge elettorale solo dopo il voto di fiducia al provvedimento sul piano casa. E molto dipenderà dai voti sugli ordini del giorno. Un centinaio presentati delle opposizioni che però vogliono prendersi tutto il tempo necessario.
ROMA – Il dito sarà puntato contro le opposizioni colpevoli di aver dilatato i tempi dell’esame della legge elettorale. Ma sullo sfondo di una eventuale richiesta di fiducia in Aula alla Camera, in realtà, ci sono gli emendamenti che Fratelli d’Italia presenterà per inserire le preferenze e che, in caso di blindatura del provvedimento, non verrebbero votati.
La maggioranza sta studiando le prossime mosse con annessi giochi d’Aula e non esclude che si possa arrivare a un’accelerazione. Si inizia oggi e la strada è tortuosa. La commissione Affari costituzionali tornerà a riunirsi per concludere l’esame della legge elettorale solo dopo il voto di fiducia al provvedimento sul piano casa. E molto dipenderà dai voti sugli ordini del giorno. Un centinaio presentati delle opposizioni che però vogliono prendersi tutto il tempo necessario.
Per rispettare il timing, la legge elettorale deve essere licenziata dalla commissione entro questa settimana per poi approdare in Aula entro la fine del mese. Solo così la maggioranza potrà sfruttare il contingentamento dei tempi e approvare il testo entro la metà di luglio.
Se così non sarà, il rischio, per la maggioranza, è di doverla calendarizzare nuovamente, arrivando così al mese di luglio e senza tempi contingentati. Due le strade. Portare il testo in Aula senza mandato al relatore. Ciò significa che i partiti di maggioranza voterebbero l’ultima delle quattro proposte di modifica da loro presentate e poi licenzierebbero il testo senza passare all’esame degli emendamenti successivi, tra cui quelli sulle preferenze. «Mi auguro solo che la commissione riesca a discutere tutto, senza forzature», dice la 5 stelle Vittoria Baldino.
Oppure se non si fa in tempo e se il testo dovesse slittare a luglio, sul tavolo c’è l’arma della fiducia, per arrivare comunque ad approvare la legge entro la metà del mese prossimo. Il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, in un’intervista a Repubblica si è detto convinto che venerdì la legge elettorale approderà in discussione generale alla Camera e «la settimana dopo dovremmo approvarla. Io personalmente spero di non usare la fiducia a Montecitorio — ha detto — anche se Renzi la pose».
E riguardo le richieste delle opposizioni di avere più tempo, il presidente della commissione Affari costituzionali, Nazario Pagano, ha aggiunto che non gli «risulta una disponibilità della maggioranza a uno slittamento a luglio», che comporterebbe un esame del testo molto più lungo.
Valutazioni in corso. Da un lato c’è la tentazione, da parte del governo, di porre la fiducia in Aula ed evitare così di andare alla conta sulle preferenze e dall’altro c’è il ragionamento opposto: portare al voto l’emendamento di FdI. Ma in che modo? Il voto è segreto e i Fratelli immaginano già di far mancare alcuni sì alla proposta di modifica. Convinti che le gran parte delle opposizioni voterà contro, sarebbe questa la garanzia data ai colleghi leghisti e azzurri che minacciano di far saltare l’intero impianto della legge elettorale.