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Elezioni Csm, toghe divise a sinistra: Area contro Magistratura democratica

PLENUM CSM CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA RIUNIONE 

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Si vota a ottobre, ma le liste si chiudono ora. Un'estate di accordi e strategie di voto
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Sotto l’ombrellone accordi, patti di desistenza e strategie di voto. Tanti incontri, dai primi capannelli alla scelta democratica delle primarie. Eppure, di "campo largo” - almeno tra le toghe - neanche a parlarne.

È l’estate in cui la magistratura che guarda a Palazzo Bachelet non può riposare. La campagna elettorale è già ufficialmente aperta per il rinnovo del Consiglio superiore della magistratura, le urne fissate al 25 e 26 ottobre, politicamente parlando dopodomani, e le liste dei candidati sono in via di chiusura per tutti, compresi quelli che della lotta alle correnti hanno fatto il principale obiettivo. Ma il primo importante appuntamento dopo il referendum che aveva visto pm e giudici di ogni orientamento schierati tutti compatti sul no alla riforma Meloni-Nordio, vede adesso – ancora una volta, come avvenne nel 2022 – le toghe di centrosinistra avversarie. Rimaste in verità su sponde opposte anche su temi di grande rilevanza e che tornano a tener banco nel prossimo Csm: com…

Sotto l’ombrellone accordi, patti di desistenza e strategie di voto. Tanti incontri, dai primi capannelli alla scelta democratica delle primarie. Eppure, di "campo largo” - almeno tra le toghe - neanche a parlarne.

È l’estate in cui la magistratura che guarda a Palazzo Bachelet non può riposare. La campagna elettorale è già ufficialmente aperta per il rinnovo del Consiglio superiore della magistratura, le urne fissate al 25 e 26 ottobre, politicamente parlando dopodomani, e le liste dei candidati sono in via di chiusura per tutti, compresi quelli che della lotta alle correnti hanno fatto il principale obiettivo. Ma il primo importante appuntamento dopo il referendum che aveva visto pm e giudici di ogni orientamento schierati tutti compatti sul no alla riforma Meloni-Nordio, vede adesso – ancora una volta, come avvenne nel 2022 – le toghe di centrosinistra avversarie. Rimaste in verità su sponde opposte anche su temi di grande rilevanza e che tornano a tener banco nel prossimo Csm: come il testo unico che detta i criteri per tutte le nomine, e il peso dei "fuori ruolo", i magistrati prestati a istituzioni e politica.

Si gioca al nord la sfida più tesa tra Area e Md

Corrono più che mai divise le correnti di Area (i magistrati progressisti, a guidarli il giudice Giovanni Zaccaro detto Ciccio) e di Magistratura democratica (che non rinuncia alla sua “radicalità”, segretario Simone Silvestri). Tanto che se la prima ha inanellato una serie di riunioni locali, poi nazionali, fino all’approdo - non senza dissidi e qualche strappo - alle primarie, con un migliaio di partecipanti ai “gazebo” digitali, da Md si perfeziona invece, in queste ore, l’apparentamento con la lista indipendente nata dall'esperienza del giudice Roberto Fontana, attuale togato del Csm fuoriuscito proprio da Area prima delle scorse elezioni. E non mancano le prime polemiche sotterranee e accuse incrociate tra i vicini contendenti. Area fa notare che i "rivali" di sinistra a Milano, ad esempio, faranno confluire i propri voti su una (stimata) magistrata, Roberta Amadeo, che è figlia di un noto politico di destra della prima ora, l'ex europarlamentare di An Amedeo; Md e alleati replicano puntando il dito sulla corsa di Eugenio Albamonte, già pm a Roma esperto di cybersicurezza ma soprattutto un big della vita associativa, già segretario di Area, già presidente dell'Anm, il cui balzo in Direzione nazionale antimafia aveva suscitato non pochi scontri interni al plenum. E ora, dopo appena un anno e mezzo, e dopo un confronto interno in cui il pm ha prevalso via primarie sullo sfidante e anch'egli ex presidente Anm, Luca Poniz, è pronto a spiccare il volo per l'organo di autogoverno.

Il ruolo di Mi, vicina al governo, dopo le ultime lacerazioni

Tra i due sfidanti, dovrebbe essere verosimilmente il forte blocco di Magistratura Indipendente a primeggiare: anche se la corrente di destra più vicina al governo, oggi guidata dal segretario Antonio D’Amato è uscita lacerata dalla scelta del moderato Giuseppe Tango alla guida dell’Anm. Una crisi così profonda che c’è chi teme la debacle, lo spettro è quello di calare a 4 seggi, invece dei 7 di oggi. Mentre potrebbe andare a un exploit, oltre cioè un suo atteso consolidamento, Unicost, che con la guida di Michele Ciambellini non rinuncerà ad essere "attore regolatore" dei conflitti. Mentre tornano a intestarsi il ruolo di antagonisti, anche di fronte a ogni equilibrio di cartello, i "sorteggiati" della lista Articolo 101, il cui leader in Anm è Andrea Reale, giudice a Ragusa. Si tratta dell'unica (minoritaria) rappresentanza che, rispetto alla riforma poi bocciata referendum, plaudiva alla scelta dei candidati attraverso l'elezione a sorte. Oggi, infatti è il comitato “Altra proposta”, portavoce Edoardo D’Ambrosio, giudice a Crotone, a occuparsi della selezione e sorteggio per il Csm.

