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Lo spirito della Carta e la sua matrice antifascista non vanno dimenticati

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Nella scelta del capo dello Stato non si può prescindere dai principi che da 80 anni animano e rendono ancora attuale la Costituzione
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Un documento complesso come la nostra Carta costituzionale (139 articoli più 18 di disposizioni transitorie) va letto e valutato per ciò che dice ma anche per ciò che non dice e che tuttavia traspare dal complesso delle sue disposizioni. Per questa banale osservazione mi hanno stupito, e mi sono personalmente dispiaciuti alcuni contenuti dell’intervista che il professor Sabino Cassese ha rilasciato a Concetto Vecchio, qui pubblicata ieri, lunedì 6. La competenza giuridica, in particolare amministrativa e costituzionale, del professor Cassese è fuori discussione. Da semplice cittadino mi permetto però alcune osservazioni.

Una risposta che mi ha stupito, per cominciare, è quella in cui il professore afferma: «Non si fa l’analisi del sangue a un candidato alla presidenza della Repubblica. Basta che abbia 50 anni, goda dei diritti civili e politici, e che sia eletto dal Parlamento in seduta comune, integrato dai delegati regionali...». Impeccabile ai sensi degli articoli 83 e 84 della Cos…

Un documento complesso come la nostra Carta costituzionale (139 articoli più 18 di disposizioni transitorie) va letto e valutato per ciò che dice ma anche per ciò che non dice e che tuttavia traspare dal complesso delle sue disposizioni. Per questa banale osservazione mi hanno stupito, e mi sono personalmente dispiaciuti alcuni contenuti dell’intervista che il professor Sabino Cassese ha rilasciato a Concetto Vecchio, qui pubblicata ieri, lunedì 6. La competenza giuridica, in particolare amministrativa e costituzionale, del professor Cassese è fuori discussione. Da semplice cittadino mi permetto però alcune osservazioni.

Una risposta che mi ha stupito, per cominciare, è quella in cui il professore afferma: «Non si fa l’analisi del sangue a un candidato alla presidenza della Repubblica. Basta che abbia 50 anni, goda dei diritti civili e politici, e che sia eletto dal Parlamento in seduta comune, integrato dai delegati regionali...». Impeccabile ai sensi degli articoli 83 e 84 della Costituzione, così stanno le cose. Qui però entra in gioco quello che ho chiamato il non detto, ciò che la Carta non dice esplicitamente e che tuttavia rientra nel suo spirito, ciò che la tiene gagliardamente in vita a 80 anni dalla sua promulgazione. Intendo l’animus con il quale la Carta venne concepita e scritta, l’aria che circola al suo interno e che lega i vari articoli in un insieme coerente. Quel documento risulta ancora oggi felicemente valido perché seppe mediare tra le varie forze politiche che parteciparono alla sua stesura, ne accolse gli inevitabili compromessi restando però intransigente su alcuni principi, uno dei quali è la ferma volontà antifascista più volte ribadita. È questa una delle ragioni per cui la domanda tante volte rivolta alla presidente del Consiglio “Ma lei è antifascista?”, che in alcune circostanze può risultare stucchevole o fuori di luogo, diventa invece pregnante se riferita alla Costituzione. Come ha detto Pier Lugi Bersani qualche giorno fa, il presidente della Repubblica incarna e tutela, tutto ciò che la Carta dice ma anche ciò che non dice e che tuttavia con ogni evidenza resta una sua parte fondamentale.

Nella sua intervista il professor Cassese ha citato anche un altro insigne giurista, Piero Calamandrei (1889-1956). Ha detto: « La Costituzione è il precipitato di una serie di idee che sarebbe riduttivo definire soltanto antifasciste. Per citare Piero Calamandrei, sono state “ascoltate tante voci lontane”, alcune, come la tutela del patrimonio storico artistico, normata nell’articolo 9, è figlia delle leggi del ministro fascista Bottai». Confesso d’aver trovato queste parole sorprendenti. La citazione di Calamandrei è corretta ma coglie solo in parte il suo pensiero, taglia completamente fuori quello che era il nucleo della sua etica politica. Nel celebre discorso rivolto agli studenti nel 1955, Calamandrei ribadisce il concetto della diversità delle voci ma pone anche un limite netto. Queste sue parole mi sembrano più adeguate a riassumere quello che era il suo pensiero: «Uno dei miracoli del periodo della Resistenza fu la concordia fra partiti diversi, dai liberali ai comunisti, su un programma comune. Era un programma di battaglia: Via i fascisti! Via i tedeschi!». Di questo programma di battaglia nella Costituzione è rimasta una traccia visibile che non è corretto ignorare. Le parole di Calamandrei sono nette, non possono essere ignorate né travisate. Con la grande abilità retorica che gli era riconosciuta, Calamandrei chiude il suo intervento con parole spesso (giustamente) citate che sono come un sigillo del suo pensiero: « Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione». Non ci sarebbe nulla da aggiungere a parole degne dell’oratoria classica, se non fosse per un particolare. Ogni discorso sulla Costituzione contiene o sottintende di necessità anche un punto di vista politico. La dialettica politica esprime l’arte del possibile, richiede compromessi, dissimula sotto motivazioni in apparenza tecniche o neutrali intenzioni, o speranze, d’altra specie. Non è certo il caso del professor Cassese.

Resta però lo stupore di valutazioni che per voler aderire alla lettera della Carta fondamentale, finiscono per ignorarne l’alta tenuta etica, il rifiuto netto di un’ideologia e di una pratica che portò allora il nostro paese alla rovina e che rischia oggi di ledere quelle garanzie di equilibrio istituzionale, di libertà civili, di garanzie individuali che proprio la Carta garantisce e tutela.

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