Professor Sabino Cassese, già ministro con Ciampi, giudice costituzionale, la destra ha le carte in regola per mandare un suo esponente al Quirinale?
«Mi vengono in mente due risposte».
Cominciamo con la prima.
«Da un punto di vista giuridico non ci sono ostacoli. E del resto non si fa l’analisi del sangue a un candidato alla presidenza della Repubblica. Basta che abbia 50 anni, goda dei diritti civili e politici, e che sia eletto dal Parlamento in seduta comune, integrato dai delegati regionali…»
Converrà che qui la questione è tutta politica.
«Ma non esiste un discrimine fascismo-antifascismo. Tutti i cittadini hanno eguali diritti, secondo l’articolo 3 della Costituzione».
Ma si può ambire al Colle senza un’adesione piena alla Costituzione antifascista?
«E qui vengo alla seconda risposta. La Costitu…
Professor Sabino Cassese, già ministro con Ciampi, giudice costituzionale, la destra ha le carte in regola per mandare un suo esponente al Quirinale?
«Mi vengono in mente due risposte».
Cominciamo con la prima.
«Da un punto di vista giuridico non ci sono ostacoli. E del resto non si fa l’analisi del sangue a un candidato alla presidenza della Repubblica. Basta che abbia 50 anni, goda dei diritti civili e politici, e che sia eletto dal Parlamento in seduta comune, integrato dai delegati regionali…»
Converrà che qui la questione è tutta politica.
«Ma non esiste un discrimine fascismo-antifascismo. Tutti i cittadini hanno eguali diritti, secondo l’articolo 3 della Costituzione».
Ma si può ambire al Colle senza un’adesione piena alla Costituzione antifascista?
«E qui vengo alla seconda risposta. La Costituzione è il precipitato di una serie di idee che sarebbe riduttivo definire soltanto antifasciste. Per citare Piero Calamandrei, sono state “ascoltate tante voci lontane”, alcune, come la tutela del patrimonio storico artistico, normata nell’articolo 9, è figlia delle leggi del ministro fascista Bottai. Sa cosa diceva Croce?»
No.
«Che esistono elementi di continuità nonostante le cesure: per Tocqueville, anche continuità tra l’antico regime e l’epoca napoleonica, nonostante la Rivoluzione francese. Lo stesso tra il periodo fascista e quello successivo, sebbene la Costituzione si distingua per la sua enfasi su libertà e democrazia, in netta discontinuità col fascismo».
Ieri a “Repubblica” Pierluigi Bersani ha detto che “in Italia fai il presidente se indossi i valori della Costituzione”. Cosa gli risponde?
«Che tutto il personale politico di vertice attuale ha già giurato sulla Costituzione».
Insomma, lei vede dei benefici per il sistema se tocca a un esponente di destra.
«Questo non lo so. Dipende dalle persone».
Giorgia Meloni?
«Perché no?».
Come mai?
«Per quattro anni è riuscita a governare il nostro Paese. Mi sembra un grande successo, no?».
Anche se non si è mai dichiarata davvero antifascista?
«Se lei fosse un mio studente io la boccerei dopo una simile domanda». (Ride).
Mi prendo la bocciatura. Ma perché?
«Perché nella Costituzione italiana antifascista vige il principio delle libertà e dell’accesso alla carica di tutti i cittadini con i diritti civili e politici».
Ma i presidenti della Repubblica non sono per tradizione ex leader. Sono garanti.
«Ma hanno tutti fatto politica. Storicamente i presidenti hanno avuto tutti alta esperienza istituzionale, ex premier come Leone o Cossiga, ex presidenti delle Camere come Pertini o Scalfaro, o vicepresidenti del Consiglio come Mattarella. Ed è normale che sia così, perché le Camere votano chi conoscono bene».
In passato si sono sempre evitate le figure di primo piano.
«La Dc sceglieva figure coerenti con la maggioranza, ma di diversa estrazione. E quindi la domanda è: dev’esserci continuità tra il Quirinale, il presidente del Consiglio, la maggioranza parlamentare e la maggioranza del Paese?»
Nel 2029 non rischia che tutto sia in mano alla destra?
«Einaudi era liberale, ma fu il candidato di De Gasperi. Le ricordo socialdemocratico Saragat, e il socialista Pertini. Solo alcuni esempi del modo in cui il partito di maggioranza relativa ha governato».
Vannacci ha detto che voterebbe per Meloni.
«Su Vannacci sono impreparato».
È sulla bocca di tutti.
«Ma penso che sia sopravvalutato dai media».
Non le fa paura?
«Il vero problema, come ripeto da anni, è che in Italia mancano le politiche. Nessuno sa per cosa va a votare. Mi sa indicare tre punti del programma di ciascun partito?».
Gli slogan prevalgono sulla politica?
«Sì, i partiti si definiscono spesso per ciò che non sono, piuttosto per ciò che vogliono fare».
La nuova legge elettorale le piace?
«No. Sono critico».
Cosa non la convince?
«Temo che non risolverà il problema dell’astensionismo. La partecipazione al voto è crollata dal 93% degli anni Cinquanta, al 63 delle politiche, e alle regionali siamo sotto il 50. Questo erode la base democratica del Paese».
E questa legge non cambierà le cose?
«No, perché i cittadini sentono che non scelgono, ma approvano scelte fatte da altri».
Anche lei, in passato, è stato tra i papabili al Colle. Sarebbe disponibile?
«Ma lei è matto?».