Più potere, più centralità, più rappresentanza. Ma non per voi, spostatevi cari leader, governanti abbagliati dal mito della «stabilità». È al Parlamento che va data più forza, e a chi deve eleggerlo: potendo magari scegliere. Si candida a essere un nuovo cantiere quello che apre domani all’Istituto Sturzo con le proposte – e la forza, il marchio – delle più importanti realtà dell’associazionismo cattolico del Paese. Titolo «Ridare voce alla democrazia. Società, partecipazione e istituzioni», l’immagine è una piazza gremita di cittadini e cartelli (solo sgranando la foto ti accorgi che lì gridano contro gli abusi dell’America trumpiana, White silence is violence, il silenzio dei bianchi è violenza). L’ennesimo laboratorio, si potrebbe obiettare. Fatto sta che i primi a rispondere sono Elly Schlein e Giuseppe Conte. Entrambi attesi tra 24 ore a via delle Coppelle. I cattolici rialzano la testa, cercano un leader, si riprendono la scena? O hanno più paura che intraprendenza?
Più potere, più centralità, più rappresentanza. Ma non per voi, spostatevi cari leader, governanti abbagliati dal mito della «stabilità». È al Parlamento che va data più forza, e a chi deve eleggerlo: potendo magari scegliere. Si candida a essere un nuovo cantiere quello che apre domani all’Istituto Sturzo con le proposte – e la forza, il marchio – delle più importanti realtà dell’associazionismo cattolico del Paese. Titolo «Ridare voce alla democrazia. Società, partecipazione e istituzioni», l’immagine è una piazza gremita di cittadini e cartelli (solo sgranando la foto ti accorgi che lì gridano contro gli abusi dell’America trumpiana, White silence is violence, il silenzio dei bianchi è violenza). L’ennesimo laboratorio, si potrebbe obiettare. Fatto sta che i primi a rispondere sono Elly Schlein e Giuseppe Conte. Entrambi attesi tra 24 ore a via delle Coppelle. I cattolici rialzano la testa, cercano un leader, si riprendono la scena? O hanno più paura che intraprendenza?
«C’è preoccupazione, certo. Ma nel senso che l’associazionismo cattolico avverte i segni di un malessere profondo che ha anzitutto gravi cause economiche e sociali», spiega a Repubblica lo storico Agostino Giovagnoli, vicepresidente dello “Sturzo” e tra gli organizzatori dell’incontro. «Grazie al loro radicamento sociale, associazioni, movimenti e comunità cattoliche sperimentano un impoverimento a vari livelli della società civile, causato dalle scelte della politica. Ma senza pluralismo sociale non c’è neanche vero pluralismo politico e dunque non c’è democrazia». Si parlerà di legge elettorale di norme calate dall’alto, di politiche sociali.
Ma anche di proposte politiche. «Non lascia sereni il fatto che da anni la produzione compulsiva di leggi elettorali proceda a colpi di maggioranza, impedisca al cittadino di esprimere le sue scelte al di là di liste imposte, svuoti il Parlamento della sua funzione di luogo di confronto e deliberazione – analizza Giovagnoli – La riforma oggi in discussione sembra aggiungere una spropositata concentrazione di potere nelle mani della minoranza che vincerà le elezioni. Leone XIV ha detto che oggi “il mondo è devastato da una manciata di tiranni”, che quando la sicurezza diventa una priorità “va sempre esercitata nel rispetto dei diritti umani”. Ci ha detto insomma di difendere la democrazia».
Ai leader progressisti, o a chiunque risponda all’appello, toccherà confrontarsi domani con un pianeta articolato ma forse più compatto: Azione Cattolica e Fondazione La Pira, la Compagnia delle Opere e l’Ordine francescano d’Italia. E ancora: ci saranno le Acli, Comunità di Sant’Egidio, Agesci, Movimento cristiano lavoratori, quello dei Focolari. E voci di peso, come quella di Sebastiano Nerozzi, professore di Storia del pensiero economico alla Cattolica e organizzatore delle Settimane sociali della Chiesa. O quella di Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà e leader storico di Comunione e liberazione, al cui Meeting quest’anno arriva papa Leone. Non nuovo a posizioni che fanno rumore all’interno – due anni fa bollò l’Autonomia differenziata, amatissima dai governatori vicini a Cl, come «fonte di ulteriori divari» – Vittadini ha preso posizione di recente, su Avvenire, contro «il mito della governabilità che ci ha spinti verso lo scontro permanente», ricordando che «la vera ripresa della politica non passa dall’ulteriore rafforzamento dell’esecutivo» ma dal «rilancio del ruolo del Parlamento», del «legame tra elettori ed eletti». Ridare voce a chi l’ha persa, ribadiscono dallo Sturzo. Perché «occuparsi delle sorti della democrazia vuol dire interessarci del bene comune di tutti, in particolare dei più fragili».