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Primo ok al Melonellum. Scure sugli emendamenti. Protesta l’opposizione

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Il testo domani in aula: dubbi di FdI sulle preferenze senza accordo con gli alleati. Passa la norma anti-Fn: per le liste dovranno raccogliere le firme
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ROMA – Era già tutto previsto. La maggioranza conclude l’esame del Melonellum in commissione Affari costituzionali alla Camera con un colpo di accetta sugli emendamenti. Erano 434, ne sono stati votati 215: quasi la metà esatta. Non sono mai arrivate al vaglio dei deputati le proposte di modifica più radioattive, cautamente accantonate dai relatori e mai più ripescate. E non a caso: «Il centrodestra – pungola il dem Federico Fornaro – fugge dai nodi politici». Uno su tutti: le preferenze. Pomo della discordia tra FdI, Lega e FI. Escluse dell’accordo di massima sulla riforma e ora sospese in un limbo di trattativa tra gli sherpa della coalizione. Dopo aver evitato il voto palese della commissione, i meloniani stanno infatti valutando se presentare davvero un emendamento sul tema in assemblea. La contrarietà degli alleati è dichiarata. In più di una riunione riservata il Carroccio ha messo la pistola sul tavolo: se passano anche solo per sbaglio, faranno affondare il testo. Anche il vot…

ROMA – Era già tutto previsto. La maggioranza conclude l’esame del Melonellum in commissione Affari costituzionali alla Camera con un colpo di accetta sugli emendamenti. Erano 434, ne sono stati votati 215: quasi la metà esatta. Non sono mai arrivate al vaglio dei deputati le proposte di modifica più radioattive, cautamente accantonate dai relatori e mai più ripescate. E non a caso: «Il centrodestra – pungola il dem Federico Fornaro – fugge dai nodi politici». Uno su tutti: le preferenze. Pomo della discordia tra FdI, Lega e FI. Escluse dell’accordo di massima sulla riforma e ora sospese in un limbo di trattativa tra gli sherpa della coalizione. Dopo aver evitato il voto palese della commissione, i meloniani stanno infatti valutando se presentare davvero un emendamento sul tema in assemblea. La contrarietà degli alleati è dichiarata. In più di una riunione riservata il Carroccio ha messo la pistola sul tavolo: se passano anche solo per sbaglio, faranno affondare il testo. Anche il voto segreto, possibile in aula, non metterebbe la coalizione al sicuro da incidenti. Se le opposizioni – così come stanno valutando – dovessero uscire dall’emiciclo, la maggioranza si troverebbe a mostrarsi plasticamente divisa sul tema. Per questo da via della Scrofa si continua a lavorare per trovare un’intesa su una formula che possa ridare la possibilità di scelta agli elettori senza esautorare le segreterie dei partiti (in ballo sempre il “modello toscano”, solo il capolista bloccato). Ma se alla fine il muro degli alleati non dovesse cedere, FdI potrebbe rinunciare a proporre la modifica in solitaria – con Noi Moderati – all’esame dell’aula. Tanto più che per ora la maggioranza allontana l’ipotesi di chiedere la fiducia (per quanto il ministro dei Rapporti con il parlamento Luca Ciriani, in un’intervista a Repubblica, abbia lasciato aperta la porta: «Renzi la pose»).

Prima di dare l’ok al mandato ai relatori – quattro, uno per partito della coalizione – un’ultima novità è però entrata nel testo del Melonellum bis: le forze politiche che abbiano un gruppo parlamentare alla Camera o al Senato – formato entro il 31 dicembre 2025 – sono esentate dalla raccolta firme per partecipare alle prossime elezioni politiche. Vi rientrano Azione, Avs, Iv e Noi moderati. Mentre rimangono fuori Futuro nazionale e +Europa. Il vannacciano Edoardo Ziello arriva a definirla «una marchetta per Azione» («Soliti termini volgari, noi abbiamo preso 2 milioni di voti, vengono a darci lezioni?», lo rimbrotta il capogruppo calendiano Matteo Richetti). Non basta che dal centrodestra garantiscano: «È il calco di un meccanismo già esistente». Insorge anche Riccardo Magi: «Lo scempio in commissione è terminato in modo coerente con la bocciatura della firma digitale per la presentazione delle liste e il privilegio dell’esenzione dalla raccolta firme per alcune forze politiche e negato ad altre». L’inizio della prossima battaglia: «Ci mobiliteremo nei prossimi giorni in parlamento e nel Paese».

Una lotta condivisa da tutte le opposizioni, indispettite dal merito e dal metodo: «La maggioranza ha calpestato i nostri diritti e impedito un dibattito proficuo», lamenta la dem Simona Bonafè. «Il confronto per loro è “fate come diciamo noi”», aggiunge Filiberto Zaratti di Avs: «Quale è l’emergenza che impedisce una discussione piena sulla legge elettorale?». La cinquestelle Vittoria Baldino si augura di non vedere il bis tra i banchi dell’emiciclo: «Facciamo in modo in aula di non dare uno spettacolo indecoroso sul voto dei fuorisede e sulle preferenze». Poi il colpo di fioretto: «Quei nodi che non siete stati in grado si sciogliere prima di tutto al vostro interno». La discussione generale inizia domani. Ma la settimana cerchiata in rosso per il via libera sarà quella del 6 luglio.

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