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Macron: “Io e Meloni? Più nulla di glaciale”. Ma lei punge su Le Pen

(ansa)

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Primo vertice dopo le liti. Il presidente: “I nostri Paesi partner indispensabili”. Meloni: “Tra noi sempre franchi”. E Salvini diserta
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Tra i pini di Villa Eilenroc, gioiello della Belle Époque nella Costa azzurra angariata dalla grande calura, Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron mettono in scena un disgelo che il termometro rende superfluo, ma non la convenienza. Sorrisoni, cordialità misurata, photo op. La premier italiana, uscita con diversi acciacchi dalle turbolenze impreviste del rapporto con Trump, arriva ad Antibes in cerca di refrigerio politico. Eppure mentre Macron sfodera il galateo della riconciliazione, lei trova il modo di infilare qualche spillo sotto il ventaglio. In Europa si torna a «cooperare»; fidarsi è un’altra faccenda.

Il primo abboccamento tra i due è sull’uscio del museo Picasso. «Giorgia, quanto tempo...», fa il padrone di casa. Si erano visti solo il giorno prima, all’E5 berlinese, ma stavolta la cornice è diversa: non un summit d’emergenza, ma un vertice «intergovernativo» per celebrare i rapporti tra Roma e Parigi. Il numero 36 della storia, dicono le statistiche. Il primo da quando la lead…

Tra i pini di Villa Eilenroc, gioiello della Belle Époque nella Costa azzurra angariata dalla grande calura, Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron mettono in scena un disgelo che il termometro rende superfluo, ma non la convenienza. Sorrisoni, cordialità misurata, photo op. La premier italiana, uscita con diversi acciacchi dalle turbolenze impreviste del rapporto con Trump, arriva ad Antibes in cerca di refrigerio politico. Eppure mentre Macron sfodera il galateo della riconciliazione, lei trova il modo di infilare qualche spillo sotto il ventaglio. In Europa si torna a «cooperare»; fidarsi è un’altra faccenda.

Il primo abboccamento tra i due è sull’uscio del museo Picasso. «Giorgia, quanto tempo...», fa il padrone di casa. Si erano visti solo il giorno prima, all’E5 berlinese, ma stavolta la cornice è diversa: non un summit d’emergenza, ma un vertice «intergovernativo» per celebrare i rapporti tra Roma e Parigi. Il numero 36 della storia, dicono le statistiche. Il primo da quando la leader di FdI è a palazzo Chigi. Non banale, perché preceduto da un filotto d’incomprensioni e sgambetti. Nella conferenza stampa, la prima domanda non può essere che su quello: i vostri rapporti non sono più glaciali? Macron ribatte sornione: «Fa caldo, non c’è più nulla di glaciale, difendiamo gli interessi dei nostri Paesi ma in modo rispettoso». Meloni pure, sulle prime, si fa conciliante: «Le nostre relazioni non sono state glaciali, sono tra persone serie. C’è franchezza anche quando non si è d’accordo, mi diverto a leggere i retroscena... Io sono molto espressiva».

Tutto archiviato? Un paio di domande dopo, la premier rispolvera uno dei primi attriti col presidente francese: era l’ottobre del ‘22 e l’ex ministra macroniana Laurence Boone disse a Repubblica che avrebbe «vigilato» sullo stato di diritto in Italia. Meloni non cita Boone, ma ricorda l’episodio quando le chiedono che ne pensi dell’esclusione di Marine Le Pen dalle prossime presidenziali: «Non conosco i termini giudiziari, ho rispetto per Le Pen, non dico ai francesi cosa sia meglio per loro, perché io non ho gradito quando è stato fatto nei miei confronti». Macron incassa, non ribatte, come sull’assenza di Matteo Salvini, che spedisce il vice Edoardo Rixi e intanto va alla celebrazione della Vespa. La distanza con Meloni, l’inquilino dell’Eliseo l’ha già rimarcata solo una settimana fa, al Consiglio europeo: non vuole gli hub per migranti che la collega italiana decanta. E quanto a Trump, ricorda il francese, i «momenti d’incertezza» vanno avanti «da 18 mesi», non dall’altro ieri.

Punture, infilate tra abbracci e complimenti (di Meloni) per il G7 di Evian «molto ben riuscito» e il riconoscimento dell’Italia «partner indispensabile» da parte del francese. Nessuno però vuole rovinare davvero la giornata del disgelo. Sorrisi a denti stretti, pure per i ministri italiani che, a differenza dei francesi riparati dall’ombra, assistono a mezz’ora di conferenza stampa sotto un sole da tropici. Almeno per la cena, c’è l’aria condizionata.

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