La volgarità può essere persino intelligente, ma il titolone «La Salis bollente» è la volgarità più scema. Ieri in prima pagina Libero rimandava così a quell’altro titolone dello stesso giornale, che nel 2017 aveva diffamato - stabilì la Cassazione - Virginia Raggi: «Patata bollente». Adesso non c’è nemmeno la sfrontatezza di allora e dunque la volgarità è sfibrata, un rimasuglio furbetto, allusivo, senza il coraggio della faccia tosta che ebbe Vittorio Feltri, che nella destra è ormai trattato, dai suoi scadenti allievi, come l’adorabile balordo.
Questa è invece roba che una volta veniva affrontata e superata dal coretto “scemo scemo”. Eppure oggi è tutto un darsi di gomito: anvedi, che sguaiataggine sublime; anche se manca il “salto quantico” e Libero, per mancanza di idee nuove, si rifugia in un titolaccio di nove anni fa.
C’è dunque la foto di una signora normalissima che entra in acqua: è la sindaca di Genova. E l’uomo che avanza, anche lui, nel mare, è il capo di Gabinetto del C…
La volgarità può essere persino intelligente, ma il titolone «La Salis bollente» è la volgarità più scema. Ieri in prima pagina Libero rimandava così a quell’altro titolone dello stesso giornale, che nel 2017 aveva diffamato - stabilì la Cassazione - Virginia Raggi: «Patata bollente». Adesso non c’è nemmeno la sfrontatezza di allora e dunque la volgarità è sfibrata, un rimasuglio furbetto, allusivo, senza il coraggio della faccia tosta che ebbe Vittorio Feltri, che nella destra è ormai trattato, dai suoi scadenti allievi, come l’adorabile balordo.
Questa è invece roba che una volta veniva affrontata e superata dal coretto “scemo scemo”. Eppure oggi è tutto un darsi di gomito: anvedi, che sguaiataggine sublime; anche se manca il “salto quantico” e Libero, per mancanza di idee nuove, si rifugia in un titolaccio di nove anni fa.
C’è dunque la foto di una signora normalissima che entra in acqua: è la sindaca di Genova. E l’uomo che avanza, anche lui, nel mare, è il capo di Gabinetto del Comune Marco Speciale, sempre nello stesso ruolo sin dai tempi della giunta Doria, rimasto lì anche con la destra di Bucci come capita ai tecnico-burocrati di competenza. Il modello più nobile e virtuoso è Ugo Zampetti al Quirinale. E speriamo che Speciale meriti il paragone. Nel sommario di Libero, Speciale diventa “il favorito”, con una parolina da sultanato, come vuole l’opera romantica di Donizetti, che è “La favorita” appunto, ma a generi inversi e dunque più pruriginosi. E al mare ci sono anche le amiche, che però nella foto in prima pagina sono eliminate. Conta dunque solo il titolaccio, compreso l’ occhiello che è «Burrasca in vista».
La foto è ripresa dal settimanale Chi che paparazza per mestiere, e sembra una lezione di giornalismo sexy all’italiana, visto che gli ammiccamenti sono quelli stesso del Lando, «di nuovo al castello, vola l’ucc…», e di Isabella duchessa dei diavoli, non il Cafonal di Dagospia, che espone la volgarità del Palazzo, ma il giornale che se la inventa di sana pianta. Come quel tabloid inglese che ho appeso qui sulla parete: sotto il titolone «Mio nonno si è reincarnato in un gatto» c’è, come prova fattuale, la foto di… un gatto.
Ovviamente non c’è nulla di male nella paparazzata di Chi. Il paparazzo infatti rivela, «è giornalismo» direbbero Montanelli, Bocca e Biagi che chiamarono così il premio che si inventarono. La monnezza è tutta nel titolone. E l’articolo che lo supporta, nonostante le strizzatine d’occhio, è solo un’esercitazione di routine.
Che succede allora a Genova? Evidentemente a sinistra c’è uno “stile” che rallegra e disturba, affascina e respinge, ed è “lo stile Salis”, la sindaca che sta tentando la scalata al cielo ripartendo dalla polis che non è provincia e che, dopo Grillo, Toti e Bucci, ha riattivato il suo laboratorio. Mi ricorda Speranza Scappucci, l’allieva di Muti che il mondo ci contende: quando dirige, Speranza calza scarpe basse per stare salda sul podio, e quando invece in scena prende l’applauso velocemente indossa i tacchi alti.
Anche Silvia Salis, quando smette di fare la sindaca, entra, senza mai nascondersi, in una “second life”, ed è ovvio che attiri i paparazzi se festeggia i quarant’anni vestita da sirenetta, o se si sfila le costose Manolo Blahnik, sfidando così i famosi calzari fatti a mano per D’Alema, o ancora se segue la Sampdoria in trasferta o se, come adesso, a Forte dei Marmi prende l’aperitivo al Maitò e viene fotografata nella acque di un lido che non è il popolare “San Nazaro” di corso Italia a Genova, dove secondo Libero dovrebbe andare a nuotare la sinistra: “mare mare mare, falli annegare”.
I paparazzi - ripeto - rivelano. Nell’Italia dei falsi modesti e dei finti umili, del “si fa ma non si dice”, raccontano che Silvia Salis, insieme alle difficili sfide da sindaco, ha l’ambizione della leader-diva che rilancia la sfida all’arcaico moralismo estetico della borsetta scura con la fibbia, del tortellino di lotta e di governo e anche della sobrietà moderna ma austera di Elly Schlein.
L’immagine di Salis, che Franceschini e Bettini hanno adesso rilanciato a federatrice delle liste di Centro (qualsiasi cosa voglia dire), è affidata al marito Fausto Brizzi, che è stato regista anche delle Leopolde di Renzi, e a Agnoletti, che fu il primo portavoce dello stesso Renzi nell’era trionfale della rottamazione. Vedremo se “l’effetto cinepanettone” in versione signorile e il “lusso Vanzina” dell’ex atleta senza ritocchi, sono davvero la carta popolare vincente o se ci prepariamo a rimpiangere l’eterno Berlinguer in braccio a Benigni.
Oggi la volgarità di Libero segna un punto a favore di Silvia Salis.