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Imbarazzi e sorrisi tirati, party del 4 luglio tra parenti serpenti: “Si stava meglio a Capri”

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E così, un po’ mogi, con i sorrisi tirati e le camicie sudate, si ritrovano Ignazio La Russa, Matteo Salvini, Guido Crosetto, Antonio Tajani e Carlo Nordio, appartati in un salone con l’aria condizionata insieme all’ambasciatore Tilman J. Fertitta
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Bisogna farlo e facciamolo. Mezzo governo si ritrova a villa Taverna con il beneplacito di Giorgia Meloni, l’ordine è di ricucire facendo finta che Trump non sia alla Casa Bianca. E così, un po’ mogi, con i sorrisi tirati e le camicie sudate, si ritrovano Ignazio La Russa, Matteo Salvini, Guido Crosetto, Antonio Tajani e Carlo Nordio, appartati in un salone con l’aria condizionata insieme all’ambasciatore Tilman J. Fertitta. Non si sa bene che dire, arrivano gli hamburger già freddi e sono difficili da ingoiare, l’atmosfera è quella di certe famiglie litigiose, dove ci si detesta ma si è costretti a passare il Natale insieme, guardando continuamente l’orologio. Come era diverso lo scorso anno il ricevimento, con la banda dei Marines che suonava l’inno italiano e Giorgia Meloni raggiante a parlare dell’amicizia «incrollabile» tra Roma e Washington. Adesso è rimasta questa grande freddezza, che la coastal diplomacy di Fertitta, che gira i porti italiani con il suo mega panfilo, difficil…

Bisogna farlo e facciamolo. Mezzo governo si ritrova a villa Taverna con il beneplacito di Giorgia Meloni, l’ordine è di ricucire facendo finta che Trump non sia alla Casa Bianca. E così, un po’ mogi, con i sorrisi tirati e le camicie sudate, si ritrovano Ignazio La Russa, Matteo Salvini, Guido Crosetto, Antonio Tajani e Carlo Nordio, appartati in un salone con l’aria condizionata insieme all’ambasciatore Tilman J. Fertitta. Non si sa bene che dire, arrivano gli hamburger già freddi e sono difficili da ingoiare, l’atmosfera è quella di certe famiglie litigiose, dove ci si detesta ma si è costretti a passare il Natale insieme, guardando continuamente l’orologio. Come era diverso lo scorso anno il ricevimento, con la banda dei Marines che suonava l’inno italiano e Giorgia Meloni raggiante a parlare dell’amicizia «incrollabile» tra Roma e Washington. Adesso è rimasta questa grande freddezza, che la coastal diplomacy di Fertitta, che gira i porti italiani con il suo mega panfilo, difficilmente riuscirà a colmare. Arianna Meloni, che è venuta in rappresentanza politica e familiare, in un capannello di ministri argomenta che quello di Trump con la sorella «è stato bullismo ed è nato tutto da lì». Poi si fa portare un bicchiere d’acqua e lo tracanna tutto d’un fiato: «Per venì qua ho fatto una corsa...». Ci sono quaranta gradi, il cima è subtropicale. Tutti cercano l’ombra più che gli hot dog che vengono cotti in ogni angolo del giardino all’italiana. Giovanni Malagò, presidente della Figc, incrocia Marco Tronchetti Provera: «Ciao Marchì..si stava meglio a Capri eh!?»

Matteo Salvini, che Fertitta continua a chiamare «Mario», sembra meno a suo agio del solito, si abbraccia e bacia la sua Francesca Verdini appena può. Sui rapporti con Trump, lui che si metteva anche le cravatte rosso Maga, non pare abbia cambiato idea: «Essere qui è una scelta di campo, God bless America». .

In cielo volano in formazione tre elicotteri militari a stelle e strisce. Per un momento tutti alzano gli occhi e Matteo Renzi trova la battuta giusta: «Eccoli, sono venuti a prendere Crosetto perché la Meloni non vuole pagare i miliardi alla Nato». Eh già, perché ci sarebbe anche l’ultimo attacco di Trump agli alleati e il vertice di Ankara e il fondi del Safe che il governo italiano non ha attivato. Crosetto, poveretto, si stringe nelle spalle: «Dai, siamo all’ambasciata americana...».

E l’opposizione? A parte Renzi, che è venuto «perché 250 anni di storia Usa valgono più degli ultimi due anni», i leader non si sono fatti vedere. Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni si sono persi l’invito nella spam. Dei cinque stelle non c’è proprio nessuno, anzi ci sarebbe l’ex portavoce di Conte, Rocco Casalino, accompagnato dalla mamma, ma ormai fa il giornalista. Il Pd ha mandato il capogruppo Francesco Boccia: «Sono venuto a timbrare il cartellino...i presidenti passano, i popoli restano. Per questo sono qui». Poi Boccia racconta a Benedetto Della Vedova un episodio di quando a villa Taverna c’era l’ambasciatore David Thorne, che si lamentava per la web tax approvata su iniziativa del senatore del Pd. «Mi invitò a pranzo e quando arrivammo al caffè gli dissi: ma lei se lo immagina l’ambasciatore italiano a Washington che convoca un senatore americano per protestare contro una legge americana? Come reagirebbe lei come cittadino? Mi alzai e me ne andai. Poi ci pensò Renzi a cancellare la mia legge». Della Vedova, che sarebbe in teoria il più filoamericano, annuisce: «È come sulla digital tax, bisogna reagire duri altrimenti Trump ci pialla». Ma insomma, nessuno tra gli americani ha intenzione di fare polemiche, almeno non stasera. Fertitta, come se non avesse guardato i notiziari con il nuovo attacco di Trump, ripete dal palco che «l’Italia è un partner fidato e un’amica degli Stati Uniti, e i nostri legami si rafforzano ogni giorno». Ma la magia, nonostante la straordinaria performance della banda della US Navy, nonostante l’open bar e il pulled pork, non riesce a compiersi. Tutti intanto cercano il generale Vannacci, l’argomento politico che anima i capannelli più di Trump-Meloni. Il generale non c’è, ma in rappresentanza è venuta la deputata Laura Ravetto, che ha mollato Salvini per Futuro nazionale. Con un abito da princess, scarpe d’argento con i tacchi che sfidano il soffice manto erboso, Ravetto assicura che «Vannacci era invitatissimo, non è potuto venire perché a Bruxelles. Io comunque sono vent’anni che non manco».

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