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Trump, lo psicoterapeuta Lancini: “Dai suoi messaggi emergono segnali di squilibrio”

Matteo Lancini

 

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Intervista al docente docente alla Bicocca e alla Cattolica di Milano: “Chi governa presenta modelli di identificazione basati sull’insulto e sull’esagerazione”
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Da un po’ di tempo mi sembra che in Donald Trump si ravvisino comportamenti e atteggiamenti che lasciano trapelare un equilibrio non tra quelli ottimali. Non ci è dato sapere se esista una diagnosi, ma dei segnali psichiatrici ci sono». Per Matteo Lancini, psicologo, psicoterapeuta, docente alla Bicocca e alla Cattolica di Milano e presidente della fondazione Minotauro, «il punto, però, è un altro».

Quale?

«Mi chiedo come sia possibile che un personaggio che aveva dato segnali anche nel corso del suo primo mandato, sia stato rieletto al secondo. Non ne faccio un tema politico, ma psicanalitico».

In che senso?

«Sentiamo parlare costantemente dei rischi per i ragazzi dettati dal mondo digitale, legati alla facilità con cui credono alle fake news. Eppure mi sembra ch…

Da un po’ di tempo mi sembra che in Donald Trump si ravvisino comportamenti e atteggiamenti che lasciano trapelare un equilibrio non tra quelli ottimali. Non ci è dato sapere se esista una diagnosi, ma dei segnali psichiatrici ci sono». Per Matteo Lancini, psicologo, psicoterapeuta, docente alla Bicocca e alla Cattolica di Milano e presidente della fondazione Minotauro, «il punto, però, è un altro».

Quale?

«Mi chiedo come sia possibile che un personaggio che aveva dato segnali anche nel corso del suo primo mandato, sia stato rieletto al secondo. Non ne faccio un tema politico, ma psicanalitico».

In che senso?

«Sentiamo parlare costantemente dei rischi per i ragazzi dettati dal mondo digitale, legati alla facilità con cui credono alle fake news. Eppure mi sembra che nel mondo adulto abbiano successo personaggi — e Trump ne è la rappresentazione monumentalizzata — i cui comportamenti dovrebbero raccogliere reazioni scandalizzate».

Trump, invece, ha raccolto consensi.

«Nonostante sia uno che governa i popoli con atteggiamenti molto offensivi, il punto è capire come mai la realtà abbia superato di gran lunga i rischi che ci spaventavano sul digitale. Trump è figlio, o piuttosto padre, dei tempi in cui vale quanto sei popolare: non il contenuto di quel che dici, ma le cose che fanno parlare di te, una sorta di anestesia collettiva della scala valoriale».

Dopo questo ennesimo episodio Giorgia Meloni dovrà incontrare Trump. Cosa le consiglierebbe?

«La relazione tra Meloni e Trump ha vissuto già diverse stagioni nel giro di pochi mesi, senza contare che chi si incontra a un vertice politico fa gli interessi di coloro che rappresenta. Non mi stupirei se domani o dopodomani si abbassassero di nuovo i toni».

Che una crisi internazionale nasca da un insulto social è il segno dei tempi?

«Nella nostra società non c’è più distinzione tra vita reale e vita virtuale: oggi chiunque governi il mondo parla più ai social che ai propri organi istituzionali. È la società che abbiamo creato. Il punto poi è che chi governa presenta modelli di identificazione basati sull’insulto e sull’esagerazione».

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