Mai Giorgia Meloni ha detto che la Costituzione è antifascista. Lo rimarcano i partiti di opposizione. L’intervista di Pier Luigi Bersani a Repubblica ha riacceso il dibattito sulle parole della premier, secondo la quale va superato il «tabù di un Capo dello Stato non di centrosinistra». L’ex segretario del Pd ha replicato in modo diretto: il nuovo presidente della Repubblica dovrà avere «un legame forte con la Carta antifascista». E i partiti di opposizione si collocano su questa scia.
«La premier — sostiene il co-leader di Avs Nicola Fratoianni — ha commesso una sgrammaticatura a immaginare il Quirinale come una casella di spartizione politica». Quindi si dice d’accordo con Bersani: «Il Capo dello Stato è il supremo guardiamo della Costituzione e …
Mai Giorgia Meloni ha detto che la Costituzione è antifascista. Lo rimarcano i partiti di opposizione. L’intervista di Pier Luigi Bersani a Repubblica ha riacceso il dibattito sulle parole della premier, secondo la quale va superato il «tabù di un Capo dello Stato non di centrosinistra». L’ex segretario del Pd ha replicato in modo diretto: il nuovo presidente della Repubblica dovrà avere «un legame forte con la Carta antifascista». E i partiti di opposizione si collocano su questa scia.
«La premier — sostiene il co-leader di Avs Nicola Fratoianni — ha commesso una sgrammaticatura a immaginare il Quirinale come una casella di spartizione politica». Quindi si dice d’accordo con Bersani: «Il Capo dello Stato è il supremo guardiamo della Costituzione e per me la Carta è antifascista. Osservo invece che Meloni mai ha detto che la Costituzione è antifascista». Anzi, per il capogruppo M5S in Senato, Luca Pirondini, «questo è un governo contro la Costituzione. Sono passati quattro anni ma Meloni non ha sviluppato alcuna cultura di governo: vuole prendersi tutto. Hanno occupato la Rai in ogni modo, delegittimano la magistratura e trasformano le istituzioni in armi contro chi li contrasta».
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Una presa di posizione dura la assume anche la capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga: «Il problema non è che la destra aspiri al Quirinale, ma che voglia farlo a prescindere dalla Costituzione antifascista. Per raggiungere questo obiettivo è disposta alla dittatura della minoranza, ad imporre un nome anche non condiviso eletto da un Parlamento con una legge elettorale che altera la rappresentanza e vanifica le norme di garanzia».
Anche di questo si parlerà sul palco di mercoledì a Napoli per la prima tappa della manifestazione di Pd, 5S e Avs dal titolo «Al lavoro per cambiare l’Italia». Al centro il programma di governo. Conte intanto ha dato appuntamento anche il 19 e 20 settembre a Milano, l’ultima tappa di “Nova”, il processo di ascolto partecipativo dei 5S. A quel punto si aprirà il tavolo del campo largo per definire il programma di governo.