✕

Battaglia alle preferenze, sfida di Tajani a Meloni: “Esagera, da sola perde”

Ascolta l'audio

L’asse tra il segretario forzista e il Carroccio. La tentazione di mantenere l’attuale sistema per evitare la sconfitta
2 minuti di lettura

La scena dice di uno scontro appena iniziato, ma dalle conseguenze imprevedibili. Eccola, dunque: Antonio Tajani è in Aula alla Camera, attorno ad ascoltarlo un gruppo di deputati azzurri che in seguito confideranno questo ragionamento del leader: «Noi teniamo il punto sulla nostra contrarietà alle preferenze, siamo sempre stati coerenti». E, subito dopo, a testimoniare che tutto potrebbe sfuggire di mano: «Fratelli d’Italia non può permettersi di esagerare perché se penalizza noi e la Lega non può certo vincere da sola le elezioni».

Scorie della sera prima, nervosismi diffusi che agitano il governo. Conseguenza diretta del vertice di lunedì sera, quando gli sherpa di maggioranza a un certo punto hanno alzato le mani, sconsolati, dopo aver litigato per due ore e aver ascoltato un durissimo intervento del salviniano Andrea Paganella, ostile ad ogni ipotesi di mediazione. «Prendiamo tempo. E affidiamo la pratica ai leader, noi così non possiamo uscirne». Il voto sugli emendamenti in Aul…

La scena dice di uno scontro appena iniziato, ma dalle conseguenze imprevedibili. Eccola, dunque: Antonio Tajani è in Aula alla Camera, attorno ad ascoltarlo un gruppo di deputati azzurri che in seguito confideranno questo ragionamento del leader: «Noi teniamo il punto sulla nostra contrarietà alle preferenze, siamo sempre stati coerenti». E, subito dopo, a testimoniare che tutto potrebbe sfuggire di mano: «Fratelli d’Italia non può permettersi di esagerare perché se penalizza noi e la Lega non può certo vincere da sola le elezioni».

Scorie della sera prima, nervosismi diffusi che agitano il governo. Conseguenza diretta del vertice di lunedì sera, quando gli sherpa di maggioranza a un certo punto hanno alzato le mani, sconsolati, dopo aver litigato per due ore e aver ascoltato un durissimo intervento del salviniano Andrea Paganella, ostile ad ogni ipotesi di mediazione. «Prendiamo tempo. E affidiamo la pratica ai leader, noi così non possiamo uscirne». Il voto sugli emendamenti in Aula è slittato di un’altra settimana. E i tre big di maggioranza sono stati costretti a sentirsi, anche se la circostanza non è stata comunicata pubblicamente. Prima al volo, martedì sera. Poi, in modo più strutturato ieri mattina. Infine, nel pomeriggio, a margine della riunione di governo in vista del vertice Nato.

Il più duro è stato appunto Matteo Salvini. Per lui, perdere anche la battaglia sulle preferenze equivale a una resa incondizionata, in un quadro già devastante sul piano interno. Sarebbe il colpo definitivo alla sua leadership già traballante. Ma a preoccupare chi spinge davvero per la riforma, dunque soprattutto a Palazzo Chigi, sono una volta di più le notizie che arrivano da Forza Italia. Martedì mattina, prima dell’incontro serale degli “esperti” del centrodestra, i vertici azzurri si sono incontrati e hanno fatto una cosa semplice, ma assai densa di significati: hanno preso il Rosatellum e lo Stabilicum e hanno provato a proiettare gli effetti delle due leggi nei diversi scenari di alleanze. Partendo da una domanda banale, ma essenziale: «Conviene davvero cambiare la legge? E soprattutto, a Forza Italia conviene?».

Il più pragmatico è stato l’ex capogruppo Paolo Barelli, riferiscono. Ha guardato i presenti e ha detto: «C’è una sola strada per vincere: turarsi il naso e allearsi con Vannacci». Certo, se invece si considera impraticabile l’intesa con l’ex generale, il quadro cambia drasticamente. Lo “Stabilicum” porta a una probabilissima sconfitta, mentre il sistema di voto attuale rischia di colpire il centrodestra sul fronte dei collegi uninominali, ma di non affossarlo definitivamente. Soprattutto se davvero Alessandro Di Battista lanciasse qualcosa di antipolitico e competitivo per far concorrenza a Giuseppe Conte, questa è stata la riflessione di alcuni presenti, allora il Rosatellum potrebbe convenire: nessun vincitore – o centrosinistra maggioranza, ma di strettissima misura - e Forza Italia comunque al centro dei giochi per gli equilibri dell’esecutivo e per il Capo dello Stato nel 2029.

Esercizi ancora teorici, ma fondati sui numeri. E che tengono conto di una posizione che va affinandosi nelle ultime ore, destinata a cambiare il corso di questa partita: quella di Marina Berlusconi. Fonti riferiscono quanto sarebbe stato confidato dalla primogenita del Cavaliere. Questo ragionamento, sintetizzando al massimo: «Non sono a favore di un accordo con Vannacci. Non vedo su quali basi costruire un patto. Non sono d’accordo su uno scenario del genere prima e dopo le elezioni». Di questa contrarietà, stando alle stesse fonti, avrebbe informato anche Giorgia Meloni.

Ecco, la premier: continua per adesso a mantenere il punto sulle preferenze. Eppure, prende atto di una dinamica inedita e per certi versi sorprendente: per la prima volta in quattro anni, Tajani e Salvini fanno muro su un’idea di Palazzo Chigi. Su un’opzione cara a Meloni. Probabilmente con interessi e obiettivi divergenti. Resta però la novità, registrata con un certo grado di apprensione a Palazzo Chigi.

Leggi i commenti