Il totonomi: ecco chi può entrare a Palazzo Bachelet

Il gruppo di Magistratura Indipendente ha scelto i nomi dopo l’assemblea generale, a porte rigorosamente chiuse, che si è svolta a Roma: per il collegio unico nazionale di legittimità ecco un altro big, Salvatore Casciaro, già segretario dell'Anm quando a guidare come presidente c'era Peppe Santalucia. Come pm, Mi schiera Stefano Buccini e Gaetano Bono, rispettivamente pm a Venezia e sostituto procuratore generale a Caltanissetta. Per la corsa dei giudici, invece, nei collegi territoriali, scendono in campo Ernesta Occhiuto, Maria Tiziana Balduini, Maria Ilaria Romano e Giulio Corsini, giudice civile del Tribunale di Palermo.

La corrente diArea arriva alla designazione dopo circa 20 assemblee locali e nazionali, culminate nelle primarie, cui hanno partecipato oltre mille tra iscritti e simpatizzanti, ecco i candidati. Per il collegio di legittimità Egle Pilla, napoletana, da decenni in servizio nel settore penale, dalla Pretura fino in Cassazione. Per lo spazio riservato ai pm, oltre ad Albamonte, c'è Gianluca De Leo, da sempre pm in Sicilia, per dieci anni alla Dda, ha colpito, tra l'altro, quel fronte impenetrabile che favoriva la latitanza di Matteo Messina Denaro. Per i giudici, tra gli altri, Cristina Ornano, Roberto Arata e Chiara Gallo, giudice prima a Torino, poi a Civitavecchia, oggi alla Sorveglianza di Roma, molto impegnata nell'attività di studio e ricerca, peraltro moglie del già togato del Csm, Cascini. All'accusa di mettere in campo chi ha dedicato molti anni alla vita associativa, il segretario Zaccaro ribatte: "Abbiamo privilegiato invece i diversi volti della magistratura, e garantito pari rappresentanza di genere, di provenienza territoriale e di funzioni giudiziarie. Ad esempio, accanto a chi ha maturato l'esperienza in Anm o in Area, ci sono anche magistrati giovani (sono tre i quarantenni). Ci sembra un ottimo modo per evitare le cooptazioni e scegliere chi è davvero stimato dai colleghi".

Il gruppo di Magistratura democratica chiuderà la sua rosa di candidati ufficialmente nell'assemblea di domenica 5 luglio: ma già schiera Monica Amirante, magistrata napoletana di lungo corso, già coordinatrice nazionale dei giudici di sorveglianzae particolarmente impegnata sulle battaglie civili contro il carcere disumano; oltre a Glauco Zaccardi, esperienza maturata anche come capo del Legislativo al Mef, poi sostituito da Giorgetti, e

Daniele Cappuccio, consigliere di Cassazione. Per il segretario Silvestri, "Md tiene a rivendicare la propria identità, riconquistata dentro l’Anm e il Csm, indispensabile per custodire la capacità di essere radicali sui temi del funzionamento della giustizia". Nel nord, comunque, Md non presenterà suoi nomi per Cassazione e settore pm, per sostenere il gruppo degli indipendenti che si rifanno al percorso già sperimentato quattro anni fa, con l'elezione di Fontana. I loro candidati? Giovanni Nardecchia, candidato per Cassazione, proveniente dallo storico movimento di Armando Spataro, e poi Fabio Regolo, pm a Reggio Calabria, oltre alla già citata Amadeo, pm a Milano, in passato già eletta al consiglio giudiziario di Milano quando aderiva all'allora corrente di Piercamillo Davigo, Autonomia & indipendenza.

Per la componente di Unicost spiccano i nomi di Giuliano Caputo e di Rosalia Affinito, per il versante dei pm, rispettivamente a Napoli e a Roma. Per il collegio dei giudicanti, da nord a sud: Alessandra Salvatori e Valeria Ciampelli, Daniela Monaca Crea, Filippo Di Todaro e Piero Indinnimeo. Il presidente Michele Ciambellini pone l'accento sui profili scelti : "Per noi era prioritario rappresentare competenza, indipendenza ed equilibrio, insieme alla precondizione che è lo spirito di servizio. Vogliamo restare liberi da condizionamenti e da collateralismi ai centri di potere".

Anche stavolta saranno gli esponenti di ‘Articolo 101’ a fare da guastatori. I candidati non ci sono ancora, non a caso: li stanno sorteggiando. Come spiega a Repubblica Andrea Mirenda, il giudice che con questo sistema - il lancio di dadi - è entrato al Csm . “Il principio che ci muove è chiaro: i magistrati sono uguali tra loro e ciascuno di essi è in grado di contribuire pienamente al governo autonomo. La nostra iniziativa vale, poi, a sottolineare come il Csm sia organo di garanzia dell’indipendenza di ogni singolo magistrato, non certo di una rappresentanza politica della magistratura di cui non v’è traccia nella nostra Carta". Il sorteggio unico strumento per arginare il correntismo, gli accordi sulle nomine? "Ne siamo più che mai fermamente convinti".

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