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Melonellum, aula vuota e tensioni in maggioranza. FdI frena sulle preferenze

(ansa)

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Muro dell’opposizione: “Forzano sul premierato”.Ft: Meloni cambia le regole per restare al potere
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ROMA – Venerdì mattina, aula della Camera. Inizia e si conclude in un paio d’ore la discussione generale sul Melonellum. Nell’emiciclo ci sono solo una ventina di deputati. Per contare quelli del centrodestra bastano le dita di una mano, facile assist per l’ironia del dem Gianni Cuperlo: «Presidente, per la serenità del dibattito le chiedo se può interrompere questo costante brusio che viene dai banchi della maggioranza». Lì, solitario, siede il meloniano Alessandro Urzì: «L’hanno rimasto solo», infierisce Cuperlo citando “I soliti ignoti”. Nel corso della seduta non saranno tanti di più: si fanno vedere i relatori Nazario Pagano e Angelo Rossi, l’azzurro Paolo Emilio Russo e pochi altri. Addirittura, nessun leghista interviene nel dibattito (eppure «non è un messaggio politico», per la ministra Maria Elisabetta Alberti Casellati). La scena se la prendono le opposizioni: agguerrite, molto agguerrite, contro una legge elettorale «che distorce la volontà popolare», per dirla con la capo…

ROMA – Venerdì mattina, aula della Camera. Inizia e si conclude in un paio d’ore la discussione generale sul Melonellum. Nell’emiciclo ci sono solo una ventina di deputati. Per contare quelli del centrodestra bastano le dita di una mano, facile assist per l’ironia del dem Gianni Cuperlo: «Presidente, per la serenità del dibattito le chiedo se può interrompere questo costante brusio che viene dai banchi della maggioranza». Lì, solitario, siede il meloniano Alessandro Urzì: «L’hanno rimasto solo», infierisce Cuperlo citando “I soliti ignoti”. Nel corso della seduta non saranno tanti di più: si fanno vedere i relatori Nazario Pagano e Angelo Rossi, l’azzurro Paolo Emilio Russo e pochi altri. Addirittura, nessun leghista interviene nel dibattito (eppure «non è un messaggio politico», per la ministra Maria Elisabetta Alberti Casellati). La scena se la prendono le opposizioni: agguerrite, molto agguerrite, contro una legge elettorale «che distorce la volontà popolare», per dirla con la capogruppo Pd Chiara Braga.

Il colpo di teatro è del segretario di +Europa Riccardo Magi, relatore di minoranza. Durante il suo intervento, tira fuori un cartello. È un maxi fac-simile della scheda elettorale del Melonellum: una sfilza di liste bloccate. Infatti sopra campeggia la scritta: “Il tuo voto non conta”. La vicepresidente Anna Ascani lo richiama tre volte, e alla fine scatta il cartellino rosso. Espulso. In transatlantico si spiega tranchant: «Siamo davanti a un mite colpo di stato».

Intanto, in aula il dibattito continua tra gli affondi del centrosinistra. Sui cellulari dei parlamentari rimbalza un articolo del Financial Times. Il titolo: «Meloni ridisegna le regole elettorali italiane per restare al potere». È l’accusa su cui più martellano le opposizioni: «Cambia la legge a ridosso del voto chi non ha fiducia nelle proprie idee», dice la 5s Ida Carmina. E infatti, «Meloni e la destra vogliono fare il premierato senza toccare la Costituzione», è il commento di Nicola Fratoianni di Avs ai microfoni di Radio Rai. Ma è Roberto Vannacci a mettere davvero il dito nella piaga nelle difficoltà interne alla maggioranza. Posta una foto che ritrae Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani dietro una tenda mentre guardano un’urna elettorale, sopra la scritta: «Non nascondetevi dietro il voto segreto, sulle preferenze metteteci la faccia».

È il problema dei problemi da risolvere, a destra, prima che si cominci a votare sul testo, il 7 luglio. FdI ha più volte sostenuto che avrebbe presentato, almeno in aula, una modifica per reintrodurre le preferenze, nonostante la contrarietà di Lega e Forza Italia. Ora però la linea è cambiata: «Stiamo cercando di presentare un emendamento unitario con gli alleati», dice il capogruppo Galeazzo Bignami a SkyTg24. Tradotto: se non c’è condivisione nel centrodestra, la proposta di modifica non vedrà la luce. Troppo imbarazzante, politicamente, presentare il testo a nome di FdI e farselo bocciare in aula. Di più: farselo bocciare dai voti dei compagni di coalizione, se le opposizioni – come stanno valutando – dovessero lasciare l’emiciclo. Da via della Scrofa, questa settimana si tenterà l’ultima persuasione. Sul “modello toscano”: capilista bloccati, crocette sui nomi sottostanti. Probabilità di successo scarse: né il Carroccio, né Forza Italia sembrano pronti a farsi convincere.

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