La nuova legge elettorale approda alla Camera, al via la discussione tra le proteste. Magi espulso
di Serena RiformatoIl Melonellum arriva in aula alla Camera per il primo scampolo di discussione generale e sono subito scintille. Appena un quarto d’ora dopo l’apertura dei lavori, il segretario di +Europa Riccardo Magi viene espulso per aver mostrato un maxi-facsimile della scheda con la scritta “Il tuo voto non conta”. Seduta sospesa per dieci minuti e poi ripresa.
“Credo che questa legge elettorale segni un colpo di Stato – mite e burocratico – ma un colpo di Stato”, commenta Magi in Transatlantico, dopo essere stato allontanato dall’emiciclo. “Si passa il segno e si accetta che il Parlamento diventi un organo che viene eletto per trascinamento rispetto al capo”. Il riferimento è a una delle caratteristiche più contestate dal nuovo sistema di voto in approvazione: tutte le liste sono bloccate, non ci sono preferenze.
Il Melonellum arriva in aula alla Camera per il primo scampolo di discussione generale e sono subito scintille. Appena un quarto d’ora dopo l’apertura dei lavori, il segretario di +Europa Riccardo Magi viene espulso per aver mostrato un maxi-facsimile della scheda con la scritta “Il tuo voto non conta”. Seduta sospesa per dieci minuti e poi ripresa.
“Credo che questa legge elettorale segni un colpo di Stato – mite e burocratico – ma un colpo di Stato”, commenta Magi in Transatlantico, dopo essere stato allontanato dall’emiciclo. “Si passa il segno e si accetta che il Parlamento diventi un organo che viene eletto per trascinamento rispetto al capo”. Il riferimento è a una delle caratteristiche più contestate dal nuovo sistema di voto in approvazione: tutte le liste sono bloccate, non ci sono preferenze.
I nodi del Melonellum
Il testo all’esame della Camera, in aula oggi praticamente deserta, è un proporzionale con un massiccio premio di maggioranza alla coalizione vincente che abbia superato il 42% dei consensi: 70 deputati e 35 senatori. Fino a toccare un massimo 220 seggi a Montecitorio e 113 a Palazzo Madama. Per i partiti viene previsto l’obbligo di indicare il candidato presidente del Consiglio con il deposito del programma, dunque prima delle urne. Caratteristica che porta le opposizioni all’accusa di un “surrogato del premierato”: “Avete provato a passare dalla porta principale con una proposta di riforma costituzionale che avete messo nei cassetti e allora provate a farla rientrare dalla finestra”, nota nel suo intervento il dem Federico Fornaro.
Le liste – sia quelle circoscrizionali sia quella del premio – sono bloccate: vuol dire che sulla scheda l’elettore non potrà scrivere il nome del candidato al quale vuole dare il proprio voto, ma unicamente il partito.
Sulle preferenze, infatti, non c’è accordo in maggioranza. Fratelli d’Italia - o meglio la presidente del Consiglio Giorgia Meloni - vorrebbe re-introdurle. Forza Italia è dubbiosa, la Lega esplicitamente contraria: pronta a far saltare il banco se dovessero passare anche solo per errore. Per questo la coalizione si è tenuta ben lontana dal tema in commissione, dove il voto è solo palese. I meloniani, per voce del responsabile Organizzazione Giovanni Donzelli, hanno annunciato più di una volta l’intenzione di depositare in aula un emendamento sulle preferenze. Ma alla fine anche questa ipotesi potrebbe essere accantonata per evitare incidenti. Il voto segreto renderebbe facile la bocciatura. E se le opposizioni decidessero di uscire dall’aula – così come stanno valutando – il centrodestra si troverebbe a dare una dimostrazione plastica delle proprie divisioni sul tema.
I tempi
La maggioranza ha accelerato i lavori in commissione – fino a far cadere la metà degli emendamenti senza averli esaminati – per avviare la discussione generale in assemblea entro la fine di giugno. Così da poter sfruttare, a luglio, i tempi contingenti a ridosso della pausa estiva. La settimana cerchiata in rosso per il primo via libera è quella del 6 luglio. Poi la riforma passerà al vaglio del Senato, per arrivare all’approvazione definitiva al più tardi a settembre. Salvo imprevisti.