Politica

Un ruolo sulla Libia, così la Casa Bianca prova a ricucire con Roma dopo il nuovo attacco di Trump

Un ruolo sulla Libia, così la Casa Bianca prova a ricucire con Roma dopo il nuovo attacco di Trump

Dopo settimane di scontro, l’ipotesi di affidare a Italia e Turchia la stabilizzazione e lo sfruttamento delle risorse di Tripoli

2 minuti di lettura

ANKARA – «Dobbiamo assolutamente ricostruire il rapporto con Giorgia Meloni e ci stiamo lavorando. Il vertice Nato è l’occasione giusta, con qualche gesto formale, ma anche concreto. Un’idea sarebbe affidare a Italia e Turchia la Libia, per stabilizzarla a sfruttare le sue risorse».

L’alto funzionario dell’amministrazione Trump che condivide queste considerazioni con Repubblica fa parte dell’ala governativa che vuole ricomporre la frattura con la premier italiana, perché giudica Roma un alleato troppo importante per perderlo a causa dei meme via social, tipo quello pubblicato da Donald domenica: “Serve un ordine restrittivo” per Giorgia, come si fa con gli stalker. Dall’altra parte però ci sono diversi capi del movimento Maga tipo Steve Bannon, che ha ancora l’orecchio del presidente e una forte presa sul suo elettorato, convinti della fine del rapporto. Accusano l’ex alleata di non essere mai stata davvero dallo loro parte, e mai un ponte fra Trump e l’Europa. La sfida fra queste due componenti dell’amministrazione, con Trump giudice ultimo, deciderà a breve il destino delle relazioni con Meloni e l’Italia.

Il primo interrogativo riguarda le ragioni profonde del risentimento, perché va bene il fastidio per la mancata collaborazione in Iran, le basi negate, e magari anche l’impossibilità della premier italiana nel seguire il presidente negli attacchi contro papa Leone, ma la prosecuzione quasi quotidiana degli attacchi autorizza a sospettare che sotto ci sia anche altro. La fonte diplomatica per natura è portata a mediare, perciò suggerisce un’interpretazione singolare: «Anche quel messaggio potrebbe essere preso come un complimento. È il modo del presidente di flirtare, rivendicare di essere attraente. Capisco che possa apparire un’idea singolare, ma conoscendolo bene vi inviterei a non scartarla».

Anche se così fosse, l’effetto non è stato quello sperato. Il funzionario riconosce che la popolarità di Meloni è cresciuta, grazie allo scontro con Trump, mentre quella del capo della Casa Bianca continua a calare pericolosamente, in vista delle midterm di novembre. Anche per questo, sarebbe venuto il momento di darci un taglio. La fonte confessa di aver discusso con i colleghi italiani un gesto distensivo, che potrebbe cambiare la dinamica durante il vertice Nato, visto che già stasera Donald e Giorgia si ritroveranno nella stessa sala per la cena di benvenuto dei leader. Poi però servirebbe un po’ di sostanza, come l’annuncio dell’ambasciatore israeliano negli Usa Yechiel Leiter, secondo cui il prossimo round di colloqui fra il suo paese e il Libano si svolgerà a Roma il 15 e 16 luglio. La Libia, secondo l’alto funzionario, potrebbe offrire un’opportunità. Il consigliere per Africa e Medio Oriente Massad Boulos, suocero della figlia di Trump Tiffany, lavora per far nascere un governo unitario nell’ex colonia italiana e spinge le compagnie petrolifere Usa ad investire nel paese, come hanno già fatto ConocoPhillips e Chevron. L’Eni teme di venire penalizzata e Roma ha bisogno di queste risorse e i soldi che generano. La fonte quindi suggerisce che il presidente potrebbe dare al padrone di casa Erdogan e a Meloni la delega sulla Libia, anche come atto concreto di riconciliazione.

Nelle orecchie di Trump però sussurra anche l’ala di Bannon, che ha bocciato così l’ex alleata: «Come ho detto ormai per anni, Meloni non è mai stata un ponte per il presidente verso l’Europa. Questa era una fantasia costruita da lei stessa». E poi «le sue azioni nocive e dannose contro l’America, durante un tempo di guerra, non verranno presto dimenticate. Meloni non è un amico degli Usa e ci saranno conseguenze».

Anche nel briefing tenuto domenica per presentare il vertice Nato, alti funzionari dell’amministrazione hanno detto che ci saranno conseguenze per gli alleati che non saliranno in fretta al 5% del pil investito in difesa. Quindi hanno avvertito che la revisione del capo del Pentagono Hegseth su truppe e mezzi schierati in Europa è seria: «Non saremmo sorpresi se portasse ad un aggiustamento della postura». L’Italia è avvisata.

I commenti dei lettori