Mattarella celebra la Costituente: “Con il fascismo unità a rischio”
di Concetto VecchioCita De Gasperi, che disse «diamoci la mano, uomini di buona volontà». Può valere anche per l’Italia di oggi? Sergio Mattarella se lo augura. Parlando nell’aula della Camera nell’anniversario della prima seduta dell’assemblea costituente, tenutasi il 25 giugno 1946, il capo dello Stato riassume il pensiero dello statista democristiano: «Concordia e unità, questo il programma della nuova Italia repubblicana, riassunto dal presidente della ricostruzione, con un atto di fede nella virtù della democrazia». Elenca i martiri assassinati dal fascismo. Matteotti, Amendola, don Minzoni, Gramsci, i fratelli Rosselli. Da sinistra il deputato Federico Fornaro fa partire un applauso. Quelli attorno a lui si alzano in piedi. Nell’altro lato dell’emiciclo, a destra – ma i parlamentari sono seduti in ordine sparso – ci mettono un po’ a farlo. Poi anche Giorgia Meloni si alza. Il presidente menziona gli eroi del Risorgimento, Mazzini e Garibaldi. Perché la nostra Repubblica viene da lontano.
Ore 11. M…
Cita De Gasperi, che disse «diamoci la mano, uomini di buona volontà». Può valere anche per l’Italia di oggi? Sergio Mattarella se lo augura. Parlando nell’aula della Camera nell’anniversario della prima seduta dell’assemblea costituente, tenutasi il 25 giugno 1946, il capo dello Stato riassume il pensiero dello statista democristiano: «Concordia e unità, questo il programma della nuova Italia repubblicana, riassunto dal presidente della ricostruzione, con un atto di fede nella virtù della democrazia». Elenca i martiri assassinati dal fascismo. Matteotti, Amendola, don Minzoni, Gramsci, i fratelli Rosselli. Da sinistra il deputato Federico Fornaro fa partire un applauso. Quelli attorno a lui si alzano in piedi. Nell’altro lato dell’emiciclo, a destra – ma i parlamentari sono seduti in ordine sparso – ci mettono un po’ a farlo. Poi anche Giorgia Meloni si alza. Il presidente menziona gli eroi del Risorgimento, Mazzini e Garibaldi. Perché la nostra Repubblica viene da lontano.
Ore 11. Montecitorio è pavesata a festa. Settecento presenze. Il governo. Autorità. Scolaresche. Mattarella, che parla dopo il presidente della Camera Lorenzo Fontana e quello del Senato, Ignazio La Russa, fa una lezione nel segno dell’unità, perché «la Repubblica è di tutti». Tra le destre però molti hanno preferito disertare. Ampi vuoti tra i leghisti. Matteo Salvini è al ministero. Gli otto vannacciani sono platealmente dall’altra parte della città per un flash mob. Non è anche la loro festa? Giuseppe Saragat disse: «Fate che il volto della Repubblica sia un volto umano». Vale più che mai ora, in un mondo popolato da sovranisti della sporca dozzina.
Discorso storico di diciotto minuti. Cita le donne che entrarono finalmente a far parte dell’assemblea. I partigiani che si batterono per la libertà. Ricorda non solo le responsabilità dei nazisti ma anche quella della Repubblica di Salò. I militari mandati allo sbaraglio. Il contributo della Brigata Ebraica alla Liberazione dell’Italia. Gli uomini non compromessi col regime riuscirono in una rivoluzione pacifica, dopo che «il fascismo aveva messo a rischio anche l’unità d’Italia».
Concordia. Questo l’elemento chiave del discorso. L’applauso parte anche quando ricorda che la Repubblica ha portato i diritti sociali. Rammenta – ed è un dato che va collocato nell’attualità di questi giorni – che nel Dopoguerra si trovò «largamente dipendente per la sopravvivenza» dagli aiuti americani, perché bisognava sopravvivere, ma senza togliere al fatto che «le scelte di politica estera dovevano anzitutto mirare a salvaguardare l’indipendenza politica della neonata Repubblica». Non dimentica «le tredici consultrici», le donne chiamate a far parte della Consulta nazionale del 1945-46. Toccherà ad Angela Guidi Cingolani essere la prima a prendere la parola a Montecitorio, il 1 ottobre 1945, con «un elevato discorso di pace». Nel fascismo le donne non votavano, né facevano politica.
Viva la Repubblica, viva la Costituzione, esclama il presidente, a cui l’aula regala una standing ovation. Le radici democratiche vanno preservate più che mai. Però «il cammino di pacificazione nazionale non è ancora giunto a mio avviso a conclusione», ha sottolineato il presidente La Russa. Mattarella ha fatto notare che Umberto Terracini - che aveva trascorso undici anni nelle carceri fasciste - lanciò un messaggio di pacificazione al termine dei lavori della Costituente, sollecitando al presidente della Repubblica un gesto di clemenza.