"E così ci siamo, mercoledì 24 giugno alle ore 10 uscirò (dal portone di Via R. Majetti, 70), ponendo fine ad un'esperienza di carcere durata 1 anno, 5 mesi e 24 giorni". Così scriveva qualche giorno fa Gianni Alemanno, uscito oggi dal carcere di Rebibbia.
L’ex sindaco di Roma ed ex ministro era stato arrestato la notte di Capodanno tra il 2024 e il 2025 e portato nel carcere di Rebibbia. Il motivo era di aver violato gli obblighi imposti dai magistrati di sorveglianza. Secondo la guardia di finanza infatti Alemanno non aveva rispettato tutte le prescrizioni grazie alle quali aveva ottenuto di scontare una pena alternativa al carcere dopo la condanna definitiva ottenuta nell’ambito del procedimento un tempo conosciuto come “Mafia Capitale”.
L’ex primo cittadino infatti stava lavorando nella casa famiglia “So.Spe.-Solidarietà e Speranza” di suor Paola D’Auria. Inoltre avrebbe dovuto rispettare i divieti imposti dal tribunale, secondo cui non si sarebbe dovuto allontanare da casa tra le…
"E così ci siamo, mercoledì 24 giugno alle ore 10 uscirò (dal portone di Via R. Majetti, 70), ponendo fine ad un'esperienza di carcere durata 1 anno, 5 mesi e 24 giorni". Così scriveva qualche giorno fa Gianni Alemanno, uscito oggi dal carcere di Rebibbia.
L’ex sindaco di Roma ed ex ministro era stato arrestato la notte di Capodanno tra il 2024 e il 2025 e portato nel carcere di Rebibbia. Il motivo era di aver violato gli obblighi imposti dai magistrati di sorveglianza. Secondo la guardia di finanza infatti Alemanno non aveva rispettato tutte le prescrizioni grazie alle quali aveva ottenuto di scontare una pena alternativa al carcere dopo la condanna definitiva ottenuta nell’ambito del procedimento un tempo conosciuto come “Mafia Capitale”.
L’ex primo cittadino infatti stava lavorando nella casa famiglia “So.Spe.-Solidarietà e Speranza” di suor Paola D’Auria. Inoltre avrebbe dovuto rispettare i divieti imposti dal tribunale, secondo cui non si sarebbe dovuto allontanare da casa tra le 21 e le 7, evitando assolutamente di frequentare pregiudicati.
Le fiamme gialle avevano però scoperto che Alemanno aveva trasgredito più volte alle prescrizioni imposte giustificando assenze dalla comunità attraverso una serie di motivazioni poi rivelatesi false. La pratica era poi finita in mano ai carabinieri, che avevano avuto il compito di eseguire il provvedimento.
Accusato inizialmente di mafia e corruzione, Alemanno era poi stato condannato per traffico di influenze. Secondo le accuse avrebbe "piegato la sua funzione di sindaco" agli interessi di Buzzi e Carminati, ricevendo in cambio circa 223.500 euro. I fatti risalgono al biennio 2012-2014, ovvero quando Buzzi ha finanziato la Fondazione Nuova Italia.
Per l’accusa, l’ex sindaco aveva richiesto quel denaro, "parte integrante dei patti corruttivi relativi agli interventi volta per volta posti in essere da Alemanno in favore delle Cooperative. In cambio, avrebbe dovuto fare sbloccare i crediti delle cooperative nei confronti di Ama Spa ed Eur Spa”. I giudici, nel motivare la sentenza di Appello, avevano sottolineato la "straordinaria gravità delle condotte criminose che in quegli anni hanno letteralmente funestato il rapporto tra imprenditori, cooperative e politica, inquinando in modo sistemico i gangli della vita amministrativa della città di Roma". Poi i processi, la condanna definitiva a un anno e dieci mesi di carcere e infine la pena alternativa: le prescrizioni che Alemanno avrebbe dovuto rispettare per non stare in carcere e che, per gli investigatori, non aveva rispettato.
Subito dopo il suo ingresso a Rebibbia, Alemanno ha denunciato le condizioni del carcere, che ha definito drammatiche, scrivendo un libro e con ripetute prese di posizione. Anche nell’annuncio dell’uscita ha voluto sottolineare che non c’è, per lui, contraddizione tra la difesa della sicurezza e la necessità di un sistema penitenziario che rispetti la dignità delle persone e ne promuova la riabilitazione.