Professor Andrea Riccardi, fondatore di Sant’Egidio, sui migranti Papa Leone sta sfidando Trump?
«Il Papa, nel suo modo sereno, mai aggressivo – e il modo fa parte del messaggio – ha lanciato una sfida sia all’America di Trump che all’Europa. Il viaggio a Lampedusa va letto insieme alla lettera scritta per i 250 anni degli Stati Uniti, in cui ricorda che il suo Paese è nato sulla libertà e sul rispetto della dignità della vita umana».
Ha citato la pacifica coesistenza di popoli variegati.
«Ricordandoci che non bisogna averne paura. L’ha detto proprio nel giorno della ricorrenza del 4 luglio: un’incredibile coincidenza».
Non è voluta?
«Non ho informazioni dirette. Certo, le coincidenze parlano. Gli Stati Uniti sono stat…
Professor Andrea Riccardi, fondatore di Sant’Egidio, sui migranti Papa Leone sta sfidando Trump?
«Il Papa, nel suo modo sereno, mai aggressivo – e il modo fa parte del messaggio – ha lanciato una sfida sia all’America di Trump che all’Europa. Il viaggio a Lampedusa va letto insieme alla lettera scritta per i 250 anni degli Stati Uniti, in cui ricorda che il suo Paese è nato sulla libertà e sul rispetto della dignità della vita umana».
Lampedusa, Papa: Migranti vittime di scelte prese o mancate.Europa chiamata a responsabilità epocale
Ha citato la pacifica coesistenza di popoli variegati.
«Ricordandoci che non bisogna averne paura. L’ha detto proprio nel giorno della ricorrenza del 4 luglio: un’incredibile coincidenza».
Non è voluta?
«Non ho informazioni dirette. Certo, le coincidenze parlano. Gli Stati Uniti sono stati il nuovo mondo per tanti. Per i padri pellegrini inglesi, per gli emigrati italiani, gli ebrei perseguitati dal nazismo o dai pogrom russi. Un posto dove un uomo e una donna potevano cercare libertà, uguaglianza, felicità e giustizia».
Perché è anche una sfida all’Europa?
«Perché il Papa dice che dall’estremo lembo d’Europa si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio pone alle nostre società. Alle Canarie aveva detto che ogni barca di migrante pone una domanda all’Europa: di accoglienza, ma anche di come si integra».
L’Europa come si considera?
«Oggi rischia di pensarsi come una fortezza. Pensando di difendersi così dai migranti e dai rifugiati. Ma incorrendo in una contraddizione. Perché l’interesse, di un Paese come l’Italia, è invece quello di accogliere».
Accogliere come?
«Noi abbiamo bisogno di nuovi italiani. Non lo dico io, ma gli operatori economici. Quindi l’interesse umanitario coincide con l’interesse nazionale. Papa Francesco disse: non si fanno figli, non si accolgono migrati, così si va verso la morte».
Quello di Leone è quindi un messaggio politico?
«No, è ben di più. È una visione. E del resto il Vangelo diventa muto in un mondo in cui ognuno fa isola a sé».
Ma l’Europa, assediata dalle destre, sembra spaventata.
«L’Europa è in grado di gestire la crisi in modo organico, non solo l’emergenza. Può mettere in campo un piano strategico di lungo periodo in cui accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti. Chi si affida alla retorica della remigrazione non solo lede la dignità umana, ma non fa nemmeno l’interesse del proprio Paese».
La remigrazione è il grande slogan dei vannacciani. Farà presa?
«È l’estremo frutto di una cultura della paura, con cui si sono vellicati i timori della gente. Qualche volta, in passato, ha toccato anche la sinistra. Si ammoniva: chi parla di immigrazione, perde voti. Vannacci dice forte quello che molti pensano. Ma una politica che naviga tra sondaggi e la pancia della gente non va lontano. La forza di Leone è quella di alzare la testa e di pensare a un progetto a lungo termine di integrazione».
Che Papa è?
«Uno che in maniera serena, ma ferma, sviluppa il discorso di Francesco. Ha una sua dolce fermezza. Non esita, non indietreggia, va avanti in maniera costruttiva. Che poi è stata la cifra della sua enciclica, Magnifica humanitas».
La sua pacatezza inizialmente è stata scambiata per remissività.
«Non è un impulsivo. Medita i discorsi».
Quanto dà fastidio a Trump?
«Non gli fa bene. Trump divide i cattolici americani, Leone li riunisce».
La destra meloniana dovrà decidere tra il Papa e Vannacci?
«Il discorso che fa il Papa sull’immigrazione non è quello che fa la destra italiana. Ma non credo che la premier andrà in rotta di collisione con il Papa. Giorgia Meloni ha avuto un forte rapporto con Bergoglio, ciò ha attutito le differenze. Che però ci sono e sono grandi».
Ingloberanno Vannacci?
«Non lo so. Penso che la destra farà le sue scelte sulla base della legge elettorale e dei sondaggi. Ma allo stesso tempo cercherà di non andare contro il Vaticano».
La pancia del Paese va da un’altra parte?
«Perché noi avanziamo come gattini ciechi, in base alle emozioni. E c’è chi le sobilla. Bisogna invece avere un’idea di futuro, che ci impone di tenere conto della demografia».
Non possiamo fare a meno dei migranti?
«Umberto Eco, già nel 2010, diceva: il nostro Paese sarà colorato, se ti piace sarà così, se non ti piace sarà così lo stesso. Il fenomeno va governato. In Europa. Ma l’unica che ha il coraggio di guardare in faccia la realtà è la Chiesa».