È solo una questione preliminare, ma è comunque il primo scoglio superato, per la destra di governo, in relazione al caso Almasri. La Corte costituzionale dichiara «ammissibile», dopo la camera di consiglio di tre ore di lunedì scorso, il conflitto tra poteri dello Stato, votato in aula alla Camera, lo scorso aprile, contro la Procura di Roma e il Tribunale dei ministri, rispetto alla posizione di Giusi Bartolozzi, la ex capa di gabinetto del Ministero della giustizia guidato da Carlo Nordio. Si tratta della magistrata per la quale la pubblica accusa di piazzale Clodio ha già chiesto il processo con l’accusa di false dichiarazioni al pm. Il ricorso dovrà essere poi trattato «in rito e nel merito», come sottolinea il comunicato della Consulta, in un’udienza pubblica che verrà fissata dopo l’estate. Probabilmente tra ottobre o novembre. Con il primo effetto di congelare il procedimento a carico dell’ex dirigente di via Arenula, la cui prima udienza è fissata per il 17 settembre davanti …
È solo una questione preliminare, ma è comunque il primo scoglio superato, per la destra di governo, in relazione al caso Almasri. La Corte costituzionale dichiara «ammissibile», dopo la camera di consiglio di tre ore di lunedì scorso, il conflitto tra poteri dello Stato, votato in aula alla Camera, lo scorso aprile, contro la Procura di Roma e il Tribunale dei ministri, rispetto alla posizione di Giusi Bartolozzi, la ex capa di gabinetto del Ministero della giustizia guidato da Carlo Nordio. Si tratta della magistrata per la quale la pubblica accusa di piazzale Clodio ha già chiesto il processo con l’accusa di false dichiarazioni al pm. Il ricorso dovrà essere poi trattato «in rito e nel merito», come sottolinea il comunicato della Consulta, in un’udienza pubblica che verrà fissata dopo l’estate. Probabilmente tra ottobre o novembre. Con il primo effetto di congelare il procedimento a carico dell’ex dirigente di via Arenula, la cui prima udienza è fissata per il 17 settembre davanti al giudice monocratico di Roma.
Siamo nel cuore dello scandalo Osama Njeem Almasri: il generale prima arrestato dalla polizia a Torino, poi scarcerato e riconsegnato a Tripoli con un Falcon di Stato (tutto in tre giorni: gennaio 2025), a dispetto del mandato di cattura della Corte penale internazionale per stupri, violenze, crimini contro l’umanità. Nordio, il collega dell’Interno Piantedosie il sottosegretario Mantovano furono “salvati”, con il no della Camera, dalla richiesta di autorizzazione a procedere per peculato, favoreggiamento (anche omissione d’atti d’ufficio per il Guardasigilli), mentre Bartolozzi, sul caso maturato ai piani alti di via Arenula, fu sentita come teste. Posizione che non consente di dire bugie. Per la maggioranza, la scelta ha leso le attribuzioni costituzionali di Montecitorio. Motivo? «C’è un nesso teleologico» tra i due filoni. Tradotto: processare Bartolozzi separatamente significa ri-trascinare il governo, come testimone, comunque alla sbarra. Nell’ordinanza numero 122, la Consulta (presidente Giovanni Amoroso, relatori Francesco Viganò e Luca Antonini) scrive che la Camera «è legittimata a proporre conflitto» per difendere le proprie prerogative, ricordando che i due rami del Parlamento sono competenti a decidere «sulle richieste di autorizzazione a procedere anche nei confronti degli “indagati laici”». Quelli cioè, come Bartolozzi. Che, pur non essendo ministri, «abbiano concorso nel reato ministeriale o abbiano commesso un reato ad esso connesso». E mentre passeranno circa altri cento giorni aspettando il merito, Bartolozzi sta per incassare l’ultimo ok del Csm, oggi, ad un altro incarico “fuori ruolo”. Sarà consigliera giuridica del ministro Tommaso Foti.