«Se il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami dice che il suo partito sta lavorando con gli alleati per «presentare un emendamento unitario» sulle preferenze, il leghista Igor Iezzi, salviniano di ferro e relatore di maggioranza del Melonellum, smorza le speranze di via della Scrofa: «Noi non siamo a favore, non abbiamo dubbi».
E se FdI lo depositasse in solitaria?
«Voteremmo contro. Siamo trasparenti, non temiamo nulla».
La Lega chiederà lo scrutinio segreto?
«Non so, in questo genere di situazioni si utilizza. Per noi è un’arma per affossare una norma che non condividiamo. Sono gli altri ad averne paura».
Chi?
«Le opposizioni. Nel buio dell’urna, le preferenze verrebbero bocciate anche da tutti quelli che in pubblico dicono di volerle: i Cinquestelle, i vannacciani, una parte del Pd».
Se invece uscissero dall’aula, renderebbero evidenti le contraddizioni della maggioranza: non sarebbe imbarazzante?
«E infatti questo bisogna chiederlo a Fratelli d’Italia».
Gli s…
«Se il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami dice che il suo partito sta lavorando con gli alleati per «presentare un emendamento unitario» sulle preferenze, il leghista Igor Iezzi, salviniano di ferro e relatore di maggioranza del Melonellum, smorza le speranze di via della Scrofa: «Noi non siamo a favore, non abbiamo dubbi».
E se FdI lo depositasse in solitaria?
«Voteremmo contro. Siamo trasparenti, non temiamo nulla».
La Lega chiederà lo scrutinio segreto?
«Non so, in questo genere di situazioni si utilizza. Per noi è un’arma per affossare una norma che non condividiamo. Sono gli altri ad averne paura».
Chi?
«Le opposizioni. Nel buio dell’urna, le preferenze verrebbero bocciate anche da tutti quelli che in pubblico dicono di volerle: i Cinquestelle, i vannacciani, una parte del Pd».
Se invece uscissero dall’aula, renderebbero evidenti le contraddizioni della maggioranza: non sarebbe imbarazzante?
«E infatti questo bisogna chiederlo a Fratelli d’Italia».
Gli sconsigliate di insistere con l’emendamento?
«Sì, ma a loro come a chiunque altro, visto che non siamo a favore».
Venissero approvate le preferenze, fareste saltare il Melonellum al Senato?
«Ci sarebbe un grosso problema sulla legge elettorale».
Nel merito, perché non vi piacciono?
«Non piacciono agli italiani. All’ultimo referendum sul tema, nel 1991, i cittadini hanno votato contro. Oltretutto, se si guarda alle Europee, una ridotta percentuale di elettori utilizza davvero le preferenze».
L’obiezione: senza poter scrivere i nomi sulla scheda, si ha un parlamento di nominati dai partiti.
«Ma i partiti sono degli organismi democratici. Con le preferenze invece si lascia spazio ai gruppi di potere, alle lobby, talvolta persino alla criminalità. In più, per le campagne elettorali servirebbero più soldi, mentre da anni si cerca di ridurre i costi della politica».
Questo nuovo sistema di voto senza i collegi uninominali danneggia la Lega?
«Ovviamente a noi le sfide uninominali, legate al territorio, piacevano. Ma oggi è troppo alto il rischio che il Rosatellum non dia un risultato chiaro. Non pensiamo solo ai nostri interessi».
Il Melonellum rende Roberto Vannacci l’ago della bilancia?
«Per me non è detto: a destra è forte il concetto di voto utile. Non so se l’elettore si sveglia e perde una mattinata per andare a scegliere uno che, da solo, non ha speranze di andare al governo».