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Vigilanza Rai, Graziano: “Senza vergogna hanno solo occupato poltrone, ora arriverà l’infrazione Ue”

Stefano Graziano (Pd)

 

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Dopo le dimissioni, l’ex capogruppo Pd in commissione attacca: “Abbiamo chiesto di attuare il Freedom act e nominare una nuova governance più indipendente, hanno scelto la linea opposta”
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Stefano Graziano, ormai ex capogruppo del Pd in commissione di vigilanza Rai, il suo appello adesso è ai presidenti di Camera e Senato: cosa vi aspettate?

«La linea che noi abbiamo da sempre richiesto è stata di attuare prima il regolamento europeo sul Freedom act e poi nominare una nuova governance, perché quel regolamento ci permetterebbe di dare maggiore autonomia e indipendenza alla Rai».

E invece?

«La maggioranza ha scelto la linea opposta: noi ci volevamo occupare della Rai, trasformarla in digital media company, facendolo con autonomia e indipendenza, a partire dal giornalismo d’inchiesta. Ma loro non si vogliono occupare della Rai, dei suoi 12.000 dipendenti, dei cittadini che pagano il canone. Vogliono solo occupare poltrone e pote…

Stefano Graziano, ormai ex capogruppo del Pd in commissione di vigilanza Rai, il suo appello adesso è ai presidenti di Camera e Senato: cosa vi aspettate?

«La linea che noi abbiamo da sempre richiesto è stata di attuare prima il regolamento europeo sul Freedom act e poi nominare una nuova governance, perché quel regolamento ci permetterebbe di dare maggiore autonomia e indipendenza alla Rai».

E invece?

«La maggioranza ha scelto la linea opposta: noi ci volevamo occupare della Rai, trasformarla in digital media company, facendolo con autonomia e indipendenza, a partire dal giornalismo d’inchiesta. Ma loro non si vogliono occupare della Rai, dei suoi 12.000 dipendenti, dei cittadini che pagano il canone. Vogliono solo occupare poltrone e potere».

Perché avete scelto la vigilia della presentazione dei palinsesti per rassegnare le dimissioni?

«Davanti a questi palinsesti le dimissioni della presidente e di tutti i componenti è un atto di protesta e di libertà».

L’Italia rischia di finire in procedura d’infrazione europea?

«Io la chiamo TeleMeloni tax e temo che arriverà presto. Il regolamento Ue si doveva adottare entro l’agosto 2025. Noi abbiamo provato in tutti i modi a denunciare quel che stava accadendo, abbiamo chiesto di ascoltare i moniti del presidente Mattarella, abbiamo evidenziato il crollo dello share, il crollo di una rete in particolare, Rai 3, l’indebitamento: siamo rimasti inascoltati».

Il centrodestra ha annunciato di voler modificare la regola dei due terzi per l’elezione del presidente Rai. Cosa ne pensa?

«Errare è umano, ma perseverare è diabolico. Invece di provare ad avere senso delle istituzioni, si dimostrano senza vergogna. Quanto è avvenuto è un inedito nella storia repubblicana e dimostra che loro sono allergici a qualsiasi controllo. Io spero che i presidenti di Camera e Senato reagiscano, perché se non lo fanno saranno complici di uno scempio senza precedenti. Si sta rompendo sul piano costituzionale il rapporto tra la vigilanza parlamentare sull’informazione del servizio pubblico, il governo e la più grande azienda culturale del Paese. Dove c’è meno informazione libera si riducono le libertà e la democrazia».

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