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Vigilanza Rai, Camere in pressing: “Entro domani i nuovi nomi”. Il no delle opposizioni

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La lettera di La Russa e Fontana ai partiti per ricomporre la commissione
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Le lettere sono partire ieri sera. I presidenti di Camera e Senato hanno scritto ai capigruppo di tutte le forze politiche con una richiesta sollecita: entro domani dovranno indicare i nomi di deputati e senatori scelti per ricomporre la commissione di Vigilanza Rai, azzerata la scorsa settimana con le dimissioni in blocco dei membri d’opposizione e di maggioranza.

La scadenza per la designazione dei nuovi membri si prepara a essere il fischio d’inizio di un nuovo scontro frontale. Le minoranze, con l’addio, hanno infatti già annunciato che la protesta non sarà temporanea: nessuno tra Pd, M5S, Avs e Iv fornirà i propri elenchi per varare la Vigilanza bis. Ora, la velocità dell’iniziativa dei due presidenti, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, rinfocola l’irritazione dell’opposizione: «Sono basito, sono degli irresponsabili», commenta il capogruppo dem al Senato Francesco Boccia. «Con ogni evidenza non hanno capito la gravità della situazione, né hanno un minimo di senso delle istituzi…

Le lettere sono partire ieri sera. I presidenti di Camera e Senato hanno scritto ai capigruppo di tutte le forze politiche con una richiesta sollecita: entro domani dovranno indicare i nomi di deputati e senatori scelti per ricomporre la commissione di Vigilanza Rai, azzerata la scorsa settimana con le dimissioni in blocco dei membri d’opposizione e di maggioranza.

La scadenza per la designazione dei nuovi membri si prepara a essere il fischio d’inizio di un nuovo scontro frontale. Le minoranze, con l’addio, hanno infatti già annunciato che la protesta non sarà temporanea: nessuno tra Pd, M5S, Avs e Iv fornirà i propri elenchi per varare la Vigilanza bis. Ora, la velocità dell’iniziativa dei due presidenti, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, rinfocola l’irritazione dell’opposizione: «Sono basito, sono degli irresponsabili», commenta il capogruppo dem al Senato Francesco Boccia. «Con ogni evidenza non hanno capito la gravità della situazione, né hanno un minimo di senso delle istituzioni». Fastidio condiviso dal collega 5s Luca Pirondini: «Non daremo i nomi, hanno bloccato la Vigilanza per anni, ora pare non possano vivere senza».

Dopo mercoledì, la contesa è destinata a esacerbarsi. L’ipotesi è che le presidenze di Camera e Senato, senza la risposta delle minoranze, possano procedere alla designazione d’ufficio dei membri mancanti. Com’è accaduto in passato con la commissione Covid. «Si assumerebbero una responsabilità enorme», attacca Pirondini: «Saremmo di fronte a un golpe parlamentare». Che avrebbe una risposta immediata: «Ci dimetteremmo di nuovo», conferma Angelo Bonelli di Avs. «Non ci sarà confronto finché non danno attuazione al Media Freedom Act», rimarca Stefano Graziano, tra i dimissionari della Vigilanza. Punto di incontro quanto mai lontano. Oggi, in commissione Industria al Senato, riprendono i lavori sulla riforma Rai dopo sette mesi di stallo, con l’intenzione di portarla a un’approvazione sprint. Un emendamento dei relatori introdurrà le modifiche richieste dal ministero dell’Economia: almeno due membri in quota Mef all’interno del cda di Viale Mazzini. Assetto che secondo le opposizioni non risponderebbe alle richieste Ue: «Serve una governance indipendente, una selezione con requisiti di alto profilo», aggiunge Graziano. «Ma evidentemente – va all’affondo Boccia – Giorgia Meloni vuole essere ricordata come l’ultima lottizzatrice Rai: noi faremo il contrario».

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