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Schlein ascolta le imprese: “Abbiamo bisogno di voi”. Segnale ai riformisti dem

La segretaria del Pd Elly Schlein (lapresse)

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Ieri un’ora di colloquio riservato con Gori per evitare che faccia la stessa scelta di Picierno
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ROMA – Più che preoccuparsi del centro degli altri, Elly Schlein cerca di non perdere il proprio. Il centro del Partito democratico. È del resto il consiglio che le ha consegnato Romano Prodi, otto giorni fa, quando si sono visti a Bologna per partecipare a Repubblica delle Idee: bisogna valorizzare di più gli esponenti dem cattolici e moderati. Con un’urgenza: evitare altri addii dopo quelli di Elisabetta Gualmini, Pina Picierno e Marianna Madia.

Ieri di segnali a quel mondo Schlein ne ha mandati diversi. Nel pomeriggio ha visitato uno per uno i panel allestiti dalla delegazione dem a Bruxelles per l’evento “L’Europa che vogliamo”. Ma soprattutto, nel suo discorso alla plenaria, ha scelto un interlocutore privilegiato: le imprese. «È una delle iniziative più belle a cui mi è capitato di partecipare», ha detto dal palco. «Perché è basata sull’ascolto del mondo produttivo e associativo. Questo è un metodo che vogliamo portare anche al governo». E di classe dirigente nei workshop degli …

ROMA – Più che preoccuparsi del centro degli altri, Elly Schlein cerca di non perdere il proprio. Il centro del Partito democratico. È del resto il consiglio che le ha consegnato Romano Prodi, otto giorni fa, quando si sono visti a Bologna per partecipare a Repubblica delle Idee: bisogna valorizzare di più gli esponenti dem cattolici e moderati. Con un’urgenza: evitare altri addii dopo quelli di Elisabetta Gualmini, Pina Picierno e Marianna Madia.

Ieri di segnali a quel mondo Schlein ne ha mandati diversi. Nel pomeriggio ha visitato uno per uno i panel allestiti dalla delegazione dem a Bruxelles per l’evento “L’Europa che vogliamo”. Ma soprattutto, nel suo discorso alla plenaria, ha scelto un interlocutore privilegiato: le imprese. «È una delle iniziative più belle a cui mi è capitato di partecipare», ha detto dal palco. «Perché è basata sull’ascolto del mondo produttivo e associativo. Questo è un metodo che vogliamo portare anche al governo». E di classe dirigente nei workshop degli eurodeputati ce n’era tanta: cinque vicepresidenti di Confindustria, dirigenti di Eni, Leonardo, Stellantis, Lavazza e Campari, per citarne alcuni. Poi i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil. Non a caso, davanti alla platea coperta di luce blu, Schlein insiste su alcuni concetti chiave: «Manifattura italiana»; «Investimenti comuni in Europa»; «Un piano per l’automotive». Istanze evocate con una promessa: «Andranno ad arricchire il programma che elaboreremo con i nostri alleati». In mattinata l’aveva ribadito anche nella riunione della segreteria in vista della direzione di oggi: «Allargheremo». Lo ripeterà al Nazareno, con un accenno alla legge elettorale, agli eventi in fase di organizzazione l’8 e 15 luglio con Avs e M5s e alla situazione internazionale («Con Trump il governo passi dalle parole ai fatti: esca dal Board of peace»).

Allargare, dunque. Allontanare l’idea che la photo opportunity a quattro della scorsa settimana rappresenti il «campo stretto» paventato da qualcuno. In quest’ottica va inquadrato il faccia a faccia che la segretaria dem ha avuto al termine dell’evento di ieri con l’eurodeputato Giorgio Gori. Circa un’ora di colloquio riservato in una delle stanze del labirintico hotel dell’Eur scelto per ospitare i dibattiti della giornata. Da tempo l’ex primo cittadino di Bergamo è dato in uscita dal Pd. Il leader di Iv Matteo Renzi non fa segreto di ritenerlo un nome appetibile anche per la sua Casa riformista, dovessero mai esserci davvero le primarie di coalizione («Voterei Salis tutta la vita. Se non ci sarà, sogno una persona che ha fatto o sta facendo l’esperienza di sindaco»). Allo stesso tempo, l’ex premier non ha intenzione di fare sgarbi a Schlein. E Schlein, per ora, ha tutta l’intenzione di trattenere l’eurodeputato. Rappresentante di quel centro attento alle industrie che la segretaria dem non ha intenzione di appaltare a “ditte esterne”. Tanto più alla luce della confusione che ancora regna da quelle parti.

Mentre continua il dialogo tra Progetto Civico di Alessandro Onorato, Più Europa di Riccardo Magi, il Psi di Enzo Maraio e Più Uno di Ernesto Maria Ruffini, il segretario di Iv, per ora, si prepara ad andare per la sua strada: «Saremo presenti alle primarie con un nostro candidato al primo turno e alle secondarie con una nostra lista di centrosinistra». Del resto tra i renziani – e pure tra i dirigenti dem riformisti – c’è la convinzione che l’operazione intorno a Onorato abbia uno scopo preciso: spingere la leadership di Giuseppe Conte più che di Schlein. Motivo di allarme nel Pd? Nessuno, dice Nicola Zingaretti, forte dell’esperienza da ex segretario: «Sono le ultime scosse di assestamento di una nave che sta arrivando in porto».

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