ROMA – Alla direzione Pd riunita al Nazareno, la segretaria Elly Schlein chiede di visualizzare l’obiettivo: «Dopo vent’anni abbiamo l’opportunità di andare insieme a un’alleanza progressista alle prossime elezioni e vincerle e cambiare il Paese». In replica, fuori dallo streaming, ai suoi ricorda che i nemici sono anche invisibili: «C’è un pezzo di establishment che mal sopporta una leadership progressista a palazzo Chigi». Tanto più con il suo profilo: «Sconto il fatto di essere una donna, di stare con un’altra donna e di avere quarant’anni». È il preludio della sfida: «Ma andremo avanti lo stesso, se ne facciano una ragione».
Sono passaggi che servono a trasmettere un concetto: è il momento della «mobilitazione» (dalla più sperduta Festa dell’unità a quella nazionale, annunciata a Reggio Emilia dall’1 al 13 settembre). Sottinteso: e non delle polemiche. Per questo, a una settimana dalla foto a quattro con Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, la leader dem cerca di m…
ROMA – Alla direzione Pd riunita al Nazareno, la segretaria Elly Schlein chiede di visualizzare l’obiettivo: «Dopo vent’anni abbiamo l’opportunità di andare insieme a un’alleanza progressista alle prossime elezioni e vincerle e cambiare il Paese». In replica, fuori dallo streaming, ai suoi ricorda che i nemici sono anche invisibili: «C’è un pezzo di establishment che mal sopporta una leadership progressista a palazzo Chigi». Tanto più con il suo profilo: «Sconto il fatto di essere una donna, di stare con un’altra donna e di avere quarant’anni». È il preludio della sfida: «Ma andremo avanti lo stesso, se ne facciano una ragione».
Sono passaggi che servono a trasmettere un concetto: è il momento della «mobilitazione» (dalla più sperduta Festa dell’unità a quella nazionale, annunciata a Reggio Emilia dall’1 al 13 settembre). Sottinteso: e non delle polemiche. Per questo, a una settimana dalla foto a quattro con Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, la leader dem cerca di mettere un punto alla tormentata diatriba sulle assenze: «L’alleanza progressista è già una realtà, semmai dobbiamo allargare ancora, non certo restringere». Da giorni Schlein lo ripete: con Italia viva governiamo insieme nelle città e nelle regioni, non si torna indietro. Si parla di aggiunte e non di sottrazioni: «Siamo qui per generare il nuovo».
È il nodo intorno al quale, inevitabilmente, si squaderna il dibattito a seguire. Goffredo Bettini smentisce i retroscena che lo vorrebbero regista del progetto Alessandro Onorato in chiave anti-Matteo Renzi: «Per me sta nel centrosinistra perché combatte da tempo con efficacia contro il governo Meloni». I dubbi dell’area riformista li esprime Graziano Delrio. Contesta l’idea che Pd, Avs e M5S possano costituire un “blocco unico” (copyright Francesco Boccia) a cui sommare dei cespuglietti centristi: «Questo partito non appalta il riformismo ad altri, soprattutto se sono forze che non hanno costituito nulla». Ma nelle conclusioni Schlein invita i suoi a osservare questo processo con la giusta distanza: «Non possiamo interferire con l’organizzazione del centro, l’augurio è che siano pronti a settembre, li aspettiamo al tavolo del programma». È necessario lasciare una «sedia vuota», dice la leader dem, citando un’immagine evocata da Andrea Orlando. Una sedia vuota pronta a ospitare anche le forze che si sono mobilitate al referendum ma non si riconoscono nei partiti della coalizione.
Il problema è che fuori dalle stanze del Nazareno la riflessione tra “chi sta dentro e chi sta fuori” non è poi così pacifica. Se Giuseppe Conte dice che includere o meno Matteo Renzi «non è una decisione da prendere adesso, è il tempo del programma», da Iv fanno filtrare, piccati, che il leader M5S sembra auto-attribuirsi il potere di fare «test d’ammissione». Mentre l’ex premier fiorentino di certo non aspetta inviti, né pagelle: «Se qualcuno preferisce i veti ai voti si sta sparando sui piedi, Casa riformista sarà sulla scheda». Aggiunta affilata: «Non hanno ancora capito la nuova legge elettorale». Una frase che, a taccuini chiusi, ripetono anche nel Pd per commentare la proposta ventilata ieri da Conte all’evento della Verità. Ovvero: «Le primarie rimangono sul tavolo come altre soluzioni, come quella adottata nelle regioni, dove abbiamo valutato insieme il candidato più competitivo». Difficile senza pesarsi alle urne. E il Melonellum, appunto, impone l’obbligo di indicare il candidato premier con il programma, prima del voto. «Un antipasto del premierato che non sono riusciti a fare», l’ha definito Schlein nella sua relazione: prevede «un premio enorme» e «liste completamente bloccate». Resta una sola opzione: «Faremo muro con le altre opposizioni».