Legge elettorale, spunta emendamento anti Vannacci. Futuro nazionale: “Marchetta per Azione”
di Stefano BaldoliniVia libera della commissione Affari Costituzionale della Camera alla riforma della legge elettorale scritta dalla maggioranza. Sarà in Aula per la discussione generale venerdì mattina. Da luglio, in base al regolamento, l'esame potrà essere affrontato con tempi contingentati.
Nel testo definitivo del Bignami bis spunta una riformulazione ‘anti Vannacci’. Ossia l'esenzione dalla raccolta delle firme per le forze politiche che abbiano un gruppo parlamentare alla Camera o al Senato ma che sia stato formato entro il 31 dicembre 2025.
Esclusa dall’esonero di raccolta firme dunque Futuro nazionale, la formazione dell’ex generale Roberto Vannacci nata nel 2026. Salvi invece Azione, Avs e Noi moderati che hanno un gruppo in almeno uno delle due Camere. Costretta alla ra…
Via libera della commissione Affari Costituzionale della Camera alla riforma della legge elettorale scritta dalla maggioranza. Sarà in Aula per la discussione generale venerdì mattina. Da luglio, in base al regolamento, l'esame potrà essere affrontato con tempi contingentati.
Nel testo definitivo del Bignami bis spunta una riformulazione ‘anti Vannacci’. Ossia l'esenzione dalla raccolta delle firme per le forze politiche che abbiano un gruppo parlamentare alla Camera o al Senato ma che sia stato formato entro il 31 dicembre 2025.
Esclusa dall’esonero di raccolta firme dunque Futuro nazionale, la formazione dell’ex generale Roberto Vannacci nata nel 2026. Salvi invece Azione, Avs e Noi moderati che hanno un gruppo in almeno uno delle due Camere. Costretta alla raccolta delle sottoscrizioni, invece Più Europa che ha solo una 'componente' e non un gruppo alla Camera.
Fn reagisce e per voce del deputato vannacciano Edoardo Ziello parla di “marchetta per Azione”. "È assurdo," – aggiunge – "noi vogliamo raccogliere le firme e considerando i nostri 111mila iscritti le abbiamo già, ma qui sembra il mercato dell'est...”. “Forse – conclude – è "la prova di una possibile intesa" tra il centrodestra e Calenda.
"Di questo provvedimento beneficeranno almeno 4 gruppi parlamentari tanto di maggioranza quanto di opposizione e ricalca quanto è stato fatto per decreto nel maggio del 2022" per cui "io non mi sono inventato nessun criterio che non fosse in continuità" per "far valere un principio che è quello di rappresentanza", replica il capogruppo di Azione alla Camera Matteo Richetti che definisce “volgari” le parole di Ziello. “La nostra forza ha preso 2 milioni di voti: Ziello non venga a darci lezioni di rappresentanza”, aggiunge.
Intanto continuano le polemiche sull’arrivo in Aula della legge. "Stasera la maggioranza fa un altro passo per salvare sé stessa e tentare di vincere a tutti i costi le elezioni. Non hanno voluto sentire ragioni: hanno approvato una riforma elettorale pericolosa e incostituzionale. Hanno bocciato emendamenti unitari delle opposizioni: quello per garantire la parità di genere e per riconoscere finalmente il diritto di voto ai fuori sede. Hanno scritto ancora una volta una bruttissima pagina parlamentare. Dopo il referendum è stata tutta una corsa perché non hanno capito la lezione: non consentiremo di stravolgere le regole democratiche". Così Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
39 gli emendamenti presentati e accantonati, che contenevano tra gli altri il nodo delle preferenze e il voto ai fuorisede. Secondo i dem si sarebbe arrivati a esaminare “appena il 46 per cento” degli emendamenti.
"Curioso modo di concepire il confronto che per la destra più o meno significa 'fate quello che diciamo noi’”, attacca il capogruppo di Avs Filiberto Zaratti. “Non hanno voluto ascoltarci su nulla: sulla raccolta digitale delle firme è incomprensibile il no della maggioranza contro uno strumento efficace, dovremmo agevolare la partecipazione che così viene invece scoraggiata. Anche il parere contrario all'emendamento delle opposizioni sulla parità di genere è incomprensibile, dovete tornare indietro".
Per Riccardo Magi, di +Europa, con il no alle firme digitali la maggioranza usa “un odioso privilegio che vuole escluderci dalla partecipazione al voto”.