Mattarella celebra la Costituente. Standing ovation in aula. Ma Salvini e vannacciani marcano visita
di Concetto VecchioSergio Mattarella cita i martiri assassinati dal fascismo. Matteotti, Amendola, don Minzoni, Gramsci, i fratelli Rosselli. Da sinistra il deputato Federico Fornaro fa partire un applauso. Quelli attorno a lui si alzano in piedi. Nell’altro lato dell’emiciclo, a destra – ma i parlamentari sono seduti in ordine sparso – ci mettono un po’ a farlo. Anche Giorgia Meloni si alza. Un po’ in ritardo. Ma si alza.
E’ l’immagine clou alla cerimonia per gli 80 anni dell’apertura dei lavori dell’Assemblea Costituente in una Montecitorio pavesata a festa. Settecento parlamentari. Il governo. Autorità. Il presidente della Consulta, Amoroso. Scolaresche. Mattarella, che parla dopo il presidente della Camera Lorenzo Fontana e quello del Senato, Ignazio La Russa, fa un discorso nel segno dell’unità, perché “la Repubblica è di tutti”. E cita Saragat che si disse: “Fate che il volto della Repubblica sia un volto umano”, un appello non banale in un mondo popolato da autocrati guerrafondai.
Discorso storic…
Sergio Mattarella cita i martiri assassinati dal fascismo. Matteotti, Amendola, don Minzoni, Gramsci, i fratelli Rosselli. Da sinistra il deputato Federico Fornaro fa partire un applauso. Quelli attorno a lui si alzano in piedi. Nell’altro lato dell’emiciclo, a destra – ma i parlamentari sono seduti in ordine sparso – ci mettono un po’ a farlo. Anche Giorgia Meloni si alza. Un po’ in ritardo. Ma si alza.
E’ l’immagine clou alla cerimonia per gli 80 anni dell’apertura dei lavori dell’Assemblea Costituente in una Montecitorio pavesata a festa. Settecento parlamentari. Il governo. Autorità. Il presidente della Consulta, Amoroso. Scolaresche. Mattarella, che parla dopo il presidente della Camera Lorenzo Fontana e quello del Senato, Ignazio La Russa, fa un discorso nel segno dell’unità, perché “la Repubblica è di tutti”. E cita Saragat che si disse: “Fate che il volto della Repubblica sia un volto umano”, un appello non banale in un mondo popolato da autocrati guerrafondai.
Discorso storico, ad ampio raggio. Cita le donne che entrarono finalmente a far parte dell’assemblea. I partigiani che si batterono per la libertà. Ricorda non solo le responsabilità dei nazisti ma anche quella della Repubblica di Salò. I militari lasciati allo sbaraglio. Il contributo della Brigata Ebraica alla Liberazione dell’Italia. Ma gli uomini non compromessi col regime riuscirono in una rivoluzione pacifica, dopo che “il regime fascista aveva messo a rischio anche l’unità d’Italia”. Parole chiare che risuonano nell’emiciclo pieno, a meno del vicepremier Matteo Salvini, di molti leghisti, e dei vannacciani, che hanno disertato l’appuntamento istituzionale.
Concordia. Unità. Questi gli elementi chiave del discorso. L’applauso parte anche quando ricorda che la Repubblica ha portato i diritti sociali. Rammenta – ed è un dato che va collocato nell’attualità di questi giorni – che nel Dopoguerra si trovò “largamente dipendente per la sopravvivenza” dagli aiuti americani, perché bisognava sopravvivere, ma senza togliere al fatto che “le scelte di politica estera dovevano anzitutto mirare a salvaguardare l’indipendenza politica della neonata Repubblica”.
Gli applausi anche quando parla di Mazzini e di Garibaldi. Scroscianti battimani anche quando ricorda “le tredici consultrici e toccherà ad Angela Guidi Cingolani essere la prima a prendere la parola a Montecitorio, pochi giorni dopo l’insediamento, il 1 ottobre 1945, con un elevato discorso di pace”.
Viva la Repubblica, viva la Costituzione, ha concluso Mattarella. Standing ovation di Montecitorio per il presidente che ricorda che le radici democratiche vanno preservate oggi più che mai.