Oggi il Pd avvierà una campagna social contro il Melonellum. Ma no, non parlerà di legge elettorale. Anzi, il tentativo è opposto: ribaltare il dibattito. Perché, spiega la segretaria Pd Elly Schlein a Repubblica, «mentre dentro Palazzo Chigi e nelle stanze della maggioranza litigano su come restare aggrappati al potere, là fuori il Paese continua a far fatica». Costretto ad assistere a «uno spettacolo indecoroso», dice la leader dem.
Parlare d’altro, dunque. Le card social sono già pronte. In alto una scritta che fotografa, con la forza dei dati, i problemi dei cittadini: «6 milioni di italiani non riescono a curarsi». Oppure: «Mancano 65mila infermieri». Sotto, collegata da un asterisco, una postilla velenosa: «E Meloni pensa solo alla sua legge elettorale». Il primo tema sarà la sanità. Poi trasporti, diritto allo studio, stipendi, crescita e piani industriali. Il messaggio è chiaro: «Basta perdere tempo», incalza Schlein. «In questo ultimo scorcio di legislatura inizino a discutere con noi delle proposte che abbiamo presentato con le altre opposizioni per salvare il Ssn». La rassegna di comunicazione innerverà anche le oltre 600 Feste dell’unità estive. Ma guarda a un bacino che va oltre i militanti dem: si cerca il dialogo con le forze che hanno risposto al referendum, ma non sempre accolgono l’appello alle urne. Battaglia parallela a quella parlamentare.
Ieri, alla prima scadenza degli emendamenti, il centrodestra ha presentato solo tre micro-modifiche tecniche. Stasera ci sarà una riunione tra gli sherpa della maggioranza per trovare un punto di caduta sulle preferenze: FdI porterà al tavolo un sistema “misto” di nomi bloccati e crocette. Noi Moderati è a favore. Lega e FI restano scettici: «Il rischio è che si faccia solo confusione con una via di mezzo», è il ragionamento espresso a taccuini chiusi. Il confronto sarà tecnico, e potrebbe non bastare: nei giorni successivi non è escluso un vertice tra leader. Anche perché le votazioni – e quindi il termine per le modifiche – potrebbero slittare dal 7 luglio alla settimana successiva. Per venire incontro a un’esigenza dell’opposizione, dicono a destra: l’8 luglio ci sarà a Napoli il primo evento di Pd, Avs e 5S insieme. Non solo: quei giorni si annunciano infernali per i trasporti tra scioperi e manutenzioni. Il rinvio darebbe più tempo alla maggioranza per arrivare accordo. «La destra non riesce a trovare la sua quadra», commenta Filiberto Zaratti di Avs.
Le opposizioni, intanto, hanno depositato gli emendamenti, condivisi e non. Oltre a quelli “saltati” in commissione, c’è qualche new entry: il Pd propone di vietare nel simbolo un nome diverso da quello che viene indicato come candidato premier. Una disposizione che impedirebbe, scritte come “Lega per Salvini premier” o “Forza Italia-Berlusconi presidente”.