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Il centrosinistra ai cattolici: “Insieme per ridurre i divari”

Elly Schlein PD, Giuseppe Conte M5S in occasione del convegno organizzato dalle realtà dell'associazionismo cattolico italiano ‘ridare voce alla democrazia’ tenutosi presso l’istituto Luigi Sturzo. Roma, Lunedì 06 Luglio 2026 (photo by Mauro Scrobogna / LaPresse) Elly Schlein PD, Giuseppe Conte M5S on the occasion of the conference organized by Italian Catholic associations, "Restoring Voice to Democracy," held at the Luigi Sturzo Institute. Rome, Monday July 06 2026 (photo by Mauro Scrobogna / LaPresse) (lapresse)

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All’Istituto Sturzo riunite diverse sigle: dalle Acli all’Azione cattolica. Il messaggio di Zuppi. Schlein e Conte in platea
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I cattolici in campo. Di nuovo, e soprattutto insieme. Certo più di quanto (non) abbiano fatto nell’ultimo lustro. Pronti a dire «i no che costruiscono partecipazione» e ad elaborare proposte. È affollata la sala dell’Istituto Sturzo dove, con il viatico del messaggio di Matteo Zuppi, presidente Cei, e un titolo già eloquente «Ridare voce» si parla per quasi tre ore di «crisi diffusa della democrazia» e si lanciano strali — eccetto qualche posizione isolata — contro il Melonellum, facendo attenzione a non chiamarlo così. Come forse non accadeva da un po’ (l’ultima occasione vera: la Settimana sociale della Chiesa, Trieste, 2024, ma stavolta c’è una spinta dal basso) si ritrovano insieme i più importanti movimenti e associazioni vicini alla Chiesa, Acli (arcipelago di un milione di italiani), Azione cattolica (circa mezzo milione), il mondo della Sussidiarietà di Comunione e Liberazione o la Fondazione La Pira, accanto ai vertici della Comunità di Sant’Egidio, con il comitato “Settiman…

I cattolici in campo. Di nuovo, e soprattutto insieme. Certo più di quanto (non) abbiano fatto nell’ultimo lustro. Pronti a dire «i no che costruiscono partecipazione» e ad elaborare proposte. È affollata la sala dell’Istituto Sturzo dove, con il viatico del messaggio di Matteo Zuppi, presidente Cei, e un titolo già eloquente «Ridare voce» si parla per quasi tre ore di «crisi diffusa della democrazia» e si lanciano strali — eccetto qualche posizione isolata — contro il Melonellum, facendo attenzione a non chiamarlo così. Come forse non accadeva da un po’ (l’ultima occasione vera: la Settimana sociale della Chiesa, Trieste, 2024, ma stavolta c’è una spinta dal basso) si ritrovano insieme i più importanti movimenti e associazioni vicini alla Chiesa, Acli (arcipelago di un milione di italiani), Azione cattolica (circa mezzo milione), il mondo della Sussidiarietà di Comunione e Liberazione o la Fondazione La Pira, accanto ai vertici della Comunità di Sant’Egidio, con il comitato “Settimane sociali della Chiesa”, con l’Ordine francescano, i Focolari e il Movimento cristiano lavoratori. Nel parterre, unici leader come anticipato da Repubblica, anche Elly Schlein e Giuseppe Conte. Che ascoltano per ore prima di parlare. E subito dicono sì a uno dei tanti temi che arrivano da quel fronte: il voto ai fuorisede, ché è stato «assurdo averli esclusi» dal referendum.

La segretaria dem chiede di costruire insieme «questi ponti di cui c’è bisogno». «Avete detto che il cuore della democrazia è partecipazione, e condivido. Ma se le disuguaglianze erodono la fiducia, se non hai risposte dalla sanità, se sopravvivi col tuo salario e ti senti escluso, non avrai né tempo né la voglia di partecipare — scandisce Schlein — Perciò è importante cogliere il richiamo di Zuppi ad opporci alla legge del più forte. Le forze politiche tuttavia, da sole, non bastano. Da fuori, bisogna che ci incontriamo». Anche Conte apre le braccia. «In Italia si sta tentando l’opzione “cesarista”. Ritorna allora in forma mascherata il premierato, con listini bloccati, premi di maggioranza distorsivi, vincolo per le coalizioni di indicare il candidato presidente». Una crisi a cui rispondere offrendo «processi decisionali trasparenti, rendendo effettiva l’eguaglianza politica, l’articolo 3 della Carta», aggiunge il leader M5s, che poi lancia l’idea «ormai siamo maturi per il voto ai 16enni».

Agostino Giovagnoli, storico e numero 2 dello Sturzo, parte da due domande. «Perché siamo così preoccupati per la democrazia e ci interessa ridarle voce? E che cosa siamo disposti a fare, di più oggi, in un momento così cruciale?». La risposta non farà piacere alla destra. Giorgio Vittadini, leader storico di Cl, lo dice fuori dai denti: «Forse un tempo avremmo avuto problemi a vederci tutti insieme: questo è un buon segno, un cammino tra noi lo abbiamo fatto. Adesso lavoriamo insieme perché si superi una crisi che ci propina un bipolarismo a colpi di insulti, di forzature. Dove i corpi intermedi sono diventati un fastidio, o scomparsi. Dove ciò che dobbiamo irrobustire non è l’esecutivo, ma è il Parlamento».

Tutti a indicare la gravità di questa legge elettorale. Che la stessa professoressa Giunti, del La Pira, equipara «alla legge truffa del ‘53, già irricevibile all’epoca, ma oggi — sottolinea — si tradurrebbe nella dittatura della minoranza. In alcune regioni italiane si vota al 40 per cento». E tra i più applauditi c’è anche Emiliano Manfredonia, il presidente Acli, che non la prende alla larga: «Siamo molto preoccupati perché oggi la democrazia sembra non rispondere più a quelle esigenze di dignità, uguaglianza, promozione che ispiravano le nostre generazioni. Non è pessimismo, è la realtà». Poi va giù dritto: «Questa legge elettorale» è da bocciare, nel merito e nel metodo, «per la grande fretta, fatta prima della tornata elettorale. E siamo pronti anche a protestare».

È «un tempo di cecità culturale e spirituale», ha scritto Zuppi nel suo messaggio. Il Melonellum può essere un colpo fatale, qui non piace a nessuno. Tranne che ai cristiano-lavoratori, infatti Piergiorgio Sciacqua chiarisce: «L’asticella per il premio dev’essere rivista, ma la stabilità fa bene». E a qualche mugugno, replica: «Siamo l’unica voce contro, non è meglio?».

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