Non è la vigilia che avevano sognato. A meno di 24 ore dalla presentazione dei nuovi palinsesti, costruiti per sancire la definitiva bonifica di ogni traccia progressista e l’assoluto predominio della destra nella programmazione Rai, i vertici meloniani schiumano rabbia. La mossa delle opposizioni per oscurare la kermesse li ha colti di sorpresa.
«Per noi non è successo niente», l’ordine impartito allo staff costretto a rispondere a decine di telefonate per chiedere se cambi qualcosa dopo il terremoto che ha azzerato la Vigilanza. «È un evento rivolto agli investitori pubblicitari», la spiegazione fra mille imbarazzi, «ci lavoriamo da mesi, siamo una grande azienda, quanto accade in Parlamento non ci riguarda». Ma sanno tutti che è una finzione.
E infatti, non appena i commissari della minoranza annunciano le dimissioni in blocco, i plenipotenziari della maggioranza incaricati di seguire il dossier televisivo — gli stessi che indicano direttori di tg, conduttori e format da spartirsi …
Non è la vigilia che avevano sognato. A meno di 24 ore dalla presentazione dei nuovi palinsesti, costruiti per sancire la definitiva bonifica di ogni traccia progressista e l’assoluto predominio della destra nella programmazione Rai, i vertici meloniani schiumano rabbia. La mossa delle opposizioni per oscurare la kermesse li ha colti di sorpresa.
«Per noi non è successo niente», l’ordine impartito allo staff costretto a rispondere a decine di telefonate per chiedere se cambi qualcosa dopo il terremoto che ha azzerato la Vigilanza. «È un evento rivolto agli investitori pubblicitari», la spiegazione fra mille imbarazzi, «ci lavoriamo da mesi, siamo una grande azienda, quanto accade in Parlamento non ci riguarda». Ma sanno tutti che è una finzione.
E infatti, non appena i commissari della minoranza annunciano le dimissioni in blocco, i plenipotenziari della maggioranza incaricati di seguire il dossier televisivo — gli stessi che indicano direttori di tg, conduttori e format da spartirsi in base alle rispettive appartenenze — si riuniscono d’urgenza in call per concertare le contromisure. «Si sono cacciati in un vicolo cieco e nemmeno se ne rendono conto», convengono il meloniano Francesco Filini, il forzista Maurizio Gasparri, Giorgio Maria Bergesio della Lega e il moderato Maurizio Lupi. «Questa manfrina è durata anche troppo», concordano. La decisione vien quasi naturale: specchio riflesso. Il centrosinistra abbandona? Lo stesso farà il centrodestra. Uno a uno e palla al centro. La commissione è azzerata, deve ricominciare daccapo. E stavolta non si faranno prigionieri. Sanno di avere il coltello dalla parte del manico e intendono usarlo senza pietà. La tabella di marcia sta lì a dimostrarlo: studiata in ogni passaggio, regolamenti alla mano, prassi e precedenti che possono tornare utili alla bisogna. Meditata a lungo: «È più d’un anno che ci ragionavamo, ora è il momento», confida uno dei partecipanti al summit d’emergenza.
Il piano escogitato è a doppio binario. Primo: ricostituire in tempi rapidi la Vigilanza. E se la minoranza rifiuterà di collaborare, rallentando la designazione dei suoi componenti, verrà adottato lo schema seguito per la bicamerale Covid: i presidenti delle Camere agiranno d’imperio per consentire il regolare funzionamento dell’organismo di garanzia. Secondo: accelerare il varo della riforma del servizio pubblico già incardinata a Palazzo Madama. L’idea è approvarla entro la pausa estiva, al più tardi a settembre, per poi licenziarla in ultima lettura a Montecitorio sul finire dell’anno.
È uno snodo cruciale: fra le innovazioni previste dal testo base all’esame della commissione Lavori pubblici e Comunicazioni del Senato, il quorum dei due terzi per ratificare in Vigilanza l’elezione del presidente della tv pubblica resta valido sino al secondo scrutinio, dal terzo è sufficiente la maggioranza assoluta. «Se tutto va bene», si rallegrano gli sherpa del centrodestra, «Simona Agnes potrà insediarsi alla guida del cda nei primi mesi del ‘27».
Si comincia subito, già la settimana prossima, quando i presidenti delle Camere scriveranno ai gruppi parlamentari per invitarli a esprimere i propri rappresentanti nella commissione di controllo sulla Rai. Se, come è già trapelato, le opposizioni si metteranno di traverso impedendone la composizione, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana sono pronti a ripetere quanto fatto nel ‘24 con la bicamerale sulla pandemia: allora ci vollero cinque mesi per dirimere la controversia, finché — richiamandosi ai poteri loro attribuiti dalla legge e dai regolamenti — non decisero di procedere d’ufficio alla nomina dei commissari mancanti, designando i capigruppo della minoranza. I quali furono poi costretti ad abdicare, indicando chi avrebbe completato l’organigramma.
Si va avanti dritti, a colpi di forzature: è questo il piano. E pazienza se in ballo ci sono le istituzioni, organismi di garanzia che presupporrebbero se non un accordo, almeno una pacifica convivenza tra avversari politici. Ma in Parlamento, come in Rai, la linea è: prendersi tutto. Forse pure un programma come Chi l’ha visto? orfano di Federica Sciarelli. Che potrebbe essere sostituita, è l’ultimo rumor, da Manuela Moreno: conduttrice di esperienza, però assai gradita ai nuovi padroni.