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Melonellum e preferenze, vertice a destra in settimana per mediare: spunta il modello belga

(ansa)

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FdI cerca di convincere Lega e Forza Italia a presentare un emendamento unitario. Le opposizioni pronte a sollevare le pregiudiziali di costituzionalità
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Per vincere i dubbi di Lega e FI sulle preferenze, il partito di Giorgia Meloni sarebbe al lavoro sul “modello belga”: l’elettore può scegliere il partito – e così accettare la lista dei candidati nell’ordine previsto sulla scheda – o indicare con una crocetta il nome a cui vuole dare il voto. Un sistema, spiega il senatore dem Dario Parrini, esperto di leggi elettorali, “pensato per far pesare molto la scelta del partito e poco le preferenze espresse dagli elettori”. Tant’è che “nelle ultime elezioni solo il 10 per cento circa degli eletti al Parlamento federale del Belgio hanno ottenuto il seggio riuscendo a scalare la lista decisa dal partito, grazie a un alto numero di preferenze individuali”. Preferenze soft, dunque, congegnate per non intaccare più di tanto il controllo saldo delle segreterie sui nomi.

In settimana dovrebbe esserci un incontro tra gli sherpa per ragionare sulla proposta di FdI. Senza intesa con gli alleati, via della Scrofa, con ogni probabilità, rinuncerà a pr…

Per vincere i dubbi di Lega e FI sulle preferenze, il partito di Giorgia Meloni sarebbe al lavoro sul “modello belga”: l’elettore può scegliere il partito – e così accettare la lista dei candidati nell’ordine previsto sulla scheda – o indicare con una crocetta il nome a cui vuole dare il voto. Un sistema, spiega il senatore dem Dario Parrini, esperto di leggi elettorali, “pensato per far pesare molto la scelta del partito e poco le preferenze espresse dagli elettori”. Tant’è che “nelle ultime elezioni solo il 10 per cento circa degli eletti al Parlamento federale del Belgio hanno ottenuto il seggio riuscendo a scalare la lista decisa dal partito, grazie a un alto numero di preferenze individuali”. Preferenze soft, dunque, congegnate per non intaccare più di tanto il controllo saldo delle segreterie sui nomi.

In settimana dovrebbe esserci un incontro tra gli sherpa per ragionare sulla proposta di FdI. Senza intesa con gli alleati, via della Scrofa, con ogni probabilità, rinuncerà a presentare l’emendamento in aula in solitaria. O meglio, con il solo appoggio di Noi Moderati, che da settimane si dice a favore della modifica. La trattativa è in salita, lo hanno mostrato le parole nette del relatore leghista della legge Igor Iezzi a Repubblica: «Noi siamo contrari, voteremmo per bocciarlo». Posizione che fa dire a Futuro nazionale: «Hanno paura del popolo».

Le opposizioni, intanto, si coordinano sulle pregiudiziali di costituzionalità, ovvero lo strumento attraverso il quale, durante l’esame di una progetto di legge in parlamento, un gruppo di deputati o senatori può chiedere di fermare la discussione perché ritiene che uno o più articoli siano potenzialmente in contrasto con la Costituzione.

Le minoranze presenteranno testi sovrapponibili ma separati alla scopo di avere più tempo per intervenire nel dibattito. La base di partenza è in un documento di tre pagine. Le principali “criticità” segnalate: l’entità del premio, “gravemente problematica” perché “determina effetti eccessivamente distorsivi nel voto dell’elettore” e rischia di “mettere a repentaglio quelle maggioranze qualificate richieste per taluni organi di garanzia”; “la previsione di liste bloccate, sia con riferimento al premio che ai candidati nei collegi plurinominali” mentre “la Corte, nella sentenza n. 1 del 2014, aveva riconosciuto che si possono adottare sistemi con liste bloccate, purché corte, tali da garantire all’elettore la riconoscibilità dei candidati che si apprestano a votare”; l’obbligo di indicare il candidato presidente del Consiglio delle coalizioni con il programma: “Le prerogative presidenziali non potrebbero che risultare compresse dall’esito della competizione elettorale, fortemente personalizzata, avvicinando così, di fatto, il sistema ad una logica di investitura diretta del premier”.

La mobilitazione delle opposizioni continua anche fuori dai Palazzi. +Europa ha lanciato una raccolta firme contro il Melonellum: ieri erano già più di 5mila.

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