Oggi, per la seconda e ultima tappa della “fase due”, il Movimento 5 Stelle riunisce i 300 componenti dei tavoli nazionali di Nova, il percorso partecipativo con cui da mesi sta costruendo il proprio programma in vista delle elezioni politiche del 2027. Poi ci sarà la sintesi finale: dai contributi raccolti in oltre cento assemblee territoriali usciranno infatti le proposte che il partito porterà prima al voto in assemblea di tutti gli iscritti e poi nel confronto con le altre forze del campo progressista, cioè per adesso Pd e Avs.
Tra i vari temi, quello che forse si preannuncia più spinoso è la patrimoniale. Dai report elaborati dai gruppi locali emerge infatti che si tratta di una delle proposte più ricorrenti, anche se poi va declinata nel dettaglio. Un'indicazione politica netta, che però non combacia con la posizione assunta negli ultimi tempi dal presidente del Movimento Giuseppe Conte, che sinora si è detto apertamente contrario a questa misura.
Conte ha spiegato più volte la …
Oggi, per la seconda e ultima tappa della “fase due”, il Movimento 5 Stelle riunisce i 300 componenti dei tavoli nazionali di Nova, il percorso partecipativo con cui da mesi sta costruendo il proprio programma in vista delle elezioni politiche del 2027. Poi ci sarà la sintesi finale: dai contributi raccolti in oltre cento assemblee territoriali usciranno infatti le proposte che il partito porterà prima al voto in assemblea di tutti gli iscritti e poi nel confronto con le altre forze del campo progressista, cioè per adesso Pd e Avs.
Tra i vari temi, quello che forse si preannuncia più spinoso è la patrimoniale. Dai report elaborati dai gruppi locali emerge infatti che si tratta di una delle proposte più ricorrenti, anche se poi va declinata nel dettaglio. Un'indicazione politica netta, che però non combacia con la posizione assunta negli ultimi tempi dal presidente del Movimento Giuseppe Conte, che sinora si è detto apertamente contrario a questa misura.
Conte ha spiegato più volte la sua contrarietà raccontando di aver commissionato, quando era presidente del Consiglio, uno studio del ministero dell'Economia sugli effetti di una patrimoniale. Dopo averne letto le conclusioni, ha detto, «l'ho strappato e buttato nel cestino». Analisi ministeriali sugli impatti di una patrimoniale generalizzata sono state condotte in anni meno recenti, quando c’era Vincenzo Visco. Da allora, va detto, di studi Mef più aggiornati sull’imposta sulle grandi fortune non c’è traccia in circolazione.
Le ragioni avanzate dal leader del M5S sono sostanzialmente due. La prima riguarda la difficoltà di valutare correttamente alcuni patrimoni, come le quote di società non quotate o altri beni di particolare valore. La seconda è il rischio che una patrimoniale provochi la fuga di capitali e contribuenti facoltosi verso Paesi fiscalmente più convenienti. Per gli esperti della materia sono questioni reali, ma non insormontabili. Altri Paesi europei hanno già adottato criteri per valutare patrimoni complessi, con modelli diversi ma comunque funzionanti. Allo stesso tempo, negli ultimi anni gli strumenti internazionali contro l'evasione e l'occultamento delle ricchezze si sono rafforzati: dallo scambio automatico di informazioni bancarie ai nuovi meccanismi di trasparenza che riguardano anche le cripto-attività. Anche sul tema degli espatri, le esperienze europee mostrano che il fenomeno esiste, ma che le sue dimensioni sono spesso più contenute di quanto il dibattito pubblico lasci intendere.
Per i favorevoli, più che rinunciare in partenza a una tassazione delle grandi fortune, il nodo diventa rafforzare gli strumenti per contrastare gli abusi e coordinare maggiormente le amministrazioni fiscali. Anche perché la trasparenza finanziaria internazionale è da sempre un tema caro ai 5 Stelle. In Norvegia, unico Paese europeo con la Spagna e la Svizzera ad avere in vigore un’imposta patrimoniale, il recente modesto aumento dell’aliquota impositiva è stato associato all’esodo dal Paese di alcune decine di ultraricchi, ma allo stesso tempo ha prodotto (dati 2024) un significativo aumento di entrate erariali, senza riduzione di investimenti e occupazione.
Comunque sia, ora sarà il momento di «un confronto strutturato basato sull’ascolto reciproco e sul dialogo tra punti di vista differenti, distinto dal significato italiano di “deliberare” come atto decisionale», è spiegato sul sito dei 5 Stelle. Probabile, insomma, che si arrivi a un punto di caduta tra la patrimoniale tout court, una millionaire tax come quella sostenuta da Chiara Appendino (e fuori dal partito, dalla sinistra rossoverde), e una proposta di tassazione progressiva che comunicativamente non rappresenti uno spauracchio per l’elettorato moderato, a cui Conte sta puntando molto. Se invece l’indicazione dei 300 resterà quella di una misura marcata, comunque, dal quartier generale di via di Campo Marzio non ci sarà alcuna opposizione formale